Vento di Ponente prende il largo - Magazine

Cinema Magazine Martedì 18 settembre 2001

Vento di Ponente prende il largo

Magazine - Vento di Ponente è la nuova Fiction di Rai 2 tutta, o quasi, genovese (di cui vi abbiamo già parlato in Leggi l'articolo e Leggi l'articolo ), che partirà ai primi di ottobre o, più vagamente, nella stagione autunno-inverno 2001-2002.
Genovesi gli attori, le comparse, i set e un po’ anche la storia. Sebbene il Format sia Olandese, la vicenda ruota intorno alle famiglie di due armatori con intrighi e complicanze, più o meno amorose, che ne contrappongono i figli innamorati, come da copione shakespeariano.
In prima serata, per ventisei puntate, ovvero tredici serate, come fosse un film per la TV, con due tempi, il serial racconterà una storia qualunque ma anche la storia di Genova.
Soltanto qualche giorno fa sono terminate le riprese e, per non perderci niente di questa impresa, siamo andati ad incontrare Alberto Manni, il regista che insieme al suo collega Gianni Lepre ha curato la regia del prodotto. Rimasto solo, in quest’ultima fase del lavoro, Alberto parla volentieri, prima di immergersi in una delle ultime giornate dedicate agli shots.

Come sono organizzate le riprese?
Giriamo per blocchi tematici. Girare a puntata sarebbe molto più oneroso. Significherebbe saltellare da un set all’altro in giro per la città per fare una giornata di lavoro.
Così invece si lavora su un arco di puntate maggiore.

Genova, dal punto di vista dei setting: qual è il migliore, quale il peggiore?
È una città molto bella, anche se nella prima parte delle riprese abbiamo un po’ sofferto per i lavori in vista del G8. Molto spesso infatti giravamo vicino ai cantieri e, essendo in presa diretta, abbiamo avuto qualche problema.
I setting belli sono più di uno. Il più bello in assoluto [ci pensa un po’]: i cantieri, con le fiamme ossidriche, un traghetto in costruzione, pezzi di nave che ti passano sopra la testa, il bacino...
Il peggiore invece è stato il mare. Giravamo su uno yacht un po’ fuori: c’era un filo di mare e hanno iniziato a vomitare tutti, dagli attori agli operatori, nessuno escluso. Facevano la fila. In piedi siamo rimasti in tre.

Quali impressioni sul cast genovese delle comparse?
Mi hanno colpito molto, positivamente. Sono stati tutti molto professionali. E hanno sempre mantenuto il grande entusiasmo iniziale.

Si può raccontare una città con una fiction TV?
Sì, si può. E poi in questo caso, parlando di cantieri navali, di armatori si parla subito anche della città.

Perché Genova e non Trieste, Livorno o Napoli?
Perché è poco raccontata ed è bella. Poi è strategicamente vicina a Milano, dov’è la produzione, e dunque offre possibilità organizzative migliori.
Trieste poteva essere l’alternativa, ma è lontana. E più complicata dal punto di vista metereologico.

Il Format originale è olandese, quali aggiustamenti sono stati fatti per la versione italiana?
In Olanda si chiama Western Wind ed è andato molto bene, sono arrivati alla terza serie. È un classico melò, in cui i personaggi entrano facilmente nel cuore degli spettatori.
Gli aggiustamenti sono moltissimi. Trattenuta la base, la drammatizzazione e la narrazione è stata impostata sui canoni del melò all’italiana. Alcune variazioni hanno riguardato i personaggi che raccontano la Genova più popolare. Dunque anche il parlato ha subito forti caratterizzazioni. Per i piccoli ruoli abbiamo sempre utilizzato attori genovesi [effettivamente alla mia destra stanno misurando il costume a Boris Vecchio, ndr], anche per rispecchiare una maggiore fedeltà linguistica.

Chi è e da dove viene Alberto Manni?
Ho un passato da aiuto regista, accanto a Duccio Tessari, Cinzia TH Torrini, Vinicius Mainardi, Sergio Cabrera, Luciano Manuzzi e Paolo Costella. Seguito da alcune regie di seconda unità. Un po’ di lavoro con Telepiù e poi sono diventato regista di fiction con Vivere, per cui sono stato il regista dalla prima puntata, circa tre anni fa. Ho lavorato ad una puntata della prima serie di Lui e lei, per Raiuno, ho lavorato alla prima serie di Sei forte maestro e alla terza serie di Una donna per amico.
Sono romano e sono arrivato a fare il regista dopo aver fatto altre esperienze professionali nella musica e nella moda.

Chi sono o quanti sono gli sceneggiatori?
Di solito si tratta di un pool di circa dieci sceneggiatori tra cui sono ripartite le puntate.

Ti piace lavorare per la TV? Quali progetti per il futuro?
Sì, la TV mi piace. È un lavoro che nel bene e nel male ti permette di aprire una porta e poi di richiuderla avendo fatto un certo percorso. In programma ho un’altra fiction di cui però non ti posso dire nulla. E un film per il cinema. Ma questo è un mio progetto: è già pronto, ma non ho il tempo per portarlo avanti. Il cinema è un obiettivo importante e proprio per questo voglio affrontarlo con i tempi giusti.

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