Magazine Mercoledì 26 settembre 2001

Calexico... (III parte)

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Antonio prese il telefono.
Dagli schiamazzi e dalle risate Edda doveva essere ad una festa.
“Papi! Ciao! Che combini?”
“Edda ehm…Ti diverti sento, la mamma è con te?” Era già pago di sentire la sua voce. La giovane adolescente infatti viveva ormai da due anni a Torino con la madre e Ugo. Commercialista affermato.
“Papi! Ma io sono in barca a vela con Aldo.Penso che la mamma sia ancora in Sardegna…Hai provato a chiamarla sul telefonino?”
Aldo?
“No, non ci avevo pensato, in realtà sto ancora lavorando. Faccio le nottate, una noia…” La verità è che passava molto più tempo con il suo caporedattore che con Edda. Troppo tempo in più.
“Edda, senti, ma tu li conosci i Calexico?”
Pausa.
“In Messico? Ma che dici sono in Costa Azzurra!”
“C-A-L-E-X-I-C-O! Calexico.”
Si sentì la ragazza che copriva il ricevitore mentre domandava a qualcuno se li conosceva.
Antonio sbuffò.
“No papi, non mi dicono niente…Ti devo salutare stiamo entrando in rada.”
Avrebbe voluto dirle un sacco di cose, di cui molte tra l’altro banali ma gli fu concesso solo un rapido saluto.
Se ne andò in cucina a preparasi un riso bollito e un insalata di pomodori.
Cenò sul divano del soggiorno mentre la frontiera risuonava ancora sul vicinato.

La nottata in redazione passò senza grandi emozioni, pura routine. Nonostante tutto Antonio non riusciva a togliersi dalla testa il vicino di casa, un vicino tanto vicino ai suoi gusti, non solo musicali. Sicuramente con la sua stessa predisposizione a viaggi verso posti dimenticati da Dio: la frontiera che separa la città da quello che è così difficile affrontare…L’ ignoto, la paura di non avere più alcun tesoro con sé. Il rischio di mettere la freccia a destra e di prendere una strada sterrata per chissà dove.
Antonio aveva lo sguardo perso sul monitor davanti a sé che lampeggiava come per dirgli di riprendersi e di andare a casa. Erano le sette e mezzo del mattino e lui praticamente, era rimasto tutta la notte ad inoltrare trafiletti locali senza alcuna importanza. Almeno per le sorti dell’ umanità. In cuor suo avrebbe desiderato tanto invece scrive un articolo sul misterioso appassionato di buona musica. Un personaggio che potrebbe essere il nostro vicino di casa. Uno che incrociandolo per le scale mostrerebbe la faccia più inespressiva del mondo.
Si alzò stancamente per andare a casa. Si sentiva vecchio ed indolenzito come se avesse passato gli ultimi quindici anni a quella scrivania. Cosa non molto distante dalla realtà. Una volta a casa si buttò sul letto e dormì profondamente fino a mezzogiorno. Fu svegliato dalle spazzole che strusciavano sul rullante di una batteria.
Un ritmo pigro e lento che lui conosceva molto bene. Basta. Era ora di andare a conoscere il coinquilino misterioso.
Discese velocemente le scale e trovandosi di fronte alla porta del lavavetri al primo piano fece uno squillo di campanello. Un bel rischio affrontare un personaggio simile con così poche argomentazioni. Ma chissà, forse il ragazzo avrebbe apprezzato la sua franchezza e lo avrebbe invitato ad entrare. Si sarebbero bevuti una birra dopo l’altra ascoltando l’intera discografia dei Calexico.
Solo dopo la terza scampanellata, Antonio si convinse che o non c’era oppure che il lavavetri non aveva voglia di visite inaspettate, specialmente da coinquilini curiosi ed impiccioni. A malincuore continuò a scendere le scale, ripromettendosi di cercarlo più tardi. Si trovò in strada incerto sul da farsi. In fondo che poteva importare? Perché darsi tanta pena per una storia simile?
Senza riflettere, entro nel portone di fronte, inerpicandosi verso l’appartamento della signora Maria. La moglie del macellaio doveva essere in casa: aveva visto dei movimenti dal suo terrazzo. E se avesse aperto il marito, che gli avrebbe detto?“Ehm, buongiorno sono il vicino del palazzo di fronte, mi domandavo se lei o sua moglie o perché no, forse entrambi, siete amanti di musica folk americana con forti venature western ed un pizzico di marriachi?”
Immaginava la faccia del macellaio innanzi ad una simile presentazione: o lo avrebbe mandato a quel paese o peggio, avrebbe pensato che fosse uno spasimante della moglie che improvvisava trovandosi di fronte al marito.Avesse almeno avuto la certezza della provenienza della musica…Sarebbe andato a colpo sicuro. Ma da quando si era trovato in strada, nel quartiere non si era sentito altro che il solito vociare di tutti i giorni.
Una volta arrivato in cima alle scale era tutto sudato ed ansimante e non si sentiva affatto presentabile.

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