Magazine Venerdì 4 maggio 2012

Sofi Oksanen: «Europa, difendi i tuoi valori democratici»

© mentelocale.it / Lorenza Delucchi

Magazine - «Il potere e le relazioni che crea sono indubbiamente fra i temi principali della mia produzione». Così inizia la nostra intervista a Sofi Oksanen. Quando si dice andare dritte al punto.

Fra le più promettenti scrittrici e drammaturghe d'Europa, Oksanen ha 34 anni, è di madre estone e padre finlandese. In lei convivono il modello del capitalismo occidentale e la russificazione, ovvero il processo attraverso cui Stalin fino al '53, poi i suoi successori, hanno occupato militarmente e culturalmente il territorio estone.

A noi italiani probabilmente questo dualismo non dice granché. Una ragione in più per leggere Le vacche di Stalin (Guanda, 2012, pagg. 484, 19.50 Eu), il suo primo romanzo, meno conosciuto, ma non questo meno intenso, del bestseller Purga (Guanda, 2010, pagg. 393, 17.50 Eu) che le è valso innumerevoli premi e dal quale presto verrà tratto un film.

Le vacche di Stalin è in parte autobiografico e ha per protagoniste Katariina e Anna rispettivamente madre e figlia, l'una nata nell'Estonia sovietica ed emigrata in Occidente per amore di un finlandese, l'altra, figlia di questa unione potenzialmente sovversiva.
Una vita, la loro, dominata dalla paura, delle proprie origini e della propria lingua viste come ostacoli quando non come veri pericoli. A fare da sedativo, il controllo, scudo apparente verso un nemico (lo Stato) che assume forme inattese ed è sempre pronto a colpire. Ma se ogni emozione, ogni sentimento è regolato, dove va a finire la libertà, anche solo di essere se stessi?

«L'uguaglianza e la libertà cambiano molto in base al contesto in cui vengono vissuti - spiega Oksanen - Gli uomini e le donne che vivono in una paese non democratico hanno percezioni totalmente diverse di chi vive in un paese libero. Anche in questi casi però, ci possono essere questioni dibattute aspramente. Per esempio in Finlandia l'aborto è un dato di fatto, nessuno si sognerebbe di metterlo in discussione. Qualche tempo fa ero in Romania e lì, l'interruzione volontaria di gravidanza è al centro di un acceso dibattito anche perchè tocca nervi scoperti: va ricordato che, durante la dittatura di Ceauşescu, era illegale usare contraccettivi o abortire. Lo stato usava la fertilità femminile come uno strumento per plasmare e controllare le persone». Se il potere usa ogni mezzo, la libertà è solo sua, insomma.

Per fortuna in buona parte d'Europa oggi c'è spazio per la discussione, ma occorre non essere miopi: «Si pensa che i valori democratici siano europei, ed è vero, ma come li proteggiamo? - Oksanen scandisce il pensiero con lentezza, la sensazione è quella di una riflessione profonda e soppesata - Basti pensare che parecchi leader del vecchio continente hanno avuto o hanno tuttora rapporti con dei dittatori, ecco perchè ritengo che cittadini e artisti abbiamo la responsabilità di far capire ai propri politici che non si può proteggere chi prevarica o non rispetta i valori democratici».

Vincitrice con Purga - che mette a tema la violenza su due donne e nel farlo racconta la storia di un'Europa lacerata - dell'European Book Prize 2010, Sofi Oksanen ha ritirato il riconocimento insieme a Roberto Saviano, premiato per la raccolta La Bellezza e L'Inferno (Mondadori, 2009, pagg. 252, 17.50 Eu). Del giornalista e scrittore campano l'autrice finno-estone dice: «Roberto Saviano fa questo lavoro splendido e ne paga un prezzo altissimo. Il suo è un esempio di come la libertà di parola può essere in pericolo, anche in Europa».

Oksanen pare non perdere mai di vista due aspetti connessi al suo mestiere, l'uso attento delle parole e le sue possibili conseguenze - siano esse positive o negative - sulla realtà. Un'attitudine che ritroviamo fra le pagine del suo primo romanzo nel comportamento di Katariina, sempre attenta ad ogni piega oscura che una banale conversazione fra conoscenti può rivelare.

Le vacche di Stalin
è un ritratto disturbante e potente della società estone e di quella finlandese, i cui stili di vita tanto diversi venticinque anni fa paiono oggi tutt'altro che antitetici.
Se la Finlandia era in passato ed è oggi un paese occidentale mediamente ricco, l'Estonia non è più quella del 1991, anno in cui termina l'occupazione russa: oggi è al terzo posto nella classifica della libertà di stampa e può contare su oltre 1100 wi-fi spot che consentono a chiunque di avere accesso alla Rete.

Ben lungi dall'essere dimenticato, il complicato passato dell'Estonia, ciclicamente invasa da eserciti stranieri, non ha tarpato le ali al paese baltico che nel 2012 è un'avanguardia dell'Europa giovane, cosmopolita e altamente digitalizzata: «Quando lascio l'Estonia e la Finlandia e viaggio in Europa - spiega un po' stupita - mi chiedo sempre come si possa avere un accesso ad Internet così terribile e non me ne faccio una ragione. In Estonia è stato fatto un magnifico lavoro negli ultimi venti anni sulle nuove tecnologie, lì non a caso è nato Skype».

Dal più completo silenzio informativo imposto dal regime sovietico, il paese è uscito, ma non è immune dal suo passato paludoso, rigettato attraverso gli anticorpi forniti del Web: «Ti racconto una storia che è successa qualche anno fa - per la prima volta durante l'intervista Oksanen sembra lasciarsi prendere dalla urgenza di parlare - c'era una statua dell'Armata Rossa nel centro di Tallinn, per gli estoni quella statua era il simbolo dell'occupazione sovietica, per la minoranza russa rappresentava i patrioti russi».

«Visto che sotto il monumento molti giovani si ritrovavano a bere e fare baldoria - prosegue - il governo estone decise di rimuoverla e spostarla. La Russia ritenne questo gesto un insulto ed intervenne nella decisione. Si arrivò addirittura a scontri con saccheggi e violenze della minoranza russa nel centro città. La rete è servita per mostrare al mondo attraverso foto e filmati cosa davvero stava accadendo in città perchè la propaganda stava cercando di trasformare la rivolta in un attacco degli estoni ai russi».

Ancora una volta, ci troviamo a parlare di violenza e narrazione, forme di aggressione e loro rappresentazione, tornando con un salto mortale alla battuta con cui abbiamo iniziato: «Il potere e le relazioni che crea».

di Lorenza Delucchi

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