Sei Personaggi.com: polli e incesti - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Corte Giovedì 21 giugno 2001

Sei Personaggi.com: polli e incesti

Un travestimento pirandelliano
Personaggi e interpreti
Padre
: Alexsandar Cvjetkovic
Madre Rachele Ghersi
Figlio Fabrizio Matteini
Figlia Ottavia Fusco
Autore Eugenio Allegri
Voce del Padre Omero Antonutti
Voce della Figlia Mariangela Melato
Voce del Figlio Massimo Popolizio
Voce della Bambina Francesca Rota
Regia, scenografia acustica, musica: Andrea Liberovici
scena e costumi Filippo Garrone
luci Sandro Sussi

Eravamo pronti a tutto. Invece, dopo i vari ritardatari, buio.
Buio pesto.
Oscurità e suoni avvolgenti, che ti fanno girare la testa, perché si spostano da destra a sinistra, di fronte e dietro le spalle. E allora voltati di qua e di là, cercando di identificarne la fonte.
A lungo, l’esercizio delle teste di noi spettatori resta l’unica azione in scena. E ci intrattiene, insieme all’ascolto di frammenti di parole, suoni e musiche.
Non c’è trama, solo l’eterno dilemma di un autore e del suo scrivere, che improvvisamente - come già intuì Pirandello, di cui questo testo di Sanguineti è figlio – si anima di voci e, successivamente, di personaggi in carne e ossa, che parlano con l’autore e si sovrappongono a lui. Finzione e Realtà smarriscono i confini e si intersecano, in un proliferare di rimandi, rispecchiamenti, citazioni, ricordi: una realtà surreale o, più modernamente, Virtuale.

Allegri, nella parte dell’Autore interrompe il buio e l’assolo aurale, entrando in scena preceduto da un fascio di luce netta come una porta, che dalla platea sale verso il palco dove il pubblico aspetta lo spettacolo.
L’attesa a questo punto si è fatta trepidazione, ma le prime parole dell’attore sono quelle di una fiaba sui generis: “c’era una volta un bambino: aveva due anni e mezzo: era estate, era in vacanza: pisciò nel pollaio: e un pollo, così, zac, gli becca il piccolo cazzo, a lui:”

Il seguito si carica di demenziale e sembra la parodia di “Tre civette sul comò che facevano l’amore con la figlia del dottore...etc. etc.”
Il risultato è straniante e comico, peccato che nessuno rida. Allegri è superbo.
Quello che si svolge ai nostri piedi (nell’angusto spazio in fondo alle tribune), è un match incestuoso che si sviluppa tra l’autore, la figlia e il padre in una rilettura esplicita di quello che in Pirandello era un ambiguo e brevissimo accenno ad una qualche relazione non prettamente figliale tra i due.
Come dice Sanguineti, nell’intervista che apre il testo pubblicato da il Melangolo, “di Pirandello resta poco o nulla [...] ho voluto mantenere I sei personaggi, che era l’idea di partenza per scrivere poi un testo nella libertà più totale.” E così è - se vi pare – Sei personaggi.com: un testo libero, reso ancor più indipendente da una lettura registica che lo trasforma in suono, passi e mosse di danza che si accompagnano ad una gestualità di tipo più semplice.

In una Babele linguistica che è citazione ma anche mimetizzazione degli originali di T. S. Eliot, De Sade, Freud, la parola si fa travestimento di concetti tabù: masturbazione, incesto, erotismo che declamati in spagnolo e francese guadagnano una distanza pudica o fumettistica a secondo del livello di comprensione.
La madre, come in Pirandello, è l’unico personaggio che non prende coscienza della sua maschera, e non arriva a comprendere i limiti tra realtà e finzione, se non vagamente sul finale.
Per quasi tutto lo spettacolo, essa non è che una spettatrice in prima fila – e non è una metafora. Seduta accanto al pubblico osserva la figlia, vittima del padre e dell’autore, e le sorride di tanto in tanto, compiangendola. La figlia, per tutta risposta, la brutalizza - fisicamente - ma l’autore avverte: “siamo a teatro”.
Tutto è possibile. Per fortuna, siamo a teatro: padre e figlia sono incarnati da due attori ed eccellenti interpreti (Alexsandar Cvjetkovic e Ottavia Fusco), che mostrano la solita età e fisicamente si fronteggiano senza schiacciarsi l’un l’altra, altrimenti il tema dell'incesto e le scene ambiguamente erotiche diventerebbero insopportabili.

Il gusto kitsch domina. E' quello del drappo fucsia su cui, a metà spettacolo, appare stesa la figlia (sotto vetro), con in grembo la statuetta di Gesù Bambino. E' l’emblema di uno spettacolo in cui parodia e travestimento significano: mascherata di una realtà, che non è più neanche finzione, ma prodotto commerciale con tanto di codice a barre e prezzo.
Senza accorgersene, si viene ricatapultati sul nostro mondo globale, dove quasi tutto ha un prezzo.

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