Concerti Magazine Mercoledì 29 agosto 2001

L'ultima volta che vidi i Deep Purple

Magazine - L’ultima volta che ho visto i era il 10 settembre del 1988: avevo trovato la formazione mark II, quella di Made in Japan, invecchiata e ancora ubriaca dei successi degli anni settanta, che si era presentata sul palco in modo barocco e clownesco.

Non era stato un bel concerto, ma l’emozione di vedere Ritchie Blackmore, Ian Gillan e Jon Lord era talmente grande da cancellare le pecche tecniche, gli anni passati e l’acustica indegna del Palasport di Genova.

Il 28 agosto 2001, tredici anni dopo, il Palasport ha nuovamente ospitato i Purple.

L’acustica, nel frattempo, è rimasta indegna, tanto da farmi sperare, ancora una volta, che nel futuro vengano individuate o costruite strutture più accoglienti. Ma questa volta i Purple non sono venuti a fare i turisti. Steve Morse, che ha sostituito Blackmore alle chitarre, ha oramai saputo imprimere la propria impronta sia ai solo che agli arrangiamenti chitarristici, svecchiando i classici e rispolverando pezzi che mai avrei pensato di ascoltare. Fool e No one came, dall’album Fireball datato 1971, sono state le sorprese più gradite ai profondi conoscitori della Band. Ho riascoltato volentieri Perfect Stranger, title track del relativo album del 1984 ed una fresca e funambolica Lazy da Machine Head del 1972. Ho avuto il piacere di vedere Don Arey (ex Rainbow e Ozzy Osbourne) all’hammond, degnissimo sostituo di Jon Lord, che si è infortunato prima di questo tour ad una gamba. Ian Paice, cosa dire? 60 anni, un maestro, un vate, un solo di batteria sobrio e potente ma non lezioso, e un groove impeccabile per tutto lo spettacolo.

Ian Gillan, sobrio, (nel senso che non era ubriaco) come non mai, capelli corti, dimagrito e in forma, ha saputo tenere il palco in maniera sublime e con una straordinaria comunicativa con il pubblico, insomma, allegro come un ragazzino; mi chiedevo “quale sarà il suo elisir, me lo bevo anch’io!”.

Roger Glover, storico, pulito e rinnovato nei suoni, mi ha stupito favorevolmente, per i balletti con Morse e nelle ritmiche rinnovate dei pezzi storici.

Ottimo concerto dunque, la carrellata dei classici non è stata così scontata, come ci si sarebbe potuto aspettare, due soli pezzi dall’ultimo album, ma splendide le rivisitazioni in versioni luccicanti di Black Night, Hush e Woman from Tokyo pezzo di apertura. Un po’ troppo “cacirra” Speed King, oramai indiscutibili sul piano tecnico l’immancabile Smoke on water e Highway Star.

Max Fichera

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