Concerti Magazine Martedì 17 gennaio 2012

April Fools fuori da Sanremo Social: «Con un pezzo così, ce la siamo cercata»

Magazine - Sono giorni di polemiche roventi intorno a Sanremo Social, il sistema di selezione via Facebook che avrebbe dovuto aprire le porte del Festival ai concorrenti più giovani partendo dal basso, dal popolo della rete. Sulla carta semplice - carichi video, foto, descrizione del gruppo e partecipi alla sfida - nei fatti un meccanismo di selezione molto più complesso.
E se l'invettiva di Enzo Iacchetti - cuore di babbo, con figlio escluso proprio da Sanremo Social - con annesso vaffa... a Gianni Morandi ha portato alla ribalta i molti dubbi sulla piattaforma, che il sistema destasse parecchie perplessità è questione che, lontana dai grandi media, in rete ha tenuto banco parecchio.
Tra le più frequenti accuse mosse a Morandi e al direttore artistico Gianmarco Mazzi, quella di aver dato vita a un'operazione di facciata: se non hai alle spalle una produzione forte, capace di confezionarti video e book fotografico professionali, i meccanismi del web (ascolto rapido e attenzione minima) ti tagliano fuori dai giochi. Difetti della rete non certo inventati dai due organizzatori del Festival, ma resta il fatto che alla fine i cantanti più votati dagli utenti non li vedremo sul palco dell'Ariston. Al loro posto, sei giovani prodotti dalle solite major. Un caso? Nel web monta la polemica.

Noi invece preferiamo raccontare una storia a suo modo esemplare, scelta tra le tante possibili: ogni giorno migliaia di ragazzi col sogno della musica spediscono i demo alle redazioni, sperando che qualcuno le ascolti. Prodotti di livello spesso alto e quasi sempre autoprodotti (chi è legato a un'etichetta segue un percorso diverso) che raramente riescono a trovare la giusta visibilità. In questi giorni così caldi, mi è capitato tra le mani il disco - o meglio, la segnalazione su myspace - di un gruppo che riassume bene lo Zeitgeist.
Gli April Fools sono un gruppo di ragazzi napoletani, simpatici, talentuosi e con un singolo furbo quanto basta, che già per il loro nome (pesce d'aprile) sono un po' il paradigma di quanto accaduto sul web: cantano con intelligenza dei loro coetanei, conoscono la comunicazione via Facebook (spesso la deridono) e suonano un genere non proprio in sintonia con i canoni imparrucati della kermesse della bella canzone italiana, il funky.

Loro le vie istituzionali per approdare al festival le hanno provate un po' tutte. A partire dal 2007 partecipano ad Area Sanremo, entrano nella rosa dei finalisti e vengono scartati dal team di Pippo Baudo. Ci riprovano ancora, con risultati simili, fino a non venire più presi in considerazione. Soltanto il bassista, Alessandro Stellano, viene notato dal direttore d'orchestra Bruno Santori, che lo porta a esibirsi con l'Orchestra Sinfonica di Sanremo al concerto di Natale a San Pietro. Per gli altri, che di musica ci vivono insegnando al conservatorio, più nulla.
Continuano ad autoprodursi le loro canzoni, le vendono su iTunes con margini irrisori e su Sanremo ci mettono una pietra sopra.
Fino alla novità che dovrebbe rimescolare i meccanismi di accesso: Sanremo social.

Certo, presentarsi al concorso con una canzone intitolata Se non vado a Sanremo aveva un che di folle. Come il video, girato con un telefonino, un po' per provocazione, un po' per necessità. E infatti gli April Fools sul palco dell'Ariston non li vedremo.
«Diciamo che con quel titolo ce la siamo chiamata» scherza Gabriele Aprile, classe 1986 ma con un curriculum già di spessore: due volte diplomato al Cet di Mogol (la prima con borsa di studio, la seconda come assistente), votato dai docenti del Berklee di Boston nel 2007 migliore voce gospel e premiato con una borsa di studio di 10 mila dollari presso il prestigioso istituto Usa. Un sogno che si avvera e si infrange poco dopo essersi fatto due conti in tasca («con la borsa purtroppo non ci pagavo neanche un semestre», commenta amaro).

E di Sanremo Social, che dice? «Noi avevamo risorse limitate - spiega Gabriele - tutti i soldi li avevamo spesi per autoprodurci il disco. Gli ultimi li abbiamo investiti nel videoclip del primo singolo, così ci abbiamo provato con mezzi di fortuna. Non voglio dare un giudizio artistico su chi è stato scelto, ma basta guardare i video di chi è passato: il sistema è discriminante per chi si autoproduce». E in effetti i giovani selezionati da Sanremo Social hanno tutte le carte in regola per essere già dei prodotti finiti.

A noi però il disco omonimo degli April Fools è piaciuto così, un po' ruvido (ma mixato a New York) e suonato davvero, con dei testi capaci di fotografare la disillusione degli under 30, troppo spesso inariditi dall'abuso dei social network. Un tema di attualità al quale il gruppo ha dedicato il suo primo singolo, Semplicemente (Taggato), che vi proponiamo in chiusura. Un brano attuale e smaliziato, che prelude a un disco interessante e molto meno radiofonico.
«Facebook lo usiamo per comunicare, è il nostro motivo di esistenza nel mondo - spiega Gabriele - ma è uno strumento da non sostituire ai rapporti umani. È importante non confondere i livelli di comunicazione. Alla lunga, il rischio è quello di vedere dell'altro soltanto la sua immagine».
Come canta in Semplicemente: «Leggo la tua pagina / leggo la tua lettera / tutto quello che non vuoi è che legga gli occhi tuoi».

Forse l'esclusione dal Festival di Sanremo di giovani che non cantano i soliti triti drammi sentimentali è anche corretto: se l'anno scorso il più giovane in gara era stato, nonostante l'anagrafe, il prof. Vecchioni, uno sguardo a tanta parte dei brani in gara su Sanremo Social, tra frangioni laccati e languidi vocalizzi da omologazione discografica, non fa che confermare la malintesa idea di stereotipo melodico che regge il sistema festival. Che, come buona parte del mercato discografico, si accorge della rete solo per capire di non avere gli strumenti per sfruttarne le potenzialità.
E nel frattempo all'estero da myspace e youtube non nascono solo fenomeni pseudo indie come gli Arctic Monkeys, ma anche prodotti redditizi come Justin Bieber. Hanno usato il web come vetrina, l'industria li ha scovati, raffinati e lanciati in grande scala. Poi, magari, li ha fatti andare anche a Sanremo. Come ospiti.

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