Magazine Martedì 19 luglio 2011

«Sono un'artista grazie a mio padre ma non ho avuto il suo affetto»

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Salve,
ho già scritto qui mesi fa parlando di mio padre che era morto e per il fatto che non riuscissi a piangere.
Ancora oggi non ci riesco, però a volte mi capita di farlo solo quando ascolto la musica classica e in particolare il violino.

Non riesco a capire perché mi capita solo in questa occasione. Devo dire anche che mio padre amava molto questo genere di musica ed è stato lui uno dei motivi per cui ho iniziato a suonare questo strumento.
Penso che i miei pianti comprendano ben altre cause tra cui il fatto di aver vissuto in una famiglia piena di astio e senza serenità, il fatto che più volte mamma e papà dovevano separarsi ma non l'hanno mai realizzato, il fatto che sono stata costretta da parte di mia madre ad andare in un determinato luogo (all'estero) per più di quindici anni (papà era claustrofobico e non poteva venire), l'incesto non voluto che ho avuto a quattordici anni, l'innamoramento (durato cinque anni) di un ragazzo e il dolore provato quando è partito per l'America.

Dopo tutte queste cose ho provato a sfogarmi in vari modi e ora mi considero un'artista a tutti gli effetti. L'unica cosa che mi consola e mi fa andare avanti è la musica, l'arte. Sono sempre stata single poiché da tempo ormai mi sono creata una corazza (ora ho diciannove anni).

Mi difendo, però allo stesso momento sento un grande vuoto perché vorrei un po' di affetto, soprattutto adesso che papà non c'è più.
Perché la musica classica mi fa venire in mente tutte queste cose? Cos'è che le collega?
La verità è che sono un tipo di persona molto depresso e cerco di trasformare questa negatività in qualcosa di carino.



Buongiorno.
Come mai la musica le fa venire in mente queste cose? Perché la musica è un linguaggio che evoca emozioni. E gli stati emotivi, di volta in volta, possono essere di gioia e di energia ma anche di ansia e di tristezza. E questo a causa delle vibrazioni che risuonano dentro di noi e che, a volte e per fortuna, riescono a superare anche le corazze più robuste.

Questo è quello che capita a lei. Del resto, leggendo la sua storia, come fa a stupirsi se proprio la musica del violino la fa emozionare al punto da permetterle di piangere? È talmente ovvio.
Ma a proposito di corazze, credo che lei, giustamente, se ne sia creata una bella spessa e robusta per potersi proteggere da tutte le brutte cose che le sono capitate. Ed è stato un bene anche se le corazze proteggono dagli urti ma allo stesso tempo non permettono di sorridere alle carezze.

Non credo che lei sia un tipo di persona molto depressa. Credo invece che lei abbia vissuto e stia vivendo, un periodo molto faticoso pieno di situazioni che l'hanno messa in difficolta. È questo che la costringe in una condizione depressiva (sembra la stessa cosa ma la differenza è tanta).
Credo che la verità sia un po' troppo grande per essere capita del tutto ma se dovessi dire, lei sta facendo del suo meglio per reagire e già solo per il fatto che ci prova ha tutta la mia stima. Se poi troverà che sono cose di cui vorrà parlare con qualcuno che la sappia ascoltare, capire e aiutare, ancora meglio.

Il fatto che lei abbia solo diciannove anni mi fa sperare che possa scoprire quanto il futuro che ha davanti potrebbe essere diverso e migliore del passato che ha alle sue spalle.
E, badi bene, ho detto dietro le spalle e non sulle spalle. Su quelle ci sta il violino.
Che la musica sia con lei!
Saluti,
Ventura

* Psicologo e psicoterapeuta. Chi vuole consultare Marco Ventura direttamente può chiamare il numero 010 562769 o recarsi presso il suo Studio di via Macaggi 25/11, Genova.
di Marco Ventura*

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