Magazine Sabato 31 marzo 2012

Elsa Osorio ci racconta 'La Miliziana'

Magazine - Micaela Etchebéhère detta Mika è una di quelle donne a cui in molti vorremmo dire grazie. Perchè ha fatto la rivoluzione senza mai cedere alla tentazione di diventare una martire o una caricatura. La Storia ufficiale l'ha dimenticata, ma Elsa Osorio, l'autrice dell'apprezzato I vent'anni di Luz ha rimediato dedicandole un libro, La Miliziana (Guanda, 2012, pagg. 318, 18 Eu).

Chi era Mika? Nata in Argentina nel 1902 da una famiglia russa di origine ebraica, è stata l'unica donna ad aver guidato una milizia antifranchista durante la Guerra Civile Spagnola, anno 1936. Un'eterna rivoluzionaria - nel 1968 parteciperà anche al Maggio Francese - che nel 1975 scrive Ma guerre d'Espagne à moi per raccontare i suoi anni da combattente.

Non è sola, Mika: a vivere con lei in condivisione d'ideali e sentimenti c'è il compagno, poi marito, Hyppo che Osorio delinea, come del resto fa con la protagonista, cucendo insieme documenti d'epoca - diari, lettere, fotografie - e spunti narrativi nati dalla sua immaginazione.

Nell'intervista che la scrittrice argentina ci ha rilasciato emerge un'ammirazione autentica per la donna cui ha dedicato un bellissimo romanzo e che non ha mai conosciuto.

Mika è emancipata, ma non smette mai di essere accogliente, quasi materna nei confronti dei suoi miliziani. È una strategia per farsi accettare in un contesto così maschile oppure è un aspetto che le donne proprio non riescono a scrollarsi di dosso?

Opterei per la seconda opzione: le donne non sanno farne a meno. Nei documenti scritti da Mika, lei quasi si rammarica della sua mania di voler nutrire gli altri. Eppure non prende mai le distanze da questo aspetto che, nelle circostanze della guerra, le è molto utile quando si trova ad affrontare problemi con alcuni miliziani che non l'accettano in quando donna. Per esempio, quando si sparge la voce che nei battaglioni guidati da lei, si mangi bene.

Passiamo alla relazione di Mika con Hyppo. Leggendo il libro scopriamo che ad unire questa coppia ci sono la passione politica e quella sentimentale, che li portano a vivere in simbiosi quasi totale. L'amore nel loro caso si alimenta di ideali?

Oggi sembrerebbe alquanto difficile una storia del genere. La coppia, in generale, è più ripiegata su se stessa, concentrata sui problemi personali di entrambi. Viceversa, leggendo le lettere di Hyppo quando è ricoverato in un sanatorio per tubercolotici, emerge che quello è l'unico momento in cui lui ha tempo per riflettere e pensare all'amore, al desiderio. Nei suoi scritti c'è l'idea che l'amore debba alimentare l'altro, per renderlo migliore nel contesto sociale. Nel caso di Mika e del suo compagno la miccia è la passione rivoluzionaria.
Molte spesso i problemi delle coppie di oggi arrivano perchè si parla sempre delle stesse questioni. Nelle vite condotte da Mika e Hyppo non c'è il tempo per questa riflessione, addirittura non pensano di aver il diritto di perdere tempo parlando di sé. Quando Mika è gelosa, lui le dice «Il mondo ha bisogno di te, non perderti in queste sciocchezze». Questo tipo di impostazione dà vita a coppie davvero unite perchè hanno una missione condivisa. Quanto a me, leggendo le lettere di Hyppolito pensavo: "Dove si potranno trovare uomini così"? (ride).

Mika ha paura e ce l'ha ogni giorno. Cerca di trattenerla, ma nei gesti di affetti rivolti ai miliziani emerge il timore di perderli, fattore che la rende molto amata da questi uomini...


Scrivendo un libro come questo, basato su tantissimi dati storici, su documenti e fatti reali, cerco di entrare in una situazione difficilissima come quella di una guerra che non ho vissuto, e ho sentito la paura, specie quella di Mika. Credo di essere riuscita a raccontare questo aspetto perchè ho dato la precedenza alla narrativa. Lo sforzo che una persona compie scrivendo di personaggi inventati permette di assimilare la paura che Mika potrebbe aver sentito e che non è trascritta nei documenti che ha lasciato.
Mika vuole che i miliziani la amino eppure sono così diversi da lei, lei lo scrive anche nelle carte, sono quasi gelosi, come se ogni miliziano fosse stato un marito. In fondo bisogna pensare che siamo nel 1936 e lei è una donna straniera che partecipa alla Resistenza...

