Concerti Magazine Giovedì 30 novembre 2000

la musica ritrovata

Presso uno dei tanti ed interessanti fondi privati musicali genovesi si conserva un volume di quasi duecento pagine intitolato Il Viva Camilla … Lirica nova … Alle Danze adattato & à gli Amori.
Il libro, contenente prose, poesie e musiche, fu compilato dal nobile genovese Michele Imperiale verso il 1725 ed è un interessante raccolta di "canzonette amorose".
L'autore ha giustapposto a preesistenti melodie un nuovo testo in lode della bella dama alla quale faceva da cavalier servente: Camilla Cambiagia.
In questa specie di "diario di un cicisbeo" sono contenute delle "Annotazioni" mediante le quali vengono narrati fatti e pettegolezzi, concernenti la vita genovese durante i primi anni del Settecento. Degne dattenzione sono le notizie riguardanti le danze alla moda: la contraddanza tedesca Moleswerk che deriva il suo nome dal suo autore il Duca Moles, il minuetto detto lOrleans e quello di Torino, dorigine francese il primo ed importato in Genova dal signor Gio. Luca Pallavicino e dal suo grande amico, il Conte della Trinità, il secondo.
Le notizie coreutiche si susseguono con ritmo incalzante e, fra una frase galante e laltra, ci informano che la contraddanza chiamata Pistoletta, fu introdotta a Genova dallElettore di Baviera "che anni or sono fu qui di passaggio divertito pubblicamente con banchetti e Festini". Lautore, con la disinvoltura tipica delluomo alla moda, passa dalla descrizione della coreografia del rustico ballo detto del Contino a quella della foggia dell "habito di Mascherata", il francese Domino, rivisto e corretto secondo i dettami della moda italiana.
Avvenimenti pubblici, fatti privati, tutto quanto per Michele Imperiale fa notizia. Dai successi della "celebre canterina" Vittoria Tesi al Teatro Falcone - Imperiale er un appassionato dopera - alle feste in maschera alle quali si recava Camilla. Dalle liti fra i musicisti cittadini (i maestri di cappella Chiocchetti e Bruschi che si contendevano "il primato"; i violinisti Pietra, Amfosso e Mangiarotti in lotta fra loro) a quelle i fra gesuiti e carmelitani. Dai furti commessi da sacerdoti poco onesti alla sontuosità delle manifestazioni musicali nei conventi cittadini in concorrenza fra loro.
Viva Camilla è un vero e proprio spaccato del costume musicale, e non solo di quello, della Superba. Regole di matematica o caeti, dettami della moda o considerazioni morali: ogni pretesto è buono per cantare la bellezza ed i pregi di Camilla. A volte frivoli, come quelli da cantarsi sopra laria "della Castagnola", a volte contritamente meditati, come quelli da cantarsi il Venerdì Santo sullaria della "Follia" i versi sottoposti alle musiche, pur non essendo di alto livello poetico, sono frutto di onesto artigianato. Particolarmente interessante è la canzonetta composta sullaria del ballo rustico detto il Cembalo che altro non è se non quella che noi conosciamo con il nome di "Pastorale di Natale" qui ancora allo stadio di danza profana.
Cogliamo l'occasione per avanzare lipotesi che, essendo in così gran numero gli arrangiamenti di questa carola natalizia conservati nelle biblioteche genovesi, la melodia possa essere di origine ligure. Michele Imperiale è una figura di uomo di gusto che rappresenta bene la sua epoca. Abbate che, a suo dire, aveva contravvenuto ad uno solo dei dieci comandamenti ("non fornicare"), trovandosi ad un certo punto della sua vita padre naturale di una fanciulla, fu non solo poeta ma anche preparato musicista, suonatore di liuto e di violino. E sintomatico che Viva Camilla, trionfo dellarte del cavalier servente, sia stato scritto a Genova, città che da molti fu indicata addirittura come la patria del cicisbeismo (in una lettera datata 1718 una lady inglese, Worster Montaigue, afferma tale cosa). Circa la qualità non spirituale degli amori tradame e cavalieri serventi vi sono pochi dubbi. Non ci è dato sapere se dalla sua fatica il nobile Imperiale trasse vantaggio. Chi scrive si augura che un qualche "secreto e carnal convegno" vi sia stato fra Michele e Camilla anche perché qualunque storia damore senza un po di sesso è (per parafrasare Anatole France) come una salsiccia senza sale.

Gian Enrico Cortese

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