Magazine Venerdì 20 luglio 2001

Stardust Memories II

Da: Leggi l'articolo Gli occhi gli si fanno lucidi, ma forse è il vino. Dicono gli amici che lo regge meno, adesso, dopo tanti anni dissipati. "La mia carriera finì lì," enuncia. "Praticamente lì. In RAI c’era un’aria che forse te la ricordi, comandavano Bernabei e Fanfani, imperversava un bigottismo da paura: non mi chiamarono più. Gente che fino a qualche mese prima mi invitava alle trasmissioni, prese a scansarmi come un appestato. E anche gli impresari: sembrava non ci fosse più un posto dove farmi cantare. Dicevano: Ricky, devi capire, non è colpa nostra, sono i padroni dei locali che non se la sentono, hanno paura della cattiva pubblicità. Conviene aspettare che tutto si chiarisca, dicevano.
Poi, quando si chiarì, non cambiò nulla. La notizia del mio arresto era finita in prima pagina, ma quella che diceva che ero stato scagionato, quando finalmente uscì, non fu che un trafiletto nelle pagine interne. Non servì neppure a ricordare alla gente che esistevo, ormai."

Allora si ricordò di un’amica: l’altra persona che, ai bei tempi, faceva il beat come in Italia non lo faceva nessuno. Che diceva di stimarlo, che si faceva fotografare assieme a lui per i servizi di Ciao Big e di Noi Giovani. Che aveva continuato a incidere dischi e, al culmine della carriera, aveva sposato il boss di una casa discografica. "La cercai e le chiesi se non poteva fare qualcosa per me. Io volevo solo lavorare. Mi propose un lavoro, infatti, e sai cosa? Un posto di usciere alla Carish. A dir buongiorno dottore a ogni discografaro di passaggio, coi musicisti a darsi di gomito e sussurrarsi oh, ma lo sai chi è quello? Chi era? Non me la sono sentita. Proprio no."

Finchè non venne la mattina in cui tutta la sua vita era nella borsa che portava con sé, senza una casa in cui dormire al termine di quel giorno. E quella mattina incontrò uno che conosceva, che gli chiese come stava e a cui raccontò com’era messo. "Era in partenza per l’Algeria. Disse: perché non vieni con me, che hai da rimetterci? E fu quel che feci. Me ne andai con lui, a costruire e asfaltare strade in tutto il Nordafrica. A cuocermi sotto il sole. Non era il peggio, dopotutto: questo, se non altro, l’ho capito." Scuote la zazzera ancora lunga. Indica la bottiglia. "Versa, dài," dice, "che ne ho ancora da raccontare, se ti va."


Lorenzo Marzaduri
di Donald Datti

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