Magazine Sabato 23 luglio 2011

Il pescatore di tonni di Raffaele Mangano, la recensione

Magazine - Raffaele Mangano è un giornalista milanese con origini siciliane che abbandonata la professione ha scelto di vivere da qualche anno alle falde dell'Etna. Da un po' di tempo si è dedicato alla narrativa e questo, Il cacciatore di tonni (Fausto Lupetti Editore, 2011, 240 pp.), è il suo ultimo romanzo.
Con questo libro, edito per la collana Amatea, Raffaele Mangano racconta una storia affascinante che ha per protagonista la famiglia Mannino, ma è soprattutto l'isola di Favignana a porsi al centro dell'attenzione, con i suoi tonnaroti (i pescatori di tonni), i suoi abitanti e i suoi riti legati alla ciclica mattanza.

Chi racconta in prima persona la storia descritta nel libro è Nino Pizzuto, un revisore di conti e bilanci per una società americana con sede a Milano. Pizzuto è in vacanza a Favignana presso la famiglia Mannino, dove ha affittato una camera. L'incontro cambia profondamente il contabile milanese: dopo l'esperienza della tonnara e la conoscenza dello stabilimento Florio per l'inscatolamento del tonno, Pizzuto riscopre un sentimento profondo e ormai dimenticato verso le sue radici siciliane.

È chiaro che Nino Pizzuto è l'alter ego di Raffaele Mangano, che dedica questo libro al nonno Lorenzo, siciliano che lasciò l'isola senza mai più rivederla. L'anziano visse questo abbandono come una colpa da espiare nel segreto della sua anima.
Con la scrittura del romanzo Raffaele Mangano non solo farebbe felice il nonno Lorenzo, ma rende a noi tutti un mondo che non è giusto dimenticare. La famiglia Mannino, con tutti i suoi componenti, insieme ai tonnaroti e agli abitanti dell'isola di Favignana, sono raccontati in una storia corale attraverso le numerose visite fatte ogni anno da Nino in occasione della pesca.

I personaggi a iniziare da Zu Beppe per finire con Clemente Vantrone o Zu Sarino, sono tutti descritti con grande partecipazione emotiva. Tutti donano momenti di profonda umanità.
Nino che è nato a Torino diverrà Nino u turinisi, un tonnaroto anche lui; poi per questioni legate alla professione milanese, si allontanerà per molti anni da Favignana. Scopertosi anche nas'i pipa, ritornerà a Favignana.
Alla fine, sarà proprio Nino che si interesserà di far diventare l'antico stabilimento di tonni un museo, un luogo da non dimenticare. È Nino che continuerà a rievocare una antica dignità nella povertà e nel dolore, andata persa insieme al lavoro di pescatori di tonni.

Questo romanzo ha una straordinaria capacità di farci conoscere, piano piano, con la meraviglia di occhi stranieri, la vita dei pescatori di tonni: i tonnaroti dell'isola di Favignana.
La mattanza dei tonni, che è una pratica ormai dimenticata, viene fatta rivivere entrando nei riti, nelle superstizioni, nei segreti e le pratiche del lavoro. U piscispata s'ammazza sulu. Un'avi vogghia di farisi piscari (Il pescespada si ammazza da solo. Lui non vuole farsi pescare).

di Giorgio Boratto

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