Concerti Magazine Venerdì 31 agosto 2001

Nuova musica al Museo del Jazz

Entrando ci sono dischi dappertutto.
È la collezione di Gianni Dagnino, cui il museo è intitolato, l’avvocato che in tempi non sospetti, e molto prima dell’esistenza di Napster, ha seguito le tracce dei grandi jazzisti custodendo gelosamente vinili e riviste, alla ricerca di altri appassionati. Così è nato il Louisiana Jazz Club, e molto tempo dopo, solo un anno fa, il Museo del Jazz. Ma se volete la storia nei dettagli leggetela . Vado a trovare Guido Festinese, critico musicale e giornalista, per domandare cosa ci aspetta per l’anno nuovo.

Guido, chi sono gli utenti del museo?
Ho incontrato ogni genere di persona: gli esperti come gli ascoltatori alle prime armi. La settimana scorsa sono entrati quattro ragazzi del conservatorio, con custodie e tutto, e mi hanno chiesto “scusi, ma esiste il violino nel jazz?” Gli ho fatto sentire Jango Edwards e avevano gli occhi fuori dalle orbite. Oppure arriva il quarantenne che dice “Ho scoperto che mi piace il Jazz, aiutatemi.”
E tu cosa gli consigli?
Gli ho spiegato che è appena uscito un libro di Ivo Franchi per gli Editori Riuniti, dal titolo “Cento dischi ideali per capire il jazz”. Ovviamente li abbiamo, e chi vuole può venire ad ascoltarli. Poi ci sono studenti, che ci scovano in cerca di aiuto per la tesi, l'ultimo chiedeva delucidazioni sui rapporti fra musica jazz e beat generation. Ci siamo sbizzarriti...

Quanti dischi ci sono?
Adesso circa ottomila. Ma raddoppieremo entro l’anno nuovo, sta per arrivare una collezione enorme di 78 giri, cercheremo di metterli da qualche parte… Poi ci sono le riviste, guarda questa: è veramente un pezzo di antiquariato. (Mi mostra una copia di “Musica e jazz” del ’46, in copertina una ragazza in bikini per invogliare all’acquisto, certe cose non cambiano mai…)

Quali programmi avete?
Ci sono delle novità: la prima è che abbiamo vinto la gara per la gestione del cinema Palazzo, così oltre alle nostre proiezioni in video, cominceremo a proporre film in pellicola, come Kansas City di Altman, Round Midnight, insomma lungometraggi che affondano le radici nel jazz, anche Accordi e Disaccordi di Allen, con un commento per chi vuole saperne di più. Mi piacerebbe portare anche della musica, riprodurre le atmosfere dei film dal vivo.

Suonerete quindi?
Sì, stiamo cercando un accordo con le Cisterne del Ducale, per fare concerti nei prossimi mesi. Abbiamo in progetto un quintetto di gente giovane, come Rosario Giuliani, sax contralto alla Charlie Parker che suona anche lounge music, e Fabio Bosso, un trombettista ai limiti del miracolo… Per far capire ai ragazzi che ascoltando lounge music in realtà ascoltano il vecchio soul jazz degli anni ’50-’60.
Inoltre dal 2002 pubblicheremo i “Quaderni del Museo del Jazz”, monografie per gli appassionati, cominciando con un’opera di Giorgio Lombardi: la più completa e indiscutibile discografia totale di Eddy Condon. Forse questo nome non ti dice niente, ma vedi il jazz in certi casi è “una musica che piace tantissimo a pocchissime persone” e per gli esperti è una pubblicazione importante.
Ma la cosa che ci sta più a cuore è riprendere la scuola: il Louisiana ha sempre avuto una scuola di musica importante, da cui sono usciti grandi talenti come Casati e Leveratto, sarebbe un peccato fermarsi. È solo questione di spazio e materiali… Nel frattempo se qualche altro collezionista decide di lasciarci i suoi dischi, dovremo trovare altro spazio comunque…

Vi terremo informati su film, scuola e concerti. Se volete ascoltare jazz, da esperti o da pivelli, il Museo Gianni Dagnino è a Palazzo Ducale, si entra da via Tommaso Reggio, 34 R

tel. 010 585241, fax 010 585241
Sito internet
www.italianjazzinstitute.com

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