Magazine Lunedì 16 aprile 2012

«Tra famiglia e amante la mia vita è un fallimento»

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Magazine - Gent.mo Dottore,
ho quarantacinque anni, una quotidianità fatta di lavoro e di cura della mia piccolina. Un matrimonio di facciata, qualche amica e qualche interesse.

Sono stata una bambina e poi un'adolescente solitaria e introversa, non ho mai vissuto il presente dove ero a disagio perché non mi sentivo mai a mio agio ne adeguata, mi sono sempre rifugiata in un mondo mio fatto di sogni ad occhi aperti e piccoli hobby. Al lavoro nonostante l'impegno profuso non piaccio come atteggiamento e questo mi penalizza e mi isola. In amore ho allontanato da più di un anno un uomo che mi ha molto ferito e che ho poi scoperto essere un traditore seriale.

Nell’ elaborazione di questa ultima esperienza mi sono scoperta sopraffatta dal rancore e dalla frustrazione tanto da non vivere più davvero la mia vita, ma da interpretarla come fosse di un'altra donna, il mio pensiero sempre lì. Una sopraggiunta malattia sembrava avermi ricordato il giusto ordine delle priorità e anzi avermi aiutato a ridimensionare quella voragine che si ingoiava tutto di me. Tuttavia il contatto quotidiano al lavoro con questa persona ha presto cancellato i buoni propositi. Vedere il fedifrago che continua con il vento in poppa la sua vita mi brucia l'intelletto. Oggi io vivo con fatica ogni minuto della giornata e tiro ad arrivare a sera per potermi rifugiare nel mio letto, trovo pace solo quando in casa non c'è più una luce accesa, non c'è più movimento.

Allora mi addormento di sonni di piombo e senza sogni che alla mattina mi lasciano come se invece non avessi dormito affatto. Nel tempo libero non ho voglia di uscire, e poi mi pento di non averlo fatto. Mangio sregolatamente. Patisco una grande solitudine, mi sembra che non ho e non avrò mai più la possibilità di conoscere qualcuno che valga la pena, che non amerò più e mai più sarò amata, che imbruttisco e invecchio a vista d'occhio, che mi resta solo aspettare il tempo che passa in questo triste immobilismo che mi annichilisce. Eppure vedo le mie coetanee muoversi nelle loro vite in senso prospettico. La ringrazio per ogni parola che potrà scrivermi.
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Buongiorno ?66.
Lei lo ha scritto, ma io non ci credo. Non credo che questo sia davvero il riassunto della sua vita. No. Credo invece che questo racconto sia l’elaborato distorto di quello che lei ha deciso di vedere della sua vita. E credo che questo sia dovuto principalmente alla sua scelta di privilegiare, per usare parole sue, una prospettiva piuttosto che un'altra. Lei si sofferma su una serie di aspetti cupi, tralascia tutto il resto.

E tutto il resto non e poco, a partire dalla sua piccolina a cui credo farebbe piacere vedere sua madre sorridere. E poi descrive la sua vita come se fosse una tragedia. Un matrimonio, un lavoro, degli amici, hobbies e sogni ad occhi aperti: cosa c’è di tragico?
Cosa c’e’ di fallimentare? Questa è la vita, la vita normale! E lei la descrive come se fosse una cosa inutile e disprezzabile. Perché? Perché dice che il suo matrimonio non è eccezionale? Addirittura lei lo definisce di facciata, ma di facciata a cosa?

Il suo lavoro non è gratificante e non la apprezzano per quanto vale. Ci saranno almeno un milione di persone che vivono la sua stessa situazione, non c’è motivo di farne un caso personale. E nel frattempo ha trovato anche lo spiraglio per avere una relazione extraconiugale. In fin dei conti, forse non è cosi schiva ed introversa quanto ama descriversi. E poi, si stupisce di scoprire che il suo amante non è un esempio di fedeltà. Già, in questi casi capita. E non solo a lei.

Davvero crede che tutte le sue coetanee abbiano vite serene, felici, organizzate, soddisfacenti e prive di errori? Tutte con una vita piena di gioia e di soddisfazione? Tutte con dei bei lavori, con aspettative esaudite, con progetti inossidabili e con amori e matrimoniali sempre corrisposti e con l’happy ending? Crede davvero che tutte le altre siano felici e lei l’unica a non esserlo?
E tutto solo perché il bel tenebroso che le lavora accanto si è rivelato meno bello, meno tenebroso e meno fedele del previsto? O forse è proprio questo tradimento (buffo termine in questa circostanza) che ha scelto di descrivere tutta la sua vita come la metafora di quest’ultimo segmento?

Secondo lei è possibile che il suo evidenziare solo i punti negativi della vita, assolutamente non priva di punti positivi, sia dovuto solo al fatto che ci è rimasta male dall’esito della relazione con quello che lei definisce il fedifrago seriale? Perché non prende in considerazione che proprio perché seriale in fondo tanto sereno e vincente non è neppure lui? O forse è stata la sua non specificata malattia a scuoterla più del previsto.

Non lo so. Non ho elementi per dire cosa l’ha resa cosi sfiduciata. Ma so che la sua storia non è solo come lei l’ha descritta. Quella è solo una piccola parte della sua vita o per meglio dire, quella è l’interpretazione che lei da a tutta la sua vita partendo da una piccola parte.
Così non vale. Per cui, alla sua domanda: ho ancora un futuro? La risposta è si! Ma per favore, cambi prospettiva con la quale guarda e giudica se stessa ed il suo passato.
Saluti
Ventura

di Marco Ventura

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