Prima giornata di Fuori Scena - Magazine

Attualità Magazine Giovedì 18 ottobre 2001

Prima giornata di Fuori Scena




Prima i teatranti, con la loro musica, i costumi e i trampoli. Poi, la formalità di una sala: sulle numerose sedie il pubblico, di fronte i relatori del convegno. A turno si alzano per andare, come sacerdoti, a parlare da un piccolo pulpito. È il rito del teatro: ci sono gli attori, gli spettatori, gli applausi, occorre il silenzio, mentre la scenografia è quella naturale dello splendido e desolato Palazzo della Borsa. Ma non c’è finzione, o meglio c’è nella forma, non nel contenuto, che tende invece alla verità o almeno a definirne una, tramite le conoscenze singole e il dibattito che propongono.

Il primo intervento, tra i saluti, è quello dell’assessore alla cultura del Comune di Genova, Ruggero Pierantoni. Propone una riflessione sulla necessaria relazione fra teatro e denaro, ponendo la questione in termini di sincronia e diacronia. Segue l'intervento del padrone di casa, Paolo Odone, Presidente della Camera di Commercio. Parla della nuova piazza, De Ferrari, da poco restituita alla città, del ruolo che potrebbe recuperare nel futuro riproponendosi come “Agorà”. Al posto del Ministro Giuliano Urbani, parla Alain Elkann che, riportando il pensiero del ministro precisa, “non Ministro dello spettacolo, ma per lo spettacolo”. Chiude la parata dei saluti, più variopinta del solito negli interventi, Vincenzo Lorenzelli, Presidente della Fondazione Carige, che racconta il progetto “Laicizzazione delle muse”: un recupero della tradizione culturale ligure, che ci rende noti nel mondo, da mettere a confronto con il presente.

Grande assente, il coordinatore scientifico del convegno, Omar Calabrese, costretto a rinunciare alla giornata per motivi di salute. Introduce Ugo Volli che, in qualità di docente, presenta, forse con un qualche imbarazzo, una vera e propria relazione sul tema “teatro e mass-media”. Si interroga sul concetto di "mezzo di comunicazione" e sulle sue varie definizioni, portando il pubblico a riflettere su vari esempi e alternative del concetto stesso, tra cui emerge una considerazione, che è sotto gli occhi di tutti: il telefonino è un mezzo di comunicazione di massa quando ci fa ricevere, insieme a molti altri, un SMS da Tim o Omnitel... Il professore passa poi a fare un escursus sulle origini del teatro e delle circostanze che ne fanno un fenomeno culturale specifico e non universale, non condiviso da tutte le culture, ma riconoscibile anche nelle sue forme meno passibili di definizione come il teatro Kabuki giapponese o il Katali indiano. Due premesse che portano lo studioso a concludere come i mezzi di comunicazione di massa siano in verità antichissimi, e possano essere rintracciati all’epoca della prima recita orale di Orazio, e al momento storico che precede la scrittura. Tra i mass-media il teatro si pone come "prototipo". Un modello che emerge al fianco del concetto e della pratica della democrazia. A differenza di altri mezzi di comunicazione, il teatro da voce a più parti, nella maniera più convincente, dando vita ad un fenomeno di rispecchiamento reciproco tra chi è in scena e chi è in platea, per questo il teatro è "naturalmente" politico. È il luogo del rispecchiamento dei conflitti sociali, in carne e ossa. Volli conclude, sottolineando che di fronte alle nuove tecnologie non necessariamente muoiono le vecchie. E porta ad esempio la scrittura a mano o la conversazione faccia a faccia, per ribadire che la funzione del teatro è garantita dalle sue caratteristiche più intime: polifonicità e mimesi.

Alla fine dell'intervento di Volli, cambiano le convenzioni e da convegno, la seduta diventa un talk show, a cui partecipano Arnaldo Bagnasco, Volli nella figura di moderatore, Gioachino Chiarini, Antonio Audino e Emanuele Luzzati. Senza più peregrinaggi al piccolo pulpito, i "relatori" si alternano comodamente seduti nelle loro poltroncine.

Bagnasco traccia in breve la sorte dei rapporti - ottimi - tra cinema e teatro e di quelli, inizialmente, onorevoli tra TV e teatro poi caduti in disgrazia per mano della stessa TV. Divenuta generalista, quest'ultima punta su violenza e sgradevolezza dei comportamenti. Per Bagnasco l'unica possibilità è che il carisma che la TV ha asportato dal teatro, e in particolare quello degli attori, venga restituito. Perché il teatro in TV è possibile come dimostrò la Filumena Marturano di Eduardo e, più di recente, il Vajont di Paolini. Audino e Chiarini parlano dell'esistenza e della necessità di fare il teatro, il primo commentando sull'urgenza di una messa in scena de La morte di D'Anton al Festival di Avignone, l'altro raccontando una felice esperienza di teatro tra giovani liceali in un paesino della Toscana. Chiude Luzzati, con un intervento sull'artigianato del teatro, e su quel café sotto il Palazzo della Borsa, che si chiamava La Borsa di Arlecchino, dove imparò a fare la nuova scenografia su testi di Ionesco, Jenet , Beckett.

Potrebbe interessarti anche: , La modernità nel mondo dei piatti doccia , Veicoli commerciali: tutti i vantaggi del noleggio , Volotea e Dante Aeronautical progettano un aereo ibrido-elettrico per brevi rotte , Volotea festeggia i 25 milioni di passeggeri con Viaggio su Marte e offerte , Offerta di lavoro: mentelocale.it cerca giornalisti e web content editor