Bob Wilson a Genova - Magazine

Attualità Magazine Venerdì 19 ottobre 2001

Bob Wilson a Genova



Approfittando del quarto d’ora di ritardo accademico, intervistiamo François Burkhardt. Docente all’università di Heidelberg, ex direttore del Centro Pompidou ed ex direttore del mensile Domus. È un signore tedesco, alto e distinto, parla perfettamente italiano, con un lieve accento straniero, non necessariamente traditore della sua madrelingua. È qui, con la moglie Linde, anche lei professoressa, per presentare, insieme all’amico Bob Wilson, un video sullo spettacolo in onore dei 70 anni della rivista Domus, (1998).

Dopo anni di svariate attività ai massimi livelli, oggi di cosa si occupa? Segue i giovani?
Sì, mi occupo di due cose. Sono professore universitario e in questo ruolo cerco di stimolare i giovani e portargli indicazioni culturali che possano utilizzare per la loro vita. Si tratta di creare i presupposti per l’emancipazione, ovvero spingerli ad uno sviluppo che li renda indipendenti. La seconda attività la svolgo all’interno della Design Labor a Brema. Un istituto che mette in contatto giovani talenti con le industrie e i grandi designer. La qualità di ognuno di questi giovani viene messa al servizio di un design sempre diverso e non basato su fattori di produzione economica.

Qual è la sua missione nei confronti dei giovani?
Fargli capire cosa si intende per qualità culturale e artistica e dargli i mezzi per capire come ci si arriva.


Gira voce che il programma sia cambiato, mi avvicino per sapere in che modo e scopro che l’intervento di Robert Wilson è stato spostato alla mattina. Peccato, per tutti quelli che leggendo il programma, ora non sono qui.
Comunque, il regista americano e star indiscussa di questo convegno arriverà tardi e sarà preceduto dagli interventi di Robert Abirached, professore emerito all’Università di Parigi, e Lella Costa. Abirached ragiona, in francese, su come il teatro si sia adattato nel tempo a vari cambiamenti rimanendo in una certa misura sempre se stesso; su come possano essere limitanti le operazioni di sponsorizzazione e mecenatismo; e infine sul fatto che il teatro massificato significhi solo una diffusione attraverso mass-media.
E’ il turno di Lella Costa. “Mi alzo”, dice, “perché il teatro si fa in piedi. Esiste infatti una fisicità del discorso”. Da attrice prende un ritmo rapido da palcoscenico e ben presto viene ripresa dalla “direzione”, che le chiede maggior lentezza per permettere alle traduttrici di non impazzire. Lei ripete “Sono un’attrice, questo è il mio tempo, andate più veloce a tradurre”. “Ad un certo punto il teatro comico è diventato custode della cultura della società e della sua memoria. E' bizzarro però, forse, questo sta dentro la novità delle forme produttive del teatro".

Brevemente Alberto Abruzzese, sociologo, docente e preside a Roma alla Facoltà di Scienza della Comunicazione, presenta il tema della giornata e il suo ruolo di coordinatore, per lasciare poi il “palco” alla proiezione del video di Bob Wilson, che nel frattempo è silenziosamente arrivato.

A fine proiezione, Wilson dal piccolo pulpito comincia il suo ragionamento partendo da lontano: “Ho studiato Business Administration in Texas, poi Architettura a New York. Sono cresciuto in una città dove non c’era né teatro né musei. Ho cominciato a lavorare con bambini celebrolesi, come assistente sociale e consulente. Con anziani e bambini in aree depresse, in ospedali, con persone paralizzate. In quel periodo incontrai un ragazzo muto e sordo, che non era mai andato a scuola, e non conosceva le parole. Stavano per metterlo in un istituto. Andai in tribulnale e lo adottai. Era il 1967 e io ero un uomo single. Venne a vivere con me. Grazie a lui costruii il mio primo spettacolo di 7 ore, muto. I miei interessi per l’architettura, le arti visive, la pittura, ma anche per gli aspetti umani della società e gli altri ambiti disciplinari, mi permettono di fare del teatro, un luogo dove le discipline si incontrano e hanno uno scambio.
L’intervento di Wilson è intenso e preciso. Lui è alto e rigido in un completo grigio scuro. Modula la voce con grande abilità per spiegare il suo modo di lavorare e disegna strutture.
Dopo di lui, la giornata, un po’ scoordinata negli arrivi e negli interventi, si è chiusa, così come si ha l’impressione si sia aperta, solo sulla sua "performance".

Il pomeriggio è dedicato al “teatro d’impresa” un’esperienza giovane in italia, che viene dal Quebec e già attiva in Francia. E’ un modo nuovo di affrontare i problemi delle grandi aziende. Dalla prospettiva di Anna Merlo, della Bocconi, esiste anche un altro fenomeno, inverso a quello denominato “teatro d’impresa”, che è il “management culturale” ovvero dotare una professionista dell’ambito artistico culturale degli strumenti e dei comportamenti tipici del manager d’impresa. Cultura ed economia non sono più due discipline ostili ma integrate e disposte a scambi reciproci.

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