Magazine Lunedì 17 ottobre 2011

«Amo un uomo che ha 18 anni più di me ma la mia famiglia si oppone»

Se vuoi contattare il Dottor Marco Ventura scrivi una email a lettinovirtuale@mentelocale.it

Buongiorno Dottore,
da più di un anno ho una relazione con un uomo di diciotto anni più grande di me. Inutile dire che la mia famiglia non è d'accordo e che non c'è possibilità di dialogo con loro. L'unica soluzione ai loro occhi è lasciarlo.

Tutto questo sta inoltre minando la mia relazione poiché inizio a prendere seriamente in considerazione l'idea di chiudere e non perché non ci sia amore nei confronti di quest'uomo ma perché non riesco a reggere l'idea di dover mentire e di dover vivere con l'angoscia tutte le volte che lo vedrei.
Sono certa di amarlo davvero ma non riesco a sbloccarmi. Non riesco a proiettarmi senza di lui e neanche però a proiettarmi in un periodo di bugie in famiglia. La soluzione sarebbe andare via di casa ma non ho le possibilità nonostante io stia cercando in tutti i modi di procurarmele ma non è semplice e non è una soluzione rapida. Cosa devo fare?



Buongiorno.
Subito dopo aver letto la sua mail volevo incominciare dicendo che l'età non conta ma poi ho notato che tra le tante cose che lei non dice di sé (non dice neanche quanti anni ha) e allora mi è venuto in mente che, forse, anche l'età conta.
Eccome. E a pensarci bene, ci potrebbero essere riflessioni, commenti e conclusioni diverse a seconda che lei abbia quindici o venti o trenta o cinquant'anni.

Ovviamente quando si cerca di capire come stanno le cose, assieme all'età contano anche molte altri elementi. Come lei racconta, oltre all'amore, ci sono da valutare, tra le tante, gli aspetti logistici ed economici e le relazioni con gli altri, famigliari compresi.
Quindi, quando ci si chiede che cosa fare, prima di arrivare alle conclusioni credo che sarebbe più opportuno chiarire meglio come stanno le cose nel loro complesso.

Non avendo altro materiale su cui riflettere, se non quello che scrive, mi soffermerei un attimo a capire cosa intende quando dice: «Non riesco a proiettarmi senza di lui», mentre, poche righe dopo, ammette che la soluzione sarebbe andare via di casa ma non ho le possibilità nonostante io stia cercando in tutti i modi di procurarmele ma non è semplice e non è una soluzione rapida.

Noterà anche lei che le due affermazioni sembrano quasi contraddirsi. A meno che non appartengano a due piani diversi. Ovvero che lei sogna un futuro, con il suo lui, ma che, di fatto, non esistono le condizioni reali per realizzare questo sogno. E scusi se è poco.
Allora mi chiedo se i suoi genitori non siano anche la rappresentazione di quello che è il conflitto tra quello che vorremmo fare (o essere) o quello che davvero possiamo fare (o essere). E presumibilmente, il problema, non è la differenza di età tra voi due, quanto la differenza che esiste tra sognare e vivere le realtà.

Come lei saprà, non si può vivere in un sogno, e neppure si può vivere senza sogni. A questo punto si torna alla sua domanda: cosa deve fare? Intanto non c'è alcun dovere non si tratta di vita o di morte si tratta solo di trovare la via giusta per vivere più serenamente.
E a questo punto la risposta è ovvia: forse i suoi genitori sono soltanto preoccupati che lei insegua un sogno senza rendersi conto dei dati del reale.
Si metta in moto per riuscire ad avere le possibilità, concrete, di spiegare, a tutti, e anche a se stessa, che lei ce la può fare e cerchi di realizzare, nella realtà, tutti i passi per raggiungere i suoi sogni o almeno ad avvicinarcisi il più possibile.

I sogni, per definizione, sono spesso irraggiungibili.
Buona fortuna,
Ventura

* Psicologo e psicoterapeuta. Chi vuole consultare Marco Ventura direttamente può chiamare il numero 010 562769 o recarsi presso il suo Studio di via Macaggi 25/11, Genova.
di Marco Ventura*

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