Magazine Mercoledì 26 settembre 2001

Enrico Ratto autore di Vicoli

Magazine - Da maggio nelle librerie.
Domani giovedì 27 alle ore 18 al Porto Antico alla Libreria Rizzoli.
Chi?
Enrico Ratto.
Presentato da Raffaella Grassi (giornalista del Secolo XIX), l'autore e il suo romanzo Vicoli domani live.
L'abbiamo intervistato per conoscere alcuni dei segreti della sua scrittura.

Tra le informazioni che si trovano nella tua biografia, ce n’è una curiosa. Si dice che scrivi testi per una rivista di bricolage. Cosa si scrive per una rivista di quel tipo?
Si spiega come montare un mobiletto del tipo che si compra all’Ikea. Questo tipo di scrittura può essere un’iniziazione al giallo. È una scrittura con regole ben precise: mettere tutto in venti righe, sintetizzare, scegliere bene termini e frasi. E poi, non saprai mai come andrà a finire, se non nelle ultime cinque righe.

Tra i generi letterari, come è venuta la scelta del noir?
È stata casuale. Il genere è solo un contenitore. Una volta che hai in mano una storia cerchi il contenitore più adatto per quelle vicende. Il genere rimane un pretesto. L’investigazione è solo un filo conduttore e non un elemento essenziale. Il punto era inserire una serie di vicende del tutto personali e alcuni spunti autobiografici in una storia.

Stiamo parlando della versione moderna del genere?
Sì, di una forma che si discosta molto dal giallo tradizionale all’Agatha Christie. Il noir moderno non cerca il finale col botto, ma piuttosto raccontare vicende reali.

Come ti rapporti con il protagonista di Vicoli, Fermo?
Lui è un po’ il mio alter ego, ma anche personaggio autobiografico. Per esempio, nel romanzo, l’incontro con i tre ubriachi sul treno, oppure quello con Margherita, sono vicende autobiografiche. A queste, subentra il protagonista che si comporta come si comporterebbe l’autore, cioè io, se fosse in quella stessa situazione, e allora parla con le mie parole.

Prossimo racconto, romanzo o avventura letteraria?
A dicembre esce un mio racconto, La fuga sulla pubblicazione Emme – Rivista del mistero. Ho preso spunto come per Vicoli da un fatto di cronca, il caso della Uno Bianca. Racconto la fuga di Savi da Bologna fino ai confini con l’Austria.
In progetto ho l’idea di far crescere Fermo, il protagonista di Vicoli, insieme al suo autore. Secondo alcune critiche, il mio personaggio è a tratti infantile e ingenuo. Queste caratteristiche non sono necessariamente negative. Io trovo che l’ingenuità di Fermo sia legata ad un’infantilità presentata in diretta, live. Stiamo parlando di uno scrittore ventenne che scrive di un personaggio altrettanto ventenne. La sua evoluzione comunque potrebbe portarlo lontano da Genova e soprattutto portarlo a contraddire alcuni tratti della sua personalità e del suo parlare.

In quale tipo di scrittore ti riconosci?
Credo che non esista più lo scrittore che se ne sta a casa sua e, da lì, scrive di realtà che non conosce, o non vive. Piuttosto, esiste il narratore che vive e racconta il luogo in cui vive, la gente che incontra e tutto quello che gli sta intorno. Proprio come fa un giornalista.

Hai mai pensato di scrivere per il teatro?
No. Però Vicoli si avvicina molto ad una sceneggiatura cinematografica. Il pensiero arriva al lettore attraverso l’azione o il dialogo e non via elucubrazioni varie.

Come fai conciliare la tua attività di scrittore con l’università? Sono ambiti diversi o s’intersecano?
In generale, di quello che si impara all’università, poi, servono solo alcune cose. Comunque, devo dire che incontro tutta una serie di pensatori che, nella maggior parte dei casi, hanno vissuto le vicende e le situazioni che indagano. Questo si ricollega al discorso sul giornalismo e al fatto che il noir sia in effetti un tipo di giallo sociale. Dunque, devo ammettere che trovo ottimi esempi in una facoltà come quella di Sociologia.

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