Magazine Venerdì 29 giugno 2001

La zona d'ombra, una scelta di Campo

In tempi di zona rossa e di zona gialla, c’è ancora chi si preoccupa della zona d’ombra:

“Questo è un romanzo sulla diversità. Ho voluto indagare la zona d’ombra della pazzia, che un po’ ci riguarda tutti: cos’è, in fondo, la pazzia? Solo una situazione di disagio alla quale alcune persone troppo sensibili o fragili non riescono a far fronte”. Così Rossana Campo mi spiega il suo ultimo libro, Sono pazza di te, uscito in questi giorni da Feltrinelli. La protagonista, l’io narrante, è reduce da due anni d’internamento in un ospedale psichiatrico.

“Per fortuna non ho mai fatto un’esperienza del genere. Ma Goli, uno dei personaggi, è modellato su una mia amica, che invece in ospedale c’è stata”.
Ma ci sono tanti modi di sentirsi diversi.

“Io, ad esempio, ero terrona, avevo una famiglia strana, un padre che non somigliava per niente a quello degli altri. Quand’ero bambina avrei tanto voluto fosse di quelli che tornano a casa dal lavoro, si siedono in poltrona, fumano la pipa e stanno in pantofole”. E invece niente. "Però mi rendo conto che il suo esempio mi ha aiutato a diventare quello che sono e a farmi una vita come la voglio io". Nel romanzo il padre della protagonista è un uomo estroso, uno che non può star fermo, beve, e racconta un sacco di palle.

“L’idea del romanzo nasce proprio dai racconti di mio padre Renato. Lui è sempre stato un grande raccontatore di storie, anche ora che è un po’ rincoglionito. Mi sono ricordata di quando mi parlava della guerra, della fame, della famiglia zingara. A me piace partire dalla vita vissuta per scrivere, anche perché penso che sia l’unico modo per dare davvero qualcosa al lettore, per aprirgli un orizzonte. Che poi è l’unico motivo per cui vale la pena scrivere: mica lo faccio per far vedere come sono brava o quante cose so…”.
Questo è probabilmente il libro più amaro della scrittrice genovese.

“Sì, ma in tutti i miei romanzi c’è un’alternanza di umori. Le mie protagoniste sono sempre alle prese con uomini stronzi e situazioni che le fanno soffrire: ci sono le mangiate, le chiacchiere con le amiche, le scopate, ma c’è anche il magone. Ecco, stavolta sono partita dal magone, ma non è che non ci sia ironia”.
A partire dal linguaggio, che è il solito pirotecnico melange di parlato, di forme gergali e dotte, addirittura arcaiche. Quello della Campo è un italiano di ricerca, vivo e frizzante, nonostante ormai viva in Francia

“Qualcuno dice che sbobino i miei dialoghi, che sarebbero una registrazione del parlato. In realtà io ricreo una lingua parlata. In Francia mi tengo in allenamento: ho molti amici italiani, e poi passo molto tempo in Italia. Ho una base a Roma, dove ho preso una casa che ho trasformato in ateliér, dove dipingo [la copertina del romanzo è sua, e a novembre terrà una personale a Genova. n.d.r.]. Se stessi sempre a Parigi impazzirei. Ora starò tre mesi a Roma, ma sarò a Genova per il G8”.
In prima linea contro le manganellate

“A volte può anche essere giusto prendere qualche manganellata. È bello vedere che ci sono tante realtà diverse che si associano per una causa comune. C’è quello che non vuole mangiare cibo transgenico per non avere un figlio con otto orecchie e c’è quello con una maggiore consapevolezza politica, ma sono tutti insieme. Fa piacere, dopo anni nei quali sembrava che tutto fosse andato alla deriva. Speriamo che non finisca tutto in merda”.
di Donald Datti

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