Magazine Sabato 13 ottobre 2001

A Genova..... una mattina

Come tutte le mattine, prima di uscire, Carlo spalancò l’unica finestra del monolocale dove viveva ormai da sette mesi dopo l’ultimo litigio con Anna, la sua “compagna”.
Quaranta metri quadri in pieno centro città, parquet ovunque, 500 mila al mese…..un vero affare!
L’aria nonostante la giornata piovviginosa entrò calda e prepotente nella stanza, facendo cadere dal comodino l’unica foto di Alice, la figlia ,che vedeva ogni quindici giorni per tre ore.
La cornice di terracotta che racchiudeva la foto andò in frantumi…..erano già le sette e mezza, doveva arrivare al lavoro entro le otto.
«Stamattina sono in ritardo» pensò tra sé.
Prese la scopa e riunì i cocci sparsi senza peraltro raccoglierli.
Anche la colazione, quella mattina, non lo aveva soddisfatto granché.
Il latte aveva uno strano sapore, tanto che,mezza tazza era ancora piena, l’unica farfallina che svolazzava nella stanza vi era finita dentro, annegando.
«Devo abituarmi a controllare le scadenze dei cibi». Uno strano disturbo intestinale lo colse.
Non aveva più tempo per sedersi sulla comoda tazza del bagno leggendo il quotidiano acquistato durante la notte nell’unica edicola aperta.
Voleva sapere prima degli altri, le ultime notizie, sull’imminente attacco USA contro i Talebani.
«Se il buongiorno si vede dal mattino oggi è meglio che non esca di casa». Pensò tra sé.
«Una colazione di merda, fuori piove e…. quest’aria calda, chissà da dove arriva».
Accostando lo stipite della finestra, guardò fuori.
«Genova è proprio bella! Anche con la pioggia così fitta». Si intravvedevano, laggiù verso il mare, le navi in porto e i campanili delle cattedrali che sbucavano oltre i tetti dei carruggi.
«L’ombrello devo averlo lasciato in macchina».
«Boh! Il tabacchino e il bar sono ancora chiusi, non si sente neppure il solito profumo di briosce calde arrivare dal vecchio forno. Ma che ore sono?».
Guardandosi allo specchio incontrò lo sguardo di un viso arrossato, il collo quasi gonfio.
«Tutta colpa di quel cavolo di dopobarba che ho preso al supermercato, ma perché non vado in profumeria!?».
Dalla sottile parete che divideva il suo appartamento da quello del vicino, giungevano le note di una melodia maghrebina…… l’aria calda, quella musica, lo strano silenzio, la farfalla annegata nel latte…
Non vedeva l’ora di uscire di casa, l’aria si era fatta pesante… e poi non trovava le chiavi dell’auto.
«Dove avrò messo le chiavi?» si chiese.
«Certo che se continua così questo mal di pancia, dovrò farla per strada!».
Rovistò qua e là. Le chiavi cadendo dai pantaloni erano finite sotto il letto.
Chinandosi a raccoglierle avvertì uno strano senso di vertigine e nausea.
«Che mattinata!» pensò tra sé. Diede uno sguardo alla stanza e alla foto di Alice.
Prese il quotidiano che non era riuscito a leggere.
«Ma gli americani avranno attaccato?».
«Certo che quel dopobarba!?».
Questi furono gli ultimi suoi pensieri.
Mentre la radio del vicino, interrompeva le trasmissioni, Carlo cercò di aprire la porta di casa, non riusciva ad afferrare la maniglia. Si ritrovò in ginocchio, assalito da insistenti conati. Dapprima vomitò tutto il latte, poi sangue.
Al di là del muro, la radio del vicino stava trasmettendo un comunicato straordinario.
Ormai non sentiva e non vedeva più nulla, il quotidiano cadde a terra, insieme al suo corpo, rivelando il contenuto della prima pagina.
Nel silenzio di quella giornata d’autunno genovese la calda voce di uno speaker annunciò: “A seguito dell’attacco USA alle basi dei Talebani in Afghanistan alcuni terroristi arabi hanno lanciato ordigni chimici e batteriologici in alcune città europee. Per quel che riguarda l’Italia ci giungono segnalazioni da Milano, Napoli, Roma, Palermo e….Genova. Non uscite di casa! Non aprite le finestre!..... ripetiamo: non aprite le finestre!....”.

Gianni Morando

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di Donald Datti

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