Abbiamo già detto di Hyppo, ma sono tanti gli uomini affascinati, anche un po' turbati da Mika. Perché?

A mio avviso dipende dalla sua personalità. Penso si tratti di una donna con una personalità totale capace di segnare un prima e un dopo nella vita di chi viene in contatto con lei. Ad esempio Guillermo Nunez - che ho conosciuto - aveva poco più di vent'anni quando ha incontrato Mika e lei ne ha più di settanta: lui non era attratto da lei nel senso sentimentale del termine, ma la fascinazione c'era.
Qualche giorno fa ho ricevuto una mail di un uomo che ha letto il libro e mi ha detto che ho descritto Mika proprio com'era e che si era commosso nel leggere quei dialoghi.
Ci sono poi altri personaggi maschili, come il miliziano innamorato di lei, che è frutto della mia immaginazione, ma che mi serviva a dimostrare che anche in guerra non spariscono tutte le pulsioni umane, come il desiderio. Eppure Mika mantiene la compostezza e mette davanti a tutto il suo impegno, continuando ad essere una donna inaccessibile.

Perchè la storia di Mika è stata messa da parte, finendo nel dimenticatoio?

Anch'io mi sono posta questa domanda dal momento in cui ho conosciuto l'esistenza di Mika. Ultimamente so di molte persone che si interessano alla sua storia. Penso che non essere stata parte di un partito politico – come accaduto con la Pasionaria che è una figura celeberrima per i Socialisti – o di un'organizzazione ben precisa abbia fatto sì che la sua storia non sia stata tramandata come un'eredità. Lei è stata una donna totalmente libera, si sentiva comunista dal punto di vista degli ideali, ma non aveva la tessera del partito, men che meno nei quali il partito Comunista aveva delle grosse pecche. Per me è sempre stato un mistero: la prima volta che ho scritto di lei ricordo che la segretaria della rivista per cui avevo scritto mi disse: «Lei è trotskista?». Io le dissi di no e lei «E allora perchè vuole scrivere su una trotskista?». «Perchè mi interessa la storia della sua vita, non il trotskismo in sé» le risposi.

Se l'avesse incontrata, quale sarebbe stata la prima domanda che le avrebbe fatto?

Quando ho cercato di conoscerla, cosa che non è stata possibile, mi facevo la stessa domanda: «Cosa le dico?». Probabilmente il mio proposito era conoscerla e basta e farle sapere quanto fosse profonda la mia ammirazione nei suoi confronti. C'erano tante domande che avrei potuto farle, ad esempio il suo cognome da ragazza che all'inizio non conoscevo. Poi ho trovato questa e altre risposte, ma quando ho iniziato a fare ricerche non avevo l'idea di scrivere un libro su di lei, volevo solo conoscerla perchè l'ammiravo.
Non è una donna che ha cercato di fare in modo che la sua storia venisse a conoscenza di tutti, ma era ben conosciuta negli ambienti culturali in Francia, ma anche in tanti altri paesi.
Mika aveva ottenuto il primo lavoro per Julio Cortazar (Ndr scrittore argentino autore di Rayuela) di modo che lui si trasferisse a Parigi, come amica aveva Simone Kahn che le aveva presentato i pittori della corrente surrealista, poi conosceva Sartre, Simone De Bouvoir, erano le sue frequentazioni abituali. Alla fine riuscì a comprarsi un appartamentino in una zona piuttosto chic di Parigi, ma era a pezzi. E chi glielo ha rimesso in sesto dormendo su un materasso appoggiato a terra? Carmelo Arden Quin (Ndr pittore uruguaiano).

È quasi incredibile che dalla vita di Mika non sia stata tratta una pièce teatrale o anche un film...

In realtà, in questo momento si sta girando un documentario, ma i documenti che lei stessa ha scritto o quelli che parlano di lei sono oggi custoditi in modo abbastanza segreto da una persona che vuole scrivere di lei. È incredibile che una vita così ispirata all'altruismo sfoci in questo atteggiamento un po' meschino.

Una domanda sulla sua Argentina. Nel 2001 c'è stato il default, sono passati più di dieci anni. Ora l'Europa vive un travaglio simile. Mika che ne direbbe?

Penso che ciò che sta succedendo è che il Capitalismo sta letteralmente scoppiando, è arrivato a fine corsa. Posso dire che l'Argentina nel 2001 ha vissuto una crisi terribile e tutti ipotizzavano che il paese fosse finito. In realtà, l'Argentina è rinata e corre, sta molto meglio. Vediamo che succede alla vecchia Europa. La crisi produrrà delle reazioni e di certo Mika sarebbe lì, sulle barricate.

di Lorenza Delucchi

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