Magazine Martedì 12 luglio 2011

«Se lui non è con me ho mille dubbi: è gelosia?»

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Ciao,
sono una ragazza di diciotto anni, fidanzata con un ragazzo di ventitré da più di un anno. Questa mail potrebbe intitolarsi tristezza. Ci amiamo un sacco e andiamo abbastanza d'accordo ma abbiamo un grande difetto: siamo molto gelosi l'uno dell'altra e questa gelosia spesso ci porta a grandi liti.

Da quando sto con lui sono cambiata e maturata molto, cerco di fare qualunque cosa per lui, mi comporto meglio che posso e faccio di tutto per renderlo felice ma certe volte sembra non bastare e vuole sempre di più. Alcune volte piango per delle ore, vorrei lasciarlo ma purtroppo non ho il coraggio, perché senza di lui non sarei più niente.

Quando non è con me ho sempre mila paure e dubbi, ma appena lo vedo il mio cuore sorride.
Vorrei far passare il tempo e avere già una casa e una famiglia con lui, so che anche lui mi ama tantissimo, ma certe volta cambia umore e modo di essere da un momento all'altro.
Cosa posso fare, ho proprio bisogno di un consiglio.
Grazie in anticipo, Chiara.



Buongiorno Chiara.
Cosa può fare? Intanto spiegarmi perché intitola la sua mail tristezza.
Leggendo la sua storia tutto mi sembra fuorché triste. E invece, lei, potrebbe sentirsi così: spero non sia perché alla sua (giovane) età non ha ancora coronato il suo sogno d'amore che però sembra tanto il sogno di una donna del millennio scorso. O no?

Nel frattempo mi potrebbe spiegare come mai cita la gelosia quando anche di quella non c'è grande risalto o comunque non si capisce di cosa e quando e come e perché mai lui è geloso di lei.

E trovo riduttivo che lei sia gelosa solo per il semplice fatto che lui non è (sempre) con lei. In questo caso più che nella gelosia cercherei le risposte in qualche altra parte della sua testa, magari sotto forma di ansia d'abbandono e infine vorrei capire cosa intende quando dice che lei è maturata molto e si comporta meglio.

Meglio rispetto a cosa? Se poi maturare vuol dire che, adesso lei fa qualunque cosa per lui (ma non basta mai) allora serve davvero che mi spieghi meglio come stanno le cose.
Noterà che, anziché risponderle, le ho fatto un mucchio di domande.

Già, è proprio così. Credo che ci siano momenti in cui, si deve inquadrare meglio la situazione per capire cosa c'è che non và. E in questi casi, trovare la risposta giusta, dipende anche dal fatto che abbiamo fatto la domanda giusta. Per cui la inviterei a riformulare meglio la sua storia e le sue paure e a chiedersi cosa vuole davvero e di cosa ha veramente paura.

Solo, la prego, non chiuda il discorso con lo amo da morire e farei qualunque cosa per lui perché senza di lui non valgo niente.
Con una frase così non c'è scampo, ma la colpa è solo della frase in se che non lascia nessun margine di manovra. Mentre invece a guardare bene e con calma le cose, le storie e le relazioni, ci si accorge che ci sono molti modi di affrontarle e risolverle perché, tra le sbarre delle parole che ci mettono in gabbia con le loro definizioni, ci sono, in realtà, spazi di relazione, con se stessi e con gli altri, molto più aperti a sviluppi creativi.

E se lei, invece, continua sentire che le cose stanno così mi permetterò di farle notare che non sarà certo la prima volta che scopre, col tempo, che una sua impressione si è poi rivelata sbagliata.

Saluti,
Ventura

* Psicologo e psicoterapeuta. Chi vuole consultare Marco Ventura direttamente può chiamare il numero 010 562769 o recarsi presso il suo Studio di via Macaggi 25/11, Genova.
di Marco Ventura*

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