Magazine Domenica 15 luglio 2001

Il giuoco delle perle di vetro

Magazine - In Il giuoco delle perle di vetro (Mondadori, Milano, 1979) Hermann Hesse scrive:

Ora la nostra serenità castalia potrà essere soltanto una tarda e piccola varietà di quella, ma è perfettamente legittima. L’erudizione non è stata sempre e dovunque serena, anche se dovrebbe esserlo. Da noi lo è, perché è culto della verità strettamente collegato col culto della bellezza e, inoltre, con la psicoterapia meditativa, per la qual ragione non può mai perdere interamente la serenità. Il nostro Giuoco delle perle di vetro assomma in sé i tre principi: scienza, venerazione del bello e meditazione, di modo che un autentico giocatore di perle dovrebbe essere impregnato di serenità come un frutto maturo del suo dolce succo, e anzitutto dovrebbe avere in sé la serenità della musica, la quale non è altro che coraggio, passo sereno e danza sorridente attraverso gli orrori e le fiamme del mondo, festosa offerta d’un sacrificio. Questa specie di serenità mi fu cara da quando, scolaro e studente, incominciai a intuirla e comprenderla, e mai più l’abbandonerò neanche nella sventura e nel dolore.

Nicla Vassallo (ricercatrice di Filosofia all'Università di Genova ed esperta di filosofia angloamericana).

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Il giuoco delle perle di vetro, H. Hesse
Mondadori, pp. 672 ca, Euro 8.80 Prezzo di copertina


di Donald Datti

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