Concerti Magazine Lunedì 2 luglio 2001

Chiude in bellezza il GoaBoa

È finita, si chiude. Ultima giornata al GoaBoa.
La musica a Genova torna al solito tran-tran fatto di piccoli concerti in piccoli posti con piccoli nomi.
Questa sarà probabilmente l’ultima volta che si farà un GoaBoa a Campi: le aree dismesse usate per la manifestazione verranno infatti occupate nel corso dell’anno da nuovi insediamenti produttivi e commerciali.
E se non si trova un posto dove poter fare il festival l’anno prossimo… Ma è meglio non pensarci, almeno per ora, che ci rimane in bocca il gusto di questa bella iniziativa finita giusto domenica sera.

Ieri, sotto un sole tornato a colpire duro, c’era davvero tanta gente a Campi.
Dopo i savonesi Sanapianta, che hanno proposto un gradevole reggae-funky, è stata la volta degli attesisissimi Leggi l'articolo .
È inutile nascondere che noi di www.mentelocale.it siamo particolarmente affezionati ai ragazzi, da quando abbiamo presentato l’anteprima nazionale il loro primo video, Meganoidi, con un’irriverente festona-ska sotto le austere volte del Ducale.
I ragazzi sul palco ci sanno fare, anche se non sono ancora oliati alla perfezione. Manca ancora qualcosina in termini di affiatamento, e questo verrà, però c’è già un ottimo feeling col pubblico.
Sold out di dischi, magliette e poster per il gruppo genovese, sempre secondo nella classifica dei video più richiesti su MTV.

Con lo show degli Shandon, anche loro alfieri dello ska-core, si è misurata un po’ la strada che resta da fare ai Meganoidi. Il simpatico gruppo bergamasco è più affiatato e suona uno ska-core a due velocità: hardcore nei ritornelli, tiratissimi a chitarre distorte, e strofe di puro ska “english school”.
Davvero niente male, soprattutto alcune cover come la riuscitissima Karma chameleon dei Culture Club.

Ed ecco gli Hives, svedesi. Che però di svedese hanno poco. Capelli neri, musica per niente melodica. Altro che Abba, Europe o Roxette!
La loro musica è un punkabilly furioso e – devo dire – alla lunga un po’ monotono. Le cose migliori si sono viste sul palco: tutti vestiti con completini vintage anni ’60 neri e cravattina bianca. E movenze glamour come da tempo non si vedevano in giro.

Eppoi, finalmente, gli .
Vent’anni di onoratissima carriera, vent’anni dalla morte del maestro Bob Marley. E anche un disco che si chiama 20, dove i giamaicani di Pinerolo si sono prodotti in cover di Bob.
Bunna, Madasky e compagni sono apparsi ieri in splendida forma, carismatici come al solito, regalando al foltissimo pubblico uno spettacolo da brividi. Bello, perfetto e ipnotizzante.
Bella forza, direte voi, hanno suonato dei veri e propri inni: Is this love, Rebel music, War. Solo tre pezzi loro, il resto è farina del sacco di Bob Marley. È vero, ma i ragazzi sono riusciti a dare ancora nuova linfa a canzoni che non ne avevano bisogno, e scusate se è poco.
E poi sono delle macchine da palcoscenico. Musicisti con i controcazzi.

Al punto da far un po’ scomparire lo show dei Transgolobal Undergound, anche loro scafatissimi, al decimo anniversario. Il loro mix di tastiere elettroniche, sitar, rap, ragamauffin e tamburi indiani non è riuscito a convincere il pubblico come invece era capitato con gli Africa.
Poco male. Accattatevi Yes boss food center, il loro ultimo album, e li amerete.

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Oggi al cinema

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