Magazine Giovedì 23 febbraio 2012

«Sono depressa per le violenze di mio padre». Lo psicologo risponde

Se vuoi contattare il Dottor Marco Ventura scrivi una email a lettinovirtuale@mentelocale.it

Magazine - Paura del futuro, paura di me, paura di tutto e di niente. Perché tutto si trasforma in niente quando in fondo sai che non puoi far altro che stare lì ad osservare la vita (degli altri) che scorre, affacciata alla finestra. Ho ventisei anni e sono letteralmente bloccata. Non riesco a concludere i miei studi,non riesco nemmeno a pensare all'idea che io possa essere in grado di farlo e poi riuscire a trovare un lavoro che mi soddisfi. Non riesco a pensare all'idea di avere qualcuno accanto, ho troppa paura di rimanere delusa ancora una volta, di dare amore alla persona sbagliata, che del mio amore non se ne farà nulla, troppa vergogna di essere toccata e paura di non sentire nulla nemmeno in quel caso.

Terrorizzata all'idea di dover rivivere ogni giorno della mia vita un passato che non mi piace, che tento disperatamente di cancellare, ma che con forza bruta si intromette nei miei pensieri: un padre depresso e violento che picchiava e insultava me e i miei fratelli minacciando anche mia madre. Una vita passata in punta di piedi, a fare la figlia perfetta, a fare finta di essere forte, come se nulla fosse, sempre zitta, invisibile, costantemente angosciata dalla sua presenza e dall'idea dei suoi schiaffi, del suo sguardo pieno di disprezzo nei miei confronti e delle sue parole che mi rimbombano nel cervello come fossero lame sottili che mi trapassano da parte a parte.

Strano come nonostante siano passanti così tanti anni, quelle sensazioni non vanno via! Mi sento ancora quella
bambina impaurita in cerca dell'amore di suo padre che non l'amerà mai nel modo che lei desidera, che la farà sentire sempre sporca ed insignificante, un corpo buttato lì in balia delle sue percosse, impotente. Una bastarda che non è capace di fare nulla! - per usare le sue parole.

Mi dica, la prego, come spengo certe immagini che mi riaffiorano nel cervello e mi buttano nello sconforto? Come riempire questo vuoto, questo cratere che sento di avere qui al centro di me stessa? Come si fa a smettere di morire e cominciare a vivere?

La prego, me lo dica.


Buongiorno ragazza di ventisei anni bloccata dalla paura.
Ho letto il riassunto della sua vita e da quello che scrive, posso ben capire come possa essere difficile, per lei, pensare a un futuro migliore del suo passato. I maltrattamenti, le minacce e la mancanza di affetto lasciano ferite nell’anima e impediscono di sentirsi forti e sicuri e fiduciosi in un futuro diverso. E sembra impossibile dimenticare tutto questo, così come sembra di sentire che non vi possa essere nessuna alternativa e che non si possa avere un futuro migliore.

Eppure si può. Sì. Si può davvero trasformare tutto questo. Anche se non è facile e immediato e per farlo bisogna chiedere ed avere un aiuto mirato che le spieghi quel come che lei chiede. Mi farebbe piacere aiutarla di più ma per spiegarle questo come non bastano le pagine del lettino virtuale.

Credo proprio che il migliore consiglio che posso darle è quello di affidarsi ad un bravo psicoterapeuta che la aiuti a rielaborare ed a superare le storie del suo vissuto passato. Quello che posso fare io è dirle, nuovamente, che uscire dalla sua situazione è possibile anche se richiede tempo e costanza e, appunto, un po' d’aiuto.

E di questo sono sicuro. Se mi permette una metafora è come se lei ora vedesse la sua vita attraverso le lenti, distorte, del suo passato che sono molto spesse e molto scure. E dunque vede solo scuro. Vede scuro tutto intorno a sé ed anche in sé, quando si guarda dentro e si sente scura. Ed è colpa di queste spesse lenti che le opacizzano le emozioni che non riesce a cogliere i bagliori e i colori brillanti che pure sono già davanti a lei.

E gran parte della psicoterapia è volta proprio ad aiutare persone che, come lei, devono spegnere le brutte immagini ed a colmare i vuoti per emanciparsi da un passato doloroso, per potersi proiettare in un futuro migliore.
Noterà che non ho detto, neanche tra le righe, poverina. Non è una svista e neppure una mancanza di sensibilità. È solo rispetto. Credo davvero che lei abbia subito delle ingiuste vessazioni e mi addolora sentire che le manca l’amore di un padre che invece si è dimostrato violento.
Ma adesso lei ha ventisei anni e merita tutta la dignità di una donna adulta. Ce la farà! Ce la farà anche se ha dovuto subire tutto quello che ha subito e se ha dovuto crescere senza quell’amore e quella considerazione di cui ogni bambina avrebbe diritto.

Ha superato tutto questo ed ora deve solo togliersi da davanti agli occhi e da davanti alla sua anima le lenti scure del suo passato e incominciare a vedere il futuro con occhi nuovi. Aspetto di sentirglielo dire.

Saluti
Ventura

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