Magazine Martedì 25 settembre 2001

Poche parole per dire tutta la Liguria

è probabilmente la persona meno adatta alla quale conferire un premio. Perché è un uomo di poche parole, poco incline ai grandi discorsi e ai ringraziamenti ufficiali. Un vero ligure, degno rappresentante di quella terra che tanto mirabilmente descrive nei suoi romanzi. Romanzi ( , , , ) brevi, asciutti, essenziali ma dal respiro ampio quanto che raccontano (“il mare -dice Biamonti- è l’unica apertura verso l’infinito che abbiamo”). Non è tipo che indulge allo spettacolo. Tutto sommato è la persona più adatta a ricevere un premio intestato a Fabrizio De André, anche lui schivo e acuto osservatore delle cose e della gente di Liguria.

La cerimonia si è svolta questo pomeriggio a Palazzo Tursi, alla presenza del Sindaco, dell’assessore e di Arnaldo Bagnasco, presidente di Palazzo Ducale. Proprio Bagnasco ha rivelato l’aneddoto più gustoso sullo scrittore di San Biagio della Cima (nell’estremo ponente ligure): “Ho invitato tante volte Francesco Biamonti in televisione, ma non sono mai riuscito ad averlo mio ospite. Un giorno, quando ormai mi ero ritirato, mi ha avvicinato dicendomi che era pronto, ben sapendo che non avrei potuto più invitarlo da nessuna parte”.

Ma ha parlato, oggi, Biamonti. Poco, appoggiandosi a un bastone e col respiro a tratti affannoso. Ha opinato che probabilmente quel premio lo avrebbero meritato di più altre persone e ha spiegato cosa rappresenti per lui essere ligure. Ha parlato di una terra dura e di frontiera, da conquistare palmo a palmo. Percorsa, nella notte, da bande di migranti “gente ancora più disperata di noi, ammantata di tragedia, in un momento che può essere la fine o l’inizio di tutto”. Chiaro il riferimento ai recenti fatti di New York e al modo in cui potranno influire sul futuro e sullo sviluppo di una società multirazziale.

Dopo la consegna del premio spazio alla musica: la Estevez di Fabrizio De André vigilava sulla performance di un duo di giovani musicisti, Zunino e Cinquegrana, che hanno interpretato tre canzoni. L’ultima era Il pescatore, e Cinquegrana ha avuto “l’onore e la grande emozione di suonare, picchiare un poco” la chitarra di Faber.

Per concludere un breve intervento di Anna Castellano, che ha auspicato la prosecuzione del premio “che ci accompagnerà degnamente verso l’importante appuntamento del 2004, quando Genova sarà capitale europea della cultura”.
di Donald Datti

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