Magazine Venerdì 7 settembre 2001

12 ore al Festivaletteratura di Mantova

Festivaletteratura – 5° edizione
Mantova
5-9 settembre '01


Mantova è piccola e bella. Il "Festivaletteratura" è grande, sempre più grande. Decisa, ma senza fretta, la folla bramosa di cultura o semplicemente curiosa si muove sui ciottoli dalle mille sfumature marroni, verso piazze, chiostri, o palazzi. Nessuno è escluso da questa imponente e raffinata iniziativa culturale. I cittadini, dalla nonna al nipote, dalla bimba allo zio sono tutti volontari: in maglietta blu informano o assistono le decine di autori e autorità ospiti.
Dando uno sguardo al programma, ogni giorno sembra imperdibile, poi arrivando qui si scopre che è vero, non si vorrebbe rinunciare a niente.
Tra le 185 proposte delle 5 giornate di Festival, abbiamo scelto giovedì 6. Perché? Due ragioni. Primo, sarà una combinazione, o una strategica organizzazione, ma questa è la giornata più densa di nomi genovesi: Massimo Bacigalupo, Giuseppe Conte, Ernesto Franco, Paola Mordiglia, Giorgio Scaramuzzino. Il secondo motivo è la rara opportunità di incontrare un grande studioso e teorico della letteratura inglese, il palestinese-americano Edward W. Said, University Professor alla Columbia di New York.

Ognuno ha i suoi gusti in materia di letture, di libri e letterature, ma il mondo di lingua inglese, vuoi per il potere linguistico o per quello economico, alla fine riguarda un po’ tutti. A presentare Said è Massimo Bacigalupo, che in passato è stato ricercatore al suo fianco. L’incontro è gremito. Said, nato a Gerusalemme, cresciuto in Egitto, e formatosi in America è l'autore di una raccolta di memoirs, dal titolo Sempre al posto sbagliato. "Un libro necessario", spiega Said, che dal 1991 combatte contro una rara forma di leucemia ed è quindi alla ricerca dello stato di veglia per godere appieno il presente; necessario anche per recuperare una storia, la sua, che nessuno sarà in grado di ricostruire. Said ha una spiccata capacità di sintesi nei confronti delle domande più complesse. Esprime il suo punto di vista spesso semplicemente attraverso l’uso di contrari: "il linguaggio rende le cose oscure più chiare e porta alla luce ciò che è occulto”. Il suo discorrere e la stessa scelta dei vocaboli parlano dell’interesse del poliglotta per il linguaggio che - dice - “non si può possedere”. In chiusura, il pubblico lo incalza sulla questione palestinese-israeliana: nonostante alcune risposte siano impossibili per chiunque, Said riesce a fornire una concisa opinione personale e ad indicare in breve gli errori di Arafat. Primo, aver accettato un compromesso su principi fondamentali; secondo, contare troppo sugli Americani e il loro aiuto, “una svista storica verso un popolo che ha dimostrato in più occasioni di essere contro gli oppressi”. Uscendo dall’appuntamento con Said si ha la sensazione di aver interrotto senza intenzione una conversazione troppo interessante, e non solo per i temi politici affrontati.

Nel primo pomeriggio la prima difficoltà, un evento tutto esaurito. È per il poeta rasta Benjamin Zephaniah [v. foto sopra], con la scrittrice genovese Paola Mordiglia. Le difficoltà svaniscono davanti all’ingresso nella domanda del ragazzino alla cassa “Vuole entrare”, “Certo”, dico con sicurezza e, più in fretta che nelle fiabe, sono comodamente seduta su una sedia, che non è una zucca. La bellezza di questa poesia e del suo autore sta nella performance che Paola Mordiglia con astuzia sollecita subito. E così si viene rapiti dal ritmo reggae di una parlata inglese con forte pronuncia giamaicana, su cui scorrono parole comuni di un uomo semplice ma profondo, che lotta per i diritti umani e sogna di scrivere per chi come lui non legge, e i cui genitori antepongono l’acquisto del cibo a quello di un libro.
A Mantova ogni mattina si comincia alle 9.00 prenotando una “Colazione con l’autore”. Non so se abbiamo perso qualcosa, ma avendo cominciato alle 11.00, alle 18 la stanchezza ci coglie improvvisamente e rivela la necessità di ritirarsi in qualche luogo appartato a leggere i libri di chi si è appena conosciuto.
Un salto a vedere Massimo Carlotto per parlare di noir mediterraneo ristora, ma aumenta la brama per la lettura.
Esauste, ma entusiaste affrontiamo anche gli ultimi appuntamenti della sera che propongono l’esilarante derby tra Michele Serra e Nick Hornby [v. foto sotto], ovvero umorismo italiano vs umorismo inglese. Risultato: zero a zero, ma grande performance di entrambi. A seguire ancora grandi nomi e sempre più genovesi: Ernesto Franco e Giorgio Scaramuzzino, per un racconto a due voci sul Tango e Buenos Aires (che, rivisto e corretto, pare sarà nella stagione del Teatro Modena) e lo spettacolo “Azione per voce sola e musica” di Giuseppe Conte, un dialogo tra il poeta ligure e Ungaretti.

Biglietteria 0376 224320

Programma www.festivaletteratura.it

Altro www.mantova.nonleggere.it

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