Le idee culturali di Vincenzo Lorenzelli - Magazine

Le idee culturali di Vincenzo Lorenzelli

Attualità e tendenze Magazine Venerdì 12 ottobre 2001

Magazine - Gli uffici della presidenza della Fondazione Carige sono al decimo piano. Ci si arriva con un ascensore riservato. Una volta entrati, sotto le "gonne arricciate" delle tende a pacchetto, si intravedono le navi e il mare. Si tratta di una specie di "stanza volante", che domina gran parte della città, e che, con il caldo, può anche diventare una serra.
Il Presidente, Vincenzo Lorenzelli ci accoglie con il sorriso, senza fretta. Con il garbo e la disponibilità di altri tempi ci racconta com'è .

Come nasce il progetto “Laicizzazione delle muse”?
È un’idea di due anni fa. Parlando di Genova come città europea della cultura nel 2004, sostenni che sarebbe stato bello riuscire ad organizzare qualcosa di visibile promosso da noi. Lanciai un’idea: quattro grandi convegni, su quattro settori della cultura, nei quali Genova e la Liguria abbiano presentato caratteristiche di eccellenza. La scelta del teatro come primo argomento venne di conseguenza.
Dopo Milano, Genova è considerata la seconda città italiana per il suo livello teatrale, (teatro di prosa). Sia per le qualità artistiche che per il numero dei teatri, ma anche, devo aggiungere, per la sensibilità del pubblico.
Con questo progetto quadriennale si voleva evitare che il 2004 diventasse un’ulteriore occasione, anche lodevole, di abbellimento della città (come sono già state le Colombiadi e il G8). Un convegno come quello che abbiamo organizzato, costa tra i sei e i settecento milioni è dunque un contributo di valore. Volevamo anche evitare di prendere parte ad iniziative o manifestazioni slegate tra loro.
Comunque siamo sempre disponibili a collaborare e in accordo con altri enti parteciperemo senz’altro a qualche altra iniziativa per il 2004.
Per ora, mi auguro che riceveremo qualche soddisfazione da questo convegno.

Quale altra musa sarà selezionata per il convegno del 2002?
Non abbiamo ancora affrontato l’analisi degli altri settori.
La mia idea personale è che la Liguria abbia dato un contributo non indifferente alla poesia italiana, senza neanche bisogno di fare nomi (Montale, Sbarbaro, etc.). Un altro settore della cultura in cui la nostra regione ha dato molto, e che, forse, come mia scelta farà storcere il naso a qualcuno, è quello dei cantautori. Oggettivamente è una forma artistica ed espressiva, una forma di musica e poesia di un livello culturale di tutto rispetto. Il terzo ambito artistico-culturale, potenzialmente interessante, è l’architettura. Genova è sicuramente tra le capitali dell’architettura mondiale, ma rischia di essere un argomento un po’ sfruttato.

Sempre più spesso si dice che il mondo economico tende ad inglobare tutto, compresa la cultura. Quali sono gli aspetti positivi, quali i negativi di questo processo ormai innescato?
Cultura ed economia sono sempre andate di pari passo. Una volta c’era il mecenatismo.
La cultura è una dimensione intellettuale che, di per se’, non assicura la sua sopravvivenza. Tuttavia, anche se non produce direttamente denaro, la cultura può produrlo indirettamente come fenomeno di ricaduta, che può rappresentare un valore aggiunto di grande vantaggio. Gli investimenti culturali dei nostri avi, ci garantiscono oggi delle possibilità di godimento artistico che, se aggiunte all’innata dote climatica e paesaggistica del nostro territorio, ci danno subito la spiegazione del suo indiscusso successo turistico.

Che teatro ama Vincenzo Lorenzelli?
Il teatro classico.
In gioventù ho anche praticato il teatro. Ad un certo punto avevo persino accarezzato l’idea di dedicarmici professionalmente (come attore).Quello che mi è rimasto è l’amore per quel teatro che ha la scenografia molto curata, perché quando cominciai a lavorare lo feci per Lucchino Visconti.
Ce l’ho un po’ su con il teatro contemporaneo, che ha ridotto la scenografia a puri simboli. A me piace Cechov.

Da quasi due anni la Fondazione Carige ha una sua rivista, “Fondazione Informa”. Che funzione ha e che successo ha avuto?
Va molto bene. In origine è stata creata per assicurare la trasparenza e il contatto con la società civile, al cui servizio noi lavoriamo. È uno strumento, non una rivista di contenuti. Tuttavia, la cura che gli hanno dedicato coloro a cui l’abbiamo affidata (direttore Nino Gotta, redazione Rita Testa, Riccardo Grozio, Carla Maccaferri), l’hanno trasformata in una vetrina di attività culturali e dossier per cui ci è invidiata dalle altre fondazioni.

Che distribuzione ha ?
Ha una tiratura di 15.000 copie. Viene inviata a tutte le istituzioni, ai professionisti, alle associazioni e a chiunque la richieda. “Fondazione Informa” resta comunque uno strumento che contiene la modulistica, le istruzioni per la presentazione dei progetti e i nostri piani. Però non è solo questo.


Nelle immagini Lorenzelli, Presidente della Fondazione Carige.

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