Magazine Lunedì 11 luglio 2011

Francesco Dimitri, Pan e le nuove vie dell'eBook

Magazine - Ci sono libri che lasciano il segno, che entrano nelle nostre vite riempiendo uno spazio che neppure sapevamo di avere, capaci di tenerci compagnia come un amico; una presenza a cui affidarsi, una stanza che, più ci piace, più vogliamo. Quando un libro ci colpisce, ci piace condividerne le emozioni che ci ha regalato regalandolo a nostra volta.

Questo è stato l’effetto che, nell’estate 2008, mi fece Pan, di Francesco Dimitri. Un libro che racconta di una Roma di oggi in cui viene precipitato (Peter) Pan, maestro del Caos, con tutta la forza del suo mondo senza regole, nel quale sono le passioni a dettare la rotta.
Pan – scrivevo presentandolo - incarna lo spirito di rivoluzione, temuta eppure necessaria per rimettersi in movimento.

Quel libro – oltre ad avere per me il profumo dei limoni e il colore della Riviera (l’ho divorato in vacanza) – è stato anche l’occasione per incontrare il suo autore, Francesco Dimitri, per imparare a conoscerlo, apprezzarlo oltre che per i suoi romanzi – a Pan è seguita Alice – anche per come sa raccontare e raccontarsi attraverso la rete: i social network, il suo blog. Un narratore è un narratore, che lo voglia o no. Sempre.

Pan, spirito inquieto, insoddisfatto e che trasforma questo sentimento non in apatia, ma in opportunità. A fronte di alcuni problemi con Marsilio, la sua vecchia casa editrice, Francesco ha cominciato a cercare altre strade perché il suo libro e i suoi lettori potessero incontrarsi.

Del rapporto tra romanzo ed editore, Francesco ne parla sul suo Blog, La Carne, l’incanto, il sogno: «Non sono stato contento del lavoro fatto dall’editore su Pan [...] Pan ha avuto fortuna, ma l’ha avuta tutta da solo.
Intendiamoci: capita. Per altri versi, con altri autori, Marsilio potrà essere un grandissimo editore. Con me non lo è stato, io ho cambiato aria, fine della storia. O quasi. Perchè l’aria non l’ho cambiata solo io: c’è un intero sistema che la sta cambiando».

Francesco ha deciso di trasformare Pan in un manifesto, una guida per mostrare che – sebbene fondamentali – gli editori devono uscire dal ruolo di stampatori evoluti per rimettersi al passo con il mondo. Siamo nel pieno di una rivoluzione della quale in pochi si stanno accorgendo e in ancora meno hanno idea di dove possa portare.

«E quindi mi sono detto – continua Francesco - balliamo nella bufera. E mi sono autoprodotto, per la prima volta in vita mia. C’è chi lo fa all’inizio della carriera, e c’è chi lo fa mentre ne sta avendo una piuttosto soddisfacente: la vita è strana, ed è per questo che mi piace».

Pan esce dagli schemi, e dopo essere stato lasciato solo dal suo editore sugli scaffali italiani, resta solo, comunque senza promozione, è vero, ma questa volta per scelta, ma riproposto in versione ebook, riducendo il prezzo al minimo, poco oltre le due sterline.
La scommessa di Francesco è quella di affidare il suo libro alla rete, al tam tam tra i lettori che si sono appassionati alla sua storia e che cercano la meraviglia continuamente, e vedere cosa succede. È il suo messaggio a certi editori e addetti ai lavori: esiste un modo nuovo per fare quello che fate. Prendetene atto.

La rete è un mezzo che, prossimo all’uscita da un’autoreferenzialità congenita (la gente legge i propri post), si dimostra di capace avviare una vera rivoluzione culturale.
Pensate a quanto avvenuto nei paesi del Maghreb o, restando a casa nostra, al ruolo decisivo che ha avuto nelle ultime elezioni amministrative o, ancora, ai referendum di un mese fa.
La rete è un mezzo di comunicazione efficace come il passaparola nei paesi di un tempo, con un’eco spaventosamente più ampia.

Un libro autoprodotto, in questo contesto, svincolato dal rapporto con il suo editore e i suoi limiti, instaura un rapporto diretto con i suoi lettori, diventando un fratello maggiore per quegli autori che, insoddisfatti per come sono trattati, potrebbero fare qualcosa di simile. E affermarsi nonostante tutto.

Noi siamo i Bambini Perduti: questa è la notte in cui comincia la nostra festa. E voi, signori miei, non sarete mai più al sicuro.
[da Pan – Francesco Dimitri]

di Francesco Cascione

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