Concerti Magazine Venerdì 7 luglio 2000

L'universo si fa in piazza

La piazza piena di gente, migliaia di persone riunite per festeggaire la nuova De Ferrari, finalmente tornata alla città. Ad incantare il pubblico è stata prima la Nona Sinfonia di Beethoven con l’orchestra e il coro del Carlo Felice, diretti da Manfred Honeck e poi la Cosmogonia dell’uomo tra cielo e terra, festa barocca ideata Valerio Festi.
Giochi di luce e d’acqua, ballerini acrobati sospesi a decine di metri da terra e carri allegorici. Grandi palloni aerostatici, sopra le teste del pubblico. Il sole e la luna che si rincorrono. L’aria, l’acqua, il vento e la luce, si esprimono con il corpo di ballerini aerei che decollano, sfiorano le teste del pubblico, volteggiano leggeri per tutta la piazza. I pianeti, guidati dal carro del sole, sfilano maestosi racchiusi tra giganti cornici dorate, e il fuoco messo di purezza e rinascita, riempie le danze di mangiafuoco impavidi.
Una grande allegoria fatta anche di immagini giganti proiettate sugli storici palazzi della piazza e si va da Botticelli a Hokusai passando per Rossetti. Una grande macchina teatrale barocca, un mondo piovuto dal cielo fatto di sogni e miti, per raccontare l’origine dell’universo a tinte pastello.
Un teatro di strada che si rifà alle feste medievali profane, quando lo spettacolo non era nient’altro che messinscena e il testo si riduceva a canovaccio, oggi recitato al microfono con voce suadente.
E al centro dello spettacolo c’è lei, la fontana con le sue danze d’acqua e di colori, che lascia a bocca aperta i genovesi stupiti da così tanto sfarzo e bellezza.

Cerco di capire cosa ne pensa chi ha mugugnato fino a pochi minuti fa per tutti i disagi subiti, incomincio a chiacchierare…e scopro che c’è chi pensa che sarebbe andata bene anche una sagra della porchetta con contorno di ballerine e chi, invece, vorrebbe De Ferrari così tutti sabati. E poi c’è qualcuno che ne vorrebbe un'altra di piazza, magari sul mare ma rigorosamente senza palme. E a proposito di palme, c'è chi mi sussurra all’orecchio che ne sono avanzate trenta, e mi propone una consegna a domicilio direttamente in salotto.

A mezzanotte la festa finisce con dieci ballerini che danzano a testa in giù, arrampicati sulla facciata del palazzo della Fondiaria, sommersi da una pioggia di carta velina.
La musica si spegne insieme alle luci, la piazza incomincia a svuotarsi e finalmente la si può scoprire. Chi rimane circonda la fontana qualcuno non resiste e si tuffa, qualcun'altro fuori dall'acqua si bacia, e non finisce più.

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