Magazine Mercoledì 26 settembre 2001

Calexico... (II parte)

Magazine - prima parte Leggi l'articolo

Al piano di sotto invece abitava un non ben definito numero di arabi che ascoltavano musica Rai tutto la giornata. Quel giorno però non cucinavano cus-cus. Chissà poi per quale ragione conosciamo e soprattutto riconosciamo all’olfatto solo il cus-cus della cucina araba. Sarebbe come dire che se a Parigi senti odore di pummarola, sicuramente da qualche parte c’è un gruppo di italiani intorno ad un tavolo che vociano rumorosamente. Luoghi comuni. Beh è anche vero che gli italiani vociano sempre intorno ad un piatto di spaghetti alla pummarola. Sarà il potere della pummarola.
Comunque mentre la sinfonia della vita faceva il suo corso, Antonio si accorse che dai piani bassi del suo palazzo proveniva una specie di litigio. Per la precisione il lavavetri del primo piano stava imprecando contro due tossici che si accapigliavano in strada. Ecco, il lavavetri si che era un personaggio. Tutte le volte che il cronista lo incontrava per le scale, doveva assolutamente stare attento a non incrociare il suo sguardo per non farsi saltare agli occhi.
Quando l’ inquilino del primo piano chiuse la discussione con un violento colpo di persiane, Marietta si avvicinò timidamente al suo datore di lavoro.
“Signor Antonio io vado, torno mercoledì.”
Lui la congedò chiedendosi se non fosse stato troppo insistente con la storia del tavolo di noce. L’immagine della zia lo rassicurò.
Finalmente solo, accese lo stereo e tornò ad accomodarsi sulla poltrona.
Le calde note dei Calexico lo rilassarono. Quando la tromba incominciò a svolazzare placida, Antonio si addormentò.
Lentamente sentì di uscire dal suo corpo e planò sopra il quartiere in un cielo terso e blu. La grande città, ora però, era completamente circondata dal deserto anziché dal mare davanti e dalle montagne dietro. Un'unica tavola bianca circondava il nugolo di casette minuscole. Alzando gli occhi, notò che solo una strada bianca univa l’agglomerato con la linea dell’orizzonte.
Avvicinandosi, scorse una vettura che la percorreva, macinando rapidamente chilometri su chilometri. Era una cabriolette rossa con le luci posteriori incastonate su due alettoni demoniaci. Sembrava una fuga.
Ma chi fuggiva dalla città?
Con poca fatica Antonio riuscì a raggiungere il mezzo. Sorvolandolo alla sua stessa velocità riuscì finalmente a vedere chi c’era nell’abitacolo. Era lui stesso che guidava la vettura, o meglio una seconda proiezione di stesso. Soltanto che di fianco al posto del conducente vi era una piccola figura accoccolata. Sua figlia Edda.
Eppure quell’immagine aveva qualcosa di inquietante, di sbagliato. Finalmente avvicinandosi all’automobile comprese. Edda era completamente ricoperta di polvere. Nonostante l’aria e la velocità la giovane era tutta opaca e grigia, dal viso ai sandali, di un terribile velo grigio.
Il giornalista urlò e si svegliò.
Il sole stava calando sui tetti. Il brusio fuori era notevolmente diminuito e la musica continuava a permeare l’ambiente. Soltanto che era strana, diversa, sfocata.
Si avvicinò allo stereo di casa e vide che il cd non stava girando nel lettore. Corse alla finestra e finalmente comprese. Qualcuno dei sui vicini stava ascoltando lo stesso disco che lo aveva fatto appisolare.
Ma Hot rail dei Calexico era un lavoro troppo particolare perché potesse essere apprezzato dal suo vicinato. Non che fosse razzista, certo, solo che chi mai poteva ascoltare un duo dell’Arizona specializzato nel mixare i più diversi generi musicali?
Lui stesso li aveva scoperti un anno prima, grazie ad un collega della rubrica musicale; glieli aveva caldeggiati presentandoglieli come uno dei gruppi più innovativi degli ultimi anni. In realtà di veramente innovativo non avevano un gran chè. La peculiarità dei Calexico era in realtà la virtù di saper miscellare insieme il folk americano, i marriachi, il tex mex, Ennio Morricone e il post rock.
John Convertino e Joey Burns sapevano ricreare le atmosfere torride della frontiera messicana, raccontando storie disperate di minuscoli villaggi persi tra il deserto e la grande strada ferrata. Narratori dei bordi, poeti di chi viveva una vita da comparsa.
Non era molto credibile che qualcuno dei suoi vicini potesse apprezzare questi sottili piaceri della vita. Non si immaginava proprio la moglie del macellaio danzare languide ballate con il marito rigorosamente in canottiera. Per non parlare del lavavetri…Ancorato a doppia catena al rock anni settanta. Quello più esoterico però.
Eppure il contrabbasso di Joey Burns tondeggiava sul quartiere, come se ci fossero stati grandi altoparlanti che sovrastavano la città.

continua Leggi l'articolo

Potrebbe interessarti anche: , La regola del lupo: un omicidio sul Lago di Como. L'ultimo libro di Franco Vanni , Il gusto di uccidere, la Svezia di Hanna Lindberg. L'intervista , Il gioco del suggeritore di Donato Carrisi: intrigante favola nera in bilico tra reale e virtuale , Il Natale del commissario Maugeri, l'ultimo libro di Fulvio Capezzuoli. La recensione , Bonelli: Dylan Dog e Martin Mystere nell'Abisso del male

Oggi al cinema

Shame Di Steve McQueen Drammatico Regno Unito, 2011 Brandon (Michael Fassbender) è un trentenne di successo che vive in un confortevole appartamento di New York. Per evadere dalla monotonia della vita d'ufficio seduce le donne, dividendosi tra una serie di storie senza futuro e incontri di una notte.... Guarda la scheda del film