Magazine Venerdì 12 ottobre 2001

Orengo: note a piè di pagina di un'anima

«Questo libro è indisponente, perché si dispone male in libreria, se lo mettete nella fila di libri ve la scombina tutta. Ma dentro è estremamente disponibile: ci sono luoghi che appartengono a Orengo, e lui ve li regala». Parla di “geografia dell’anima”, Maurizio Maggiani, presentando Terre blu. Sguardi sulla riviera di ponente di Nico Orengo, edito dal Melangolo. E specifica: «Questo non è nemmeno un libro. È un oggetto letterario, c’è molta letteratura dentro, ma è soprattutto un album. Un bell’album».

Un album, secondo Maggiani, è un luogo dove si ricompongono, si manipolano i ricordi: «Quando appiccicate una foto è già un ricordo. Ma quando andate a rivederla, quella persona o quel luogo sono diversi da quando avete scattato la foto: sono diventati luoghi e persone della vostra anima, ne siete padroni assoluti. A quel punto forse sarebbe meglio non incontrarli più nella realtà, perché ne restereste delusi».

È un’operazione molto intima, quindi, quella portata a termine da Orengo con questo libro: «Quando si scrivono romanzi o poesie si ha sempre un po’ di imbarazzo a usare “l’io”. In questo caso è diverso, è naturale raccontare in prima persona: in un certo senso Terre blu è una specie di lunghissima nota a piè di pagina a quello che ho scritto finora».

Parla delle “piogge tiepide e rassicuranti di ottobre”, del mare liberato dai turisti, di una terra “dell’uno”, dove tutto si misura secondo l’unità di misura minima: una foglia di basilico, un gambo d’insalata, segno di una “dignitosa povertà del dopoguerra”.

Parla dei paesi della sua riviera, con un po’ di timore:«Forse non bisognerebbe parlarne, per salvarli. Ho quasi paura che a forza di fare un nome lo si consumi. Guardate le foto, sono molto belle, forse troppo: rappresentano una Liguria che non c’è più. Se si sposta l’inquadratura di uno o due millimetri si scopre sicuramente qualcosa che non va». Anche per questo motivo si parla di un album e non di un libro: «L’album dà un’idea di movimento. Il ricordo dell’album non è immutabile, ma ha un inchiostro di avvicinamento a quello che si vorrebbe fosse definitivo».
di Donald Datti

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