Magazine Venerdì 6 aprile 2012

Vergine a trent'anni. Vorrei una donna ma non ci riesco

Se vuoi contattare il Dottor Marco Ventura scrivi una email a lettinovirtuale@mentelocale.it

Magazine - Salve,
come dice il titolo per me avere trent'anni ed essere ancora vergine è una cosa che mi condiziona molto e mi rende molto insicuro con le donne e nella vita quotidiana. Il problema è che mi sto rendendo conto che la colpa è mia, nel senso che mi sono capitate occasioni, ma non sono riuscito a sfruttarle. Non sono mai stato fidanzato però nella mia vita sono state sempre presenti tante donne,anche perché io lavoro come parrucchiere e così sto sempre tra le donne, ho tante amiche donne, anzi forse più amiche donne che uomini, e diciamo che con le donne riesco ad essere più me stesso e ad aprirmi di più. Però solo se non sono preso emotivamente o attratto da lei, altrimenti è un casino.

E qui nasce il problema, riesco ad esserci solo amico anche quando una donna mi piace; ci entro molto in confidenza - anche perché ho imparato a conoscerle e a capirle benissimo - e questo piace molto ad una donna, però quando esce fuori che per me è qualcosa di più di una semplice amicizia anche quando sembra che la cosa sia corrisposta ecco puntuale la solita risposta che mi uccide «non voglio rovinare l'amicizia», oppure «provo una sorta d'amore per te ma un amore quasi fraterno» ecc ecc... Io mi rendo conto che forse il mio errore è quello di entrare troppo in confidenza con le donne, ma lo faccio per la mia insicurezza, perché cercare di conquistarla o di piacerle come fanno tutti gli uomini e magari cercare subito un contatto fisico mi mette ansia e mi fa stare male e non riesco ad avere un approccio normale come fanno tutti.

Per intenderci, con la maggior parte delle donne riesco ad avere una forte complicità mentale ed emotiva, riesco a capirle diventando quasi la loro migliore amica, e con chi provo una particolare attrazione all'inizio la ignoro o la evito quasi come se avessi paura; e puntualmente è lei che cerca un contatto con me ed io all'inizio sono molto scettico forse per paura di soffrire ancora, ma poi diventa inevitabile entrare in confidenza con una forte complicità ed a quel punto io mi lascio andare senza freni e senza limiti riuscendo ad essere me stesso anche se sono preso emotivamente. È come se avessi bisogno di essere sicuro che è un sentimento corrisposto per lasciarmi andare, altrimenti la mia insicurezza diventa paura ed ansia e mi blocco, ma non riesco ad avere mezze misure e perciò all'improvviso quando avverto questa «sicurezza» do tutto me stesso sia materialmente che emotivamente, ma ho un grosso problema: non riesco mai a fare il primo passo sia ad un approccio fisico che nel mettere in chiaro le cose, rimane sempre una cosa platonica per paura forse di ricevere un rifiuto o la solita frase dell'amicizia.

E specialmente sull'approccio fisico ho tanti problemi è quasi come se avessi paura, cioè sento il forte bisogno di contatto fisico e non solo sesso ma parlo di carezze, abbracci, baci ecc ecc, ma a meno che non sia lei a fare il primo passo io non lo faccio mai e a volte anche quando avverto che lei cerca un contatto con me, pur avendo una forte voglia ed attrazione, mi blocco ho paura, e poi non riuscendo mai a fare io il primo passo cerco di farlo fare a lei portandola ad aprirsi con me. Cerco di farle capire quello che provo emotivamente, quasi portandola a sentirsi in dovere di scoprire le carte, ed è qui che finisce la favola, sempre nello stesso modo ritornando al discorso dell'amicizia. È come se mi sentissi ogni volta usato, sedotto e poi abbandonato, sfruttato come una bella donna che te la porti a letto ci fai sesso e poi sparisci.

Adesso, dopo l'ennesima delusione che mi ha tagliato le gambe, sto in un periodo bruttissimo. Non ho voglia di fare niente, la mia autostima è sotto zero non ho voglia di uscire né di lavorare, non riesco a fare niente. Ho addirittura paura di essere gay, e questo pensiero mi fa stare ancora più male, anche se quando ho un contatto fisico con una donna anche solo una carezza mi eccita quindi spero proprio che le mie paure siano infondate.
Spero che possiate aiutarmi a capire il problema e trovare una soluzione.
Grazie


Buongiorno,
ho letto e riletto la sua lettera per cercare di capire quale poteva essere l’aspetto piu incisivo su cui puntare l’attenzione. In effetti analizzando il suo racconto ci sarebbero molti aspetti su cui riflettere per capire meglio la sua situazione. Lei parla di emozioni, di coinvolgimenti e di relazioni affettive che meriterebbero una conoscenza piu profonda e che potrebbero essere elementi da valutare con molta sensibilità per capire, esattamente, le dinamiche che restano sottintese. Vi sono anche una serie di definizioni di quello che lei sente e prova e vive che sarebbero da valutare e commentare. Una per una. Sì, lei ha scritto davvero molte cose su questa sua condizione. Per questo ci ho pensato su molto. Alla fine, ho deciso che tra le tante chiavi di lettura della sua storia è utile focalizzare l'attenzione su un elemento che forse non è l’unico risolutivo ma che sicuramente ha una parte importante nel determinare il blocco che la tormenta: la sua «paura» di prendere l’iniziativa. Ovvero la «paura» di mostrare una anche se pur minima forma di «aggressività». Nella sua storia infatti, a fronte dei suoi sentimenti positivi nei confronti delle donne lei si «blocca» quando deve «passare all’atto» e questo le impedisce di portare avanti qualsiasi interazione più intima.

Dunque sarebbe importante riuscire a capire come mai lei si ritrova ad essere così inibito di fronte all’approccio fisico. Lei non cita la sua storia personale ma presumo che questa sua inibizione possa avere radici lontane nella sua formazione ed educazione personale. E dev’essere davvero molto radicata, visto che lei è molto in difficoltà anche in contesti nei quali l’aspetto aggressivo della relazione è, più che altro, simbolico. Ma, ancor più importante che andare a scoprire le ipotetiche cause, bisognerebbe aiutarla a strutturare un percorso di crescita volto a farle scoprire, oggi, senza timore, la sua capacità ad avvicinarsi ed a toccare ed a «prendere una qualche iniziativa» nei confronti di quelle donne che lei tanto ama e che, forse, ha troppo paura ad avvicinare.

In effetti questo coinvolgerebbe anche la crescita della sua autostima, ovvero la capacità di scoprire che è in grado di affrontare e superare, quelle che per lei, adesso, sembrano ostacoli insormontabili. E credo che per fare tutto questo lei dovrebbe rivolgersi ad un bravo psicoterapeuta al quale chiedere di starle accanto e di esserle d’aiuto in questo progetto evolutivo. E parlare di tutto il resto dopo che lei è riuscito ad essere più sicuro nel «fare il primo passo». Ma prima di salutarla vorrei dire che mi sembra inopportuno ritirare fuori la «paura» di essere gay. Primo perchè non trovo che sia giusto nei confronti delle persone che sono gay e che non dovrebbero essere usate come una categoria di cui «aver paura», secondo perchè lei, allo stato attuale, dimostra unicamente di essere poco intraprendente e troppo impaurito dell’approccio fisico verso le donne e, davvero, aver «paura» delle donne non vuol dire, automaticamente, che allora ci piacciono gli uomini. O viceversa.
Spero che questa risposta possa esserle d’aiuto.
Ma nel caso lei abbia ancora dei dubbi mi scriva pure
Saluti
Ventura

di Marco Ventura

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