Concerti Magazine Mercoledì 15 novembre 2000

Giginho, dal Brasile con saudagi

Magazine - Molti lo conoscono, soprattutto a Genova le sue canzoni sono diventate una specie di passaparola. Per chi non sapesse: Giginho è un personaggio evanescente, lo si vede saltare sul palco dei Cavalli Marci o esibirsi con Ceccon e Balbontin, le sue cassette pirata vanno a ruba: qualcuno cerca di raccontartelo e di solito dice: "ho visto uno con la maglia del Brasile e una chitarra, che cantava 'ste canzoni assurde che sembrano in portoghese ma sono in italiano, credo sia di Pegli, comunque a momenti me la faccio addosso."
Questa è la sua prima intervista. Devo premettere che per me è stato difficile realizzarla. Non per incomprensioni linguistiche o per mancanza di affinità, ma perché Giginho sono io. E quindi devo intervistarmi da solo. Fino ad oggi ho fatto molte cose da solo, ma mai una intervista…
Giginho, perché le canzoni brasiliane?
È cominciato tutto per gioco. Come i più hanno intuito vedendomi suonare la chitarra, sono un musicista. E parecchi anni fa, mentre suonavo nei locali con la mia rock band, preparavo l'esame di Privato. Chi ha fatto Giurisprudenza sa: privato è l'esame più duro di tutti. Dunque, è sera. Il giorno dopo ho l'esame di privato e sono visibilmente impreparato. Guardo il telegiornale e vengo a sapere che è carnevale (cosa che non avevo affatto notato per via dello studio). Per un innato sadismo, a carnevale in televisione ti fanno sempre vedere le ballerine sui carri del Samba a Rio de Janeiro. Io guardo quei glutei meravigliosi e penso "che saudagi" (saudade, pronuncia saudagi, è la parola principe della musica brasiliana e vuol dire su per giù "malinconia con senso di tristezza, pervaso di tramonti, voglia di tornare a casa, voglia di ripartire"). Così prendo la chitarra e suono un samba famoso, però ci canto sopra un testo finto-brasiliano sull'esame di Privato. Mi segui?
più o meno… Ricapitolando: hai un esame, sei malinconico, ti metti a scrivere una finta samba. Giusto?
Più che malinconico direi molto impreparato… Comunque scrivo sta canzone e la chiamo "samba du privao". Poi ogni tanto la suono e scopro che fa ridere veramente tutti. Anche quelli che non hanno dato neppure l'esame della patente.
e da lì è cominciata. I Cavalli Marci?
I Cavalli li conoscevo da tempo, e un giorno Rufus ha casualmente ascoltato la canzone. Mi ha proposto di fare una "ospitata". Non ho potuto rifiutare.
insomma da studente a comico, così senza passaggi intermedi… Ci vuole una certa duttilità?
Mah… Più che duttilità direi schizofrenia, daltronde mi sto intervistando da solo. Veda lei. Dopo la prima ospitata ne ho fatte altre. E ho dovuto scrivere altre canzoni. Al ritmo di una alla settimana. Alla fine dell'estate avevo un repertorio.
È stato formativo quindi? Difficile, emozionante?
Tutte le cose insieme. I Cavalli hanno ritmi serratissimi. Entri in scena correndo, esci correndo. E poi devo ancora imparare un mucchio di cose, i tempi comici… Ma lavorare con i Cavalli è stato come avere un nonno scorbutico che ti insegna a nuotare: ti porta alla spiaggia, ti butta in mare, o impari o anneghi. Per adesso sto a galla. Ma mi piace questo modo di fare. Perché alla fine è così che deve essere. Quello è il palco, quella è la gente. Adesso tu vai lì e li fai ridere. Poi magari dopo impari qualche finezza.
e di Ceccon e Balbontin che diresti?
Andrea ed Enrique hanno una comicità naturale pazzesca. La prima volta che ho visto il "nippon original karaoke" sono rimasto senza parole. E sfido chiunque veda "i fratelli Palinka" a trovare qualcosa di più assurdo e comico in città.
farai un disco sì o no?
Vorrei. Ma vorrei registrarlo dal vivo, con le risate vere della gente. Comunque adesso è presto. Ho in preparazione uno spettacolo mio, dall'inizio alla fine. Avrò bisogno dell'aiuto del "nonno" di cui sopra…
appuntamento a quando?
Gennaio, si direbbe. Con i tempi di tutti, facciamo febbraio. Nel frattempo ospitate.

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