Concerti Magazine Giovedì 1 marzo 2012

Morto Lucio Dalla. Il ricordo di Ramazzotti, Pooh e Finardi

Magazine - «Un jazzista inventatosi cantautore trasformato in Pop Star», ci piace ricordare Lucio Dalla con queste parole di Eugenio Finardi, rilasciate in una dichiarazione commossa nel giorno nero della musica italiana.
Lucio Dalla è scomparso questa notte a Montreux, stroncato da un infarto a pochi giorni dal suo 69esimo compleanno, quel 4 marzo impresso nella nostra memoria grazie all'opera di zelanti censori di quarant'anni fa. Era il 1971, per Dalla il terzo Festival di Sanremo, e con Gesù bambino, coperto dai funzionari con il pudico velo della data di nascita dell'autore, il cantante spiccava il volo nel firmamento della musica leggera italiana.
Da lì in avanti, sono stati quasi cinquant'anni di storia, tra rivoluzioni stilistiche, tournées memorabili (De Gregori, gli Stadio, Morandi) e la definizione che l'ha sempre accompagnato, «genio».
Vera o no, enfatica o meno, una parola spesso legata a ragione al nome del cantante bolognese. Leggi le tappe della sua carriera.

«Lucio no, proprio non me l'aspettavo!» continua Finardi, tra i primi cantanti ad affidare dichiarazioni di cordoglio sulla scomparsa del collega. «L'avevo visto a Sanremo pochi giorni fa, sempre allegro, con quei suoi occhi da Elfo che sembravano guardarti dentro e sorridere di ciò che vedevano. Sembrava eterno. Lo stesso che clowneggiava con il clarinetto alla Palazzina Liberty di Milano, quando lo vidi per la prima volta mentre cantava "Com'è Profondo Il Mare", trent'anni anni fa. Lo stesso che cantava "Paff Bum" con i mitici Yardbirds, guadagnandosi il rispetto e la gratitudine di noi piccoli rocker».
Sprazzi di una carriera memorabile. «Mi ha fatto l'onore di suonare in due mie canzoni» Continua Finardi «Un uomo fiero, ironico, molto emiliano. Un grande musicista. Però questa brutta sorpresa non dovevi farcela Lucio! Buon viaggio, salutami Caruso...»

Al ricordo di Finardi si aggiunge presto quello di Eros Ramazzotti: nel 1984, al suo primo Festival di Sanremo, Lucio Dalla gli inviò un telegramma di congratulazioni per la sua rivelazione con Terra promessa. «Non potrò mai dimenticare il suo telegramma al mio primo Sanremo» ricorda Ramazzotti «Mi scrisse: 'Olè'. Fu il primo messaggio e ne fui onorato, ci mancherà tanto la sua genialità, era un grande».

Anche i Pooh ricordano Lucio Dalla, anzi, semplicemente Lucio. «Così lo chiamiamo tutti da sempre, senza bisogno del cognome, è stato amico e fratello di tutti quelli con cui ha lavorato, cantato o anche solo parlato. Sempre uguale a se stesso, sempre in equilibrio perfetto con una cultura acquisita e inventata strada facendo. Lucio è stato l’esempio più bello di chi ha saputo trasformare con leggerezza il proprio lavoro in un’arte. Lucio, con la sua continua voglia di stupire e la sua involontaria capacità di piacere al mondo!»

«L’ho incontrato e intervistato a Sanremo, sornione, si infervorava non appena si toccasse argomento a lui congeniale come l’arte. Una perdita per la cultura italiana.».
Omar Pedrini

«Muore un amico, un compagno di viaggio per tutti gli anni '70 e '80. Muore una parte importante di me».
Antonello Venditti

«In questo momento non ho parole. Non so cosa dire. Un vuoto immenso. Lucio e' stato allo stesso tempo maestro e fratello. Un artista enorme che ha segnato in modo profondo e indelebile il nostro tempo!»
Luca Carboni

«Caro Lucio, mi hai accompagnato a distanza dal Beat in poi, ti ammiravo per la tua genialità, per il tuo estro, per i tuoi eccessi e le tue pazzie, ma soprattutto per la tua arte che non conosceva recinti e riusciva a spiazzarmi e a stupirmi ad ogni nuova idea. Te ne sei andato come avresti voluto, tra un concerto appena finito ed un altro da incominciare e adesso che sei un angelo, come ci promettevi in una canzone, volerai zingaro libero e non starai nelle processioni o nelle scatole dei presepi, ma parlerai con Dio a modo tuo. Addio Lucio. Ti voglio bene».
Stefano d'Orazio

«Apprendo con profonda tristezza della scomparsa di un amico come Lucio. Era un grande artista, la sua ironia e la sua genialità ci mancheranno».
Pino Daniele

«Ricordo Lucio nelle serate passate insieme a Bologna quando registravo il mio disco e ricordo il suo grande carisma e la genialità che venivano fuori sempre, anche durante una cena. Lucio è sempre e comunque “musica”, Lucio è sempre e comunque “parola”. Ciao Lucio».
Enzo Avitabile

«Mi ricordo un ragazzino che aveva 23 anni esattamente come me, nel 1966 quando eravamo in tournèe insieme. Io e i Rokes eravamo numero 1 in classifica con “È La Pioggia Che Va” e quando Lucio (ancora poco conosciuto) ed io camminavamo per strada facevamo “l’articolo il”. Lui aveva la brutta abitudine di chiamarmi “scellino” e per tutta la vita mi ha sempre chiamato così e per tutta la vita io me lo ricorderò ventitreenne, ma straordinario anche allora».
Shel Shapiro

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