Concerti Magazine Giovedì 14 luglio 2011

Daniele Silvestri, il nuovo disco S.C.O.T.C.H. La recensione

Magazine - Daniele Silvestri fin dal suo esordio si è rivelato come un cantautore talentuoso e capace di affrontare i temi e le atmosfere più diversi. Molti i registri delle sue liriche: il romanticismo e l’ironia così come la passione politica, il tutto legato ad una felice propensione alla rima e a melodie pop di notevole spessore e gusto.
Nel suo nuovo lavoro, S.C.O.T.C.H., ritroviamo molti di questi elementi: nelle quindici canzoni che compongono l'album spazio a musica di gran pregio (Silvestri conferma la sua band storica I soliti noti) e ospiti illustri che ne arricchiscono le esecuzioni.

Ma il buon Silvestri conferma anche di essere un artista legato agli umori del suo tempo esprimendo sostanzialmente due tematiche fondamentali: il rapporto con gli altri e la politica. Silvestri è sempre stato un artista impegnato, ricordiamo il suo esordio al festival di Sanremo con L’uomo col megafono al quale sono seguiti altri brani che esprimevano le sue opinioni in merito (Cohiba, Aria), pur non negandosi il piacere della canzonetta allegra e scanzonata.
In S.C.O.T.C.H. riscopriamo un Silvestri più malinconico e sommesso, un artista che ha sentito su di sé le ferite del tempo e le ha messe in musica, cucendo delle melodie emozionanti a liriche che fanno riflettere.

Il brano Le navi, che segna l’esordio del disco, è un po’ il manifesto delle sue intenzioni. Nei versi Che salpino le navi, si levino la ancore / Verranno giorni limpidi e dobbiamo approfittarne / Non c’è niente per cui piangere o tornare” si esprime la voglia d’abbandono di un mondo ingiusto, sopraffatto nel finale da una speranza di rinnovamento che non si scinde dal sentimento dell’amore.
Più amaramente divertente Cos’è sta storia qua in cui un lavoratore deve affrontare l’odissea di un viaggio in tram, con la donna isterica che gli pesta i piedi, che sbraita contro l’amministrazione e lo rintrona di discorsi quotidiani come la leggenda metropolitana dell’apocalisse Maya. Un precario come protagonista di una canzone, il vero eroe moderno, che alla fine, dato che tutto è perso, si prende una piccola rivincita.

A questi piccoli, grandi eroi del quotidiano Silvestri fa un omaggio con Precario è il mondo, quasi uno scioglilingua in rima che denuncia la rabbia e lo sconforto del lavoro nei tempi attuali, prendendosi il lusso di corbellare nel finale qualcuno (il responsabile di tutto), proprietario di una bella faccia liftata e tinta perfetta ai capelli: finale affidato alla voce roca e partenopea di Raiz (ex vocalist degli Almamegretta), uno degli ospiti di Silvestri.
Unico momento di distrazione è la Chatta, parodia della Gatta di Gino Paoli, in chiave informatica, a cui prende parte Paoli stesso; momento grazioso e garbato in cui Gino Paoli non si nega ad una simpatica gag con il collega.

In questo contesto non stupisce ed emoziona sempre e comunque l’omaggio a Giorgio Gaber con Io non mi sento italiano e continua la riflessione e la mesta ironia sulla politica con Monito: in questo brano, dove figura la tirata chitarra elettrica di Andrea Moscianese, Silvestri s’interroga sull’utilità del solo monito del presidente della Repubblica che pare rimasta l’unica voce all’interno delle istituzioni contro l’interesse privato dei politici.
Ai decreti da firmare, Silvestri augura al Presidente una penna disonesta che alla fine s’impunti e non scriva.

Il brano Ma che discorsi è d’altro tono: una riflessione sull’amore e sui suoi dubbi. È un dialogo con la sua donna, idealmente svolto in auto, cantato e suonato in maniera magistrale: i fraseggi di chitarra e organo portano alla commozione più sincera.
Altro brano da applauso è L’appello in cui, in un arrangiamento da musica circense, si parla invece dell’omicidio del giudice Borsellino e delle trame oscure legate al fatto.
Un disco, S.C.O.T.C.H., che come detto tiene fede al talento e l’onestà intellettuale dell’autore, un oggetto da avere e da ascoltare più volte, per rendersi conto che in questo paese c’è ancora chi fa musica con coscienza e impegno e che, forse, vale più un momento di riflessione dettata da un bravo artista che tanti momenti di svago senza spessore e senza valore.

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