Concerti Magazine Lunedì 2 gennaio 2012

Kate Bush : il nuovo album '50 Words for Snow'. La recensione

Magazine - Si può fare un intero disco dedicato all’inverno e alla neve senza la minima traccia di un traditional natalizio? Sembra proprio di sì, e l’intento di Kate Bush in questa occasione non potrebbe essere più lontano dal confezionare il classico album di Natale. Invece, a pochi mesi da Director’s Cut, che rivedeva alcune composizioni del passato, Miss Bush ha creato una strana ma affascinante opera attingendo alle suggestioni che l’immaginario collettivo collega alla stagione invernale e popolandola di fiocchi di neve, yeti, fantasmi del lago ghiacciato e solubili storie d’amore con un pupazzo di neve.

È il punto di arrivo di un viaggio che parte dalle Wutherin heights, cinguettate dall’incredibile voce di una ragazza che trent’anni era poco più che ventenne, e che nelle varie tappe ha saputo guadagnare dignità e maturità artistica propria dei grandi autori contemporanei. Attenzione, non bisogna aspettarsi un’esperienza di ascolto facile e rilassante, o meglio, non solo questo: il mondo musicale di Kate Bush vive da sempre in equilibrio fra gli opposti poli del pop e della avanguardia.

50 words for snow si apre con delle lunghe composizioni a pianoforte che rappresentano la parte più colta del disco e forse il suo centro: tra queste Snowflake, la storia della vita di un fiocco di neve, stupisce per i picchi vocali raggiunti stavolta non dalle corde dell’autrice ma del figlio dodicenne Bertie, evidentemente erede delle famose quattro ottave che mamma Kate esibiva agli inizi di carriera, mentre Lake Tahoe è un’articolata ballad in cui fioriscono i contrappunti vocali di Stefan Roberts e Michael Wood.

Il disco regala poi una pausa dal sound impegnato e vira verso il pop di Wild man, un omaggio all’uomo delle nevi con un refrain che ricorda Running up the hill, famoso hit di fine anni Ottanta. Restano per la parte finale il duetto con Elton John, Snowed in at Wheeler street, e il pezzo che dà il titolo al disco, 50 Words for Snow: un elenco di cinquanta parole in lingue vere o inventate per dire neve, declamata dall’attore inglese Stephen Fry su base elettronica (la più buffa? slipperella), e la ballata finale Among the angels, solo voce e piano.

Nonostante la bellezza delle singole composizioni, l’effetto complessivo spiazza l’ascoltatore per gli imprevedibili cambi di clima. Ma proprio per questo l’album può essere considerato il miglior compendio dell’arte onnivora e sempre ammantata da un alone di mistero e magia di Kate Bush. Un altro incantesimo di suoni e parole.

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