Magazine Lunedì 19 marzo 2012

«Sono attratta dalla mia psicologa. È transfert o sono omosessuale?»

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Magazine - Buonasera,
sono una donna, ho 39 anni e da pochi mesi sono assistita da una psicologa. Negli ultimi incontri dove si parlava di autostima, io la seguivo attentamente, nel mentre mi sono accorta che mi mordicchiavo le labbra e vedevo che lei osservava, tra un sorrisino e l'altro ho notato che dopo aver bagnato le labbra con la lingua essa esultò con dei movimenti leggeri delle braccia aperte pendolanti sotto al tavolo, mentre con la bocca spalancata sembrava dicesse «Evvai».
Certamente la cosa mi stupì. Infatti le chiesi il perché ma lei non rispose, mi sono un po' arrabbiata e le chiesi se fosse omosessuale, mi disse di no, ma non mi era piaciuta questa cosa mi sono sentita presa in giro, anche se devo dire che inizialmente la chiacchierata fosse indubbiamente piacevole, anche perché essa mi riempiva di complimenti, in un certo senso mi sentivo lusingata ma ho bloccato il tutto per paura e lei mi ha detto che sono una bambina.
Poi leggendo di qua e di là ho scoperto il cosiddetto Transfert, mi sono resa conto che in quel momento era partito un Transfert, quindi le mie domande sono: è possibile che lo abbia fatto partire apposta per vedere come mi comportavo?
Ci deve essere sempre il Transfert durante le terapie? Anche tra persone dello stesso sesso?
È possibile che ci sia stato un Transfert da parte mia perché sono stata attratta sessualmente da lei oppure non c'entra niente?
Nel caso sia partito per me, significherebbe che nascondo qualche tendenza omosessuale? È da lì che si può capire? Forse era questo che lei voleva vedere?
Sinceramente a me dispiace anche averla trattata così e non vorrei che le terapie falissero, adesso non mi fa più intravedere nulla, ma devo dire che dopo essermi documentata pare che sia normale, ma non ho letto nulla a riguardo di persone dello stesso sesso, devo lasciarmi andare durante le sedute? Insomma se c'è Transfer che Transfer sia?
La ringrazio moltissimo,
buona serata


Buongiorno donna di 39 anni,
se lei è ancora in terapia con la sua psicologa credo che di quello che ha scritto dovrà assolutamente parlarne con lei. E farlo in modo esaustivo sino a essere soddisfatta delle risposte, in modo da superare positivamente i dubbi che lei ha sollevato riguardo il vostro rapporto terapeuta- paziente.
Detto questo, non credo che «leggendo qua e là» si possa davvero capire in che cosa consiste il transfert all'interno della teoria psicoanalitica.
E anzi, in questo modo, frammentario, le possibilità di fraintendere e banalizzare questo concetto, piuttosto profondo, sono molto alte.
Così, allo stesso modo, non credo di poterlo spiegare adeguatamente in queste poche righe ma proverò a tentare una sintesi: il transfert è un processo attraverso il quale vi è un trasferimento, sulla figura dell'analista, delle proprie dinamiche inconsce, irrisolte. Questo permette all'analista di aiutare la persone a rielaborare i propri vissuti, generalmente relativi alle esperienze affettive con le figure genitoriali. Sciogliendo gli antichi nodi è dunque possibile ritrovare un equilibrio affettivo che permette di affrontare, adeguatamente, le situazioni relazionali ed affettive del presente.
Ovviamente è una definizione estremamente riduttiva, ma aiuta a trarne alcune considerazioni. Intanto che, se pure si parla di aspetti e di relazioni affettive, non è carino pensare che il tranfert sia un nome diverso da dare al colpo di fulmine. Anzi, tutt'altro.
Per cui non escludo che possa essere scattato qualcosa nella sua mente, nei confronti della sua psicologa, ma non credo proprio che si possa dire che «è partito un Transfert», e forse sarebbe più credibile dire che sia scattata una attrazione.
E questo colpo di fulmine o attrazione potrebbe essere d'aiuto alla sua terapia o, al contrario, diventarne un ostacolo.
Detto questo, non mi permetto di esprimermi sulla sua psicologa, mentre invece potrebbe essere che sia stata lei stessa, piu o meno consciamente, a fare partire questa dinamica o questa fantasia, rispetto all'ipotesi di un rapporto fisico con la sua psicologa.
Ora, non vi è dubbio che, durante la terapia, ci sia un intenso scambio emotivo. La profondità del rapporto è inevitabile, non fosse altro perché ogni rapporto terapeutico esiste dolo se si basa su di una intensa fiducia tra le parti. Ma non necessariamente le emozioni e la fiducia hanno inevitabili implicazioni e agiti sessuali.
Quindi.
Può essere che lei sia attratta dalla sua terapeuta. Può essere che lei esprima delle tendenze omosessuali. Può anche essere che tutta la sua terapia sia volta proprio a chiarire, a se stessa, la fondatezza di tutti questi può essere che, in realtà, potrebbero anche non significare niente di così definitivo.
Per cui credo che lei, per prima cosa, debba decidere se può fidarsi della sua terapeuta e, poi, permettersi di analizzare, assieme a lei, i motivi del suo aver scelto di andare in terapia.
Infine, a scanso di equivoci, anche se la letteratura e le voci narrano della “inevitabilità” di rapporti sessuali vissuti e consumati all'interno della psicoterapia, non credo proprio che la fiducia o il transfert implichino, nè siano finalizzati, a questo tipo di epilogo.
E per finire, mi perdoni se chiudo con un tono provocatorio, ma considero la psicoterapia uno strumento serio. E considero il rapporto terapeutico un momento importante per aiutare le persone a superare i propri problemi e i propri malesseri. Così credo che sia davvero necessario e utile, per tutti, considerarla per quello che è, ovvero una terapia.
Forse all'inizio del Novecento non vi erano altre occasioni di incontri e forse non era facile scambiare le proprie emozioni, ma oggi, se si cerca o se si aspira ad una relazione affettiva e sessuale, credo che sia più adatto lasciare all'ambito clinico il concetto di transfert e invece orientarsi a utilizzare, serenamente, per le proprie attrazioni, le risorse fornite dai social network.
Saluti,
Marco Ventura

di Marco Ventura

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