Magazine Mercoledì 24 ottobre 2001

Maroko il giostraio (III parte)

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E poi lui non vuole giocare con Dunja, lui vorrebbe accarezzarle i capelli e darle tanti baci sulla pelle morbidissima. Lui vorrebbe sposarla e portarla via, ritornare con lei a Dolac.
Nei giorni felici del luna park Maroko ha delle ore di libertà, e allora gioca nel fango con quelli della sua età. Laceri e sporchi si rotolano e urlano, a Maroko piace. Gli piace la terra, cammina scalzo e mette detriti e fango dentro le bottiglie della coca cola, fango dei posti dove va con la giostra, pezzi della strana terra italiana, un sasso di Tolè, la ghiaia di Castel Daiano. E quando fa la lotta e gli spingono la faccia cercando di non farlo rialzare (ma per gioco, non sono cattivi), sente quegli odori che gli ricordano la Bosnia (le foglie però non hanno gli stessi colori). È come se fosse ancora lì, a casa del nonno per stanare le lucertole. Poi si lava e torna alla giostra. La più bella di Parco Nord, la più frequentata. Di lontano sono tanti neon rossi blu gialli e bianchi che prendono vita a intermittenza. È la festa dei bolognesi il sabato sera, il venerdì e anche la domenica pomeriggio. Vengono tutti, arrivano in gruppo appena all'imbrunire, amici e famiglie.
Orecchini lunghi, giacche di pelle con le frange e tatuaggi. Ragazze che arrivano dalla provincia ondeggiando su zeppe altissime. Plastica, brillantini e mascara per i capelli che ha macchiato un po' anche la fronte, coppie di mezza età con tailleurini e foularini. Un po' Rimini, un po' Mirabilandia, un po' Sexylandia. Tutto. È quel tutto che piace a Maroko che ha conosciuto solo il niente.
Si lascia inebriare. Conta quanti passi ci sono dalla zona giostre alla grande pesca e poi a quello che vende i panini con la salsiccia. Cento passi su una gamba sola fino alla ruota gigante e trecento all'Hula hop. Dietro c'è la ferrovia coi treni che illuminano la notte e occhieggiano ai neon. È tutto lì il mondo, sta a parco Nord. Cavalli e astronavi che girano al suono di Raoul Casadei mischiato a vecchie melodie che nessuno capisce, che nessuno ascolta. L'aria della notte è spessa e porosa, poche stelle che appaiono e scompaiono. Piccole e rade come brufoli lucenti. Da lontano sembra un presepio e le luci delle giostre sembrano quelle che si mettono dentro le case di sughero, come fa sempre il prete della zona, don Serafino, che è una brava persona e non ce l'ha con gli zingari, anzi li aiuta, se può.

di Daniela Carucci

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