Concerti Magazine Sabato 18 febbraio 2012

Festival di Sanremo 2012: stasera Celentano cerca di risollevare gli ascolti

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Magazine - I giovani da talent show salgono, gli ascolti scendono. E il ritorno di Adriano Celentano sembra l'unico sussulto in grado di risollevare le sorti del Festival di Sanremo 2012. Un'edizione nella quale le sghembe omelie del molleggiato durante la prima serata - un'ora di spettacolo su quasi 17 di diretta in quattro giorni - sono riuscite a tenere desta l'attenzione nei confronti di uno spettacolo che non è mai riuscito a decollare, né a scrollarsi di dosso l'ingombrante fardello del re degli ignoranti.
Ieri la quarta serata ha registrato un ulteriore calo di ascolti rispetto all'anno scorso: 11 milioni 429 mila (39, 64% di share) contro 12 milioni 857 mila (44,24% di share). Una débacle che conferma il trend in discesa degli ascolti dopo il botto della prima puntata di martedì, quella dominata dal soliloquio del molleggiato: non sono bastati i duetti con le star straniere e le esibizioni con gli innesti di cantati nostrani; il Festival senza Celentano non tira.

Così stasera, per la finale, la scena torna tutta appannaggio del re degli ignoranti: farà e dirà quel che più gli aggraderà, forte di un contratto di ferro e della consapevolezza di essere l'unico elemento di interesse in un'edizione debole sotto molti profili. À la guerre comme à la guerre.
Mancano le canzoni veramente forti, manca l'originalità e, soprattutto, manca una conduzione capace di tenere insieme cinque ore di diretta per cinque giorni di fila. E se la noia è il filo conduttore di questa edizione numero 62, alle dimensioni wagneriane delle serate manca un Leitmotiv che ne diventi cifra stilistica. Per carità, nonostante gli scivoloni sui gay Morandi è un brav'uomo di sessant'anni schiavo del gobbo, alcuni brani dignitosi seppure non memorabili li abbiamo ascoltati, tra i giovani ha vinto un ragazzetto quindicenne con un pezzo deboluccio, anodino e convenzionale: ma la foca e lo 'stiamo tecnici' di Rocco Papaleo fanno rimpiangere Luca e Paolo come dei Buster Keaton intellettualoidi, l'intervista della Canalis a De Niro come un grande pezzo di giornalismo e la vittoria di Gualazzi come la scoperta di un novello Oscar Peterson. È passato un anno, ma come cambiano le prospettive.

Già, come cambiano: oggi, sabato, viene quasi nostalgia a ripensare alla gretta scenetta di martedì del terzetto Celentano Pupo e Morandi tutto preso a disquisire di diritto costituzionale, saltando di palo in frasca attraverso ogni declinazione dello scibile umano. Non saranno stati Voltaire, Proudhon e Cesare Beccaria, ma se gli unici guizzi in tre giorni sono stati la stoccata di Platinette a Morandi nella serata di ieri e la farfallina di Belén, i silenzi del molleggiato giganteggiano.
E per la vittoria finale, anche il populismo di Emma può diventare un capolavoro di protesta degno di Brassens.

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