Concerti Magazine Giovedì 16 novembre 2000

Andrea Ceccon fra Teatro e Cinema

Magazine - Una volta ero dietro le quinte con Andrea Ceccon. Lui si stava vestendo da rapper, per fare al pubblico una "lezione di savonese". Con un cartello in mano ti insegna a impratichirti dello slang di savOna (con la "o" larghissima). Ad esempio: l'espressione "questo vestito ti rende molto sexy" sul cartello viene tradotta "belan come t’abbagascia".
Andrea stava indossando un paio di occhiali da sole verde acido raccapriccianti. Gli chiedo dove li ha presi. -nella rumenta- risponde. -E come mai?- chiedo, lui fa -stavo buttando via una cosa e ho visto la stanghetta verde con sopra scritto questo!- guardo la stanghetta e qualcuno ci ha inciso con una chiave o una lama la frase "fatti i cazzi tuoi".

Dire che Andrea è un tipo bizzarro è riduttivo. Ceccon è un personaggio geniale ed un artista coraggioso, che ha fatto sempre il suo senza mai voler accontentare nessuno: niente compromessi mai.
Ci vuole fegato, e anni di gavetta. Oggi, se la sua notorietà continua a crescere, vuol dire che è così bravo che ignorarlo non è proprio stato possibile.
Basta guardare l'escalation dei suoi ultimi anni: dopo aver creato "le voci atroci", gruppo vocale universalmente riconosciuto (due dischi, 260 date in due anni in tutta Europa, una canzone con Mina), adesso, mentre prepara il terzo cd, è Tito il ladro nella di De André, nel frattempo scrive la colonna sonora di un film di Federica Pontremoli, e nei ritagli di tempo prepara le musiche per di Brecht per la regia di Jurij Ferrini.

È la tua prima colonna sonora? Che effetto fa?
L'effetto è familiare: le protagoniste sono quattro ragazze che formano un coro, quindi ero nel mio, credo mi abbiano chiamato proprio per quello…
Recentemente lavori soprattutto per cinema e teatro. Come vedi queste "strade alternative?"
Sono felicissimo di fare nuove esperienze. Ma credo che si tratterà di una parentesi. Io sono prima di tutto un MUSICISTA. E quindi devo fare dischi, e concerti.
Allora il terzo album delle Voci Atroci non è solo un progetto
No, infatti. Il materiale è completo, adesso lo registreremo e rimane la cosa cui tengo di più.
Ho sentito che si intitolerà "in the gergo", dimmi qualcosa di più.
Sarà un disco meno tecnico e più "di canzoni", intendo dire canzoni che hanno anche un testo, delle parole cui dedicheremo maggiore attenzione.
Una curiosità: sono anni che suoni dal vivo: raccontami la cosa peggiore e la migliore che ti sono successe.
Vediamo…. Allora, la cosa peggiore mi è successa allinizio: intorno al 1976. Suonavo al teatro Doria, dove adesso c'è la sede del Corriere Mercantile. Ero la spalla di Tony Esposito. Suonavo canzoni mie. Politiche. La gente continuava a gridare "TONY TONY" sempre più forte. Ma ad un certo punto uno si è alzato, in prima fila, e ha ruttato.
Non ci posso credere
Sul momento nemmeno io ci potevo credere. Era un rutto talmente lungo e mostruoso che non ho più sentito la mia voce, la chitarra, niente. Mi ha completamente azzerato. Ho finito il pezzo e sono andato via. Non ho messo piede su di un palco per due anni…
E la migliore?
La migliore è stata la collaborazione con Mina. Ma dal punto di vista del palco, il massimo è stato suonare con Bobby Mc. Ferrin a Kassel, in Germania. Mc. Ferrin aveva scelto noi come gruppo di supporto e questa è veramente una bella soddisfazione.
Nel tuo curriculum c'è anche una finale sanremese… Cosa ne pensi, col senno di poi?
Ne penso peggio che posso. Io nel calderone Sanremo non ci andrò mai più.
Ecco, questo mi sembra il tuo tratto distintivo. Nessuna pietà, noi andiamo per la nostra strada e se non ci capite peggio per voi. Come hai fatto a diventare un artista di successo con questo metodo?
Credo che la strada dell'oroginalità paghi, anche se è infinitamente più lunga. La banalità ha un senso estetico solo, mi spiego? Sei nel tuo contenitore e di lì non esci. Hai successo con una canzone e fai quella canzone o altre simili tutta la vita. Per me non può funzionare così.
E la scena genovese? Cosa te ne sembra?
La scena s'è ammosciata su se stessa. C'è stato un boom, ma secondo me più dovuto alla necessità giornalistica di trovare qualcosa di nuovo che a un reale interesse. Comunque, credo che in veste di capitale della cultura 2004, sia i singoli che le associazioni abbiano ancora molto, ma molto da fare.

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