Concerti Magazine Venerdì 1 luglio 2011

'Marinai, profeti e balene' di Vinicio Capossela, la recensione

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Il viaggio di un artista può essere lungo e passibile di evoluzioni. In quest'ultimo suo disco, Vinicio Capossela manifesta la propria presentando un doppio cd che ha come tema il Mare, raccontandolo tramite figure che appartengono alla mitologia e alla letteratura marinaresca.
Parlare di evoluzione in un artista come Capossela, che ha comunque sempre spaziato nei generi musicali più diversi, non appare azzardato in questo caso visto come il disco suona e racconta: l'esordio avviene con il Grande leviatano, brano drammatico per pianoforte, organo e coro, in cui viene raccontata la vicenda di Giona inghiottito dalla balena come castigo divino, usando per la narrazione un brano contenuto in Moby Dick di Hermann Melville.

La profondità della composizione non ha nulla a che fare col Capossela scanzonato di Che coss'è l'amor e Il ballo di san Vito. Nonostante ciò Capossela non tradisce la sua fama di musicista eclettico, inserendo composizioni divertissement come la giga medievale L'oceano oilalà, puro canto marinaresco da osteria o come in Pryntyl in cui le sirene cantano in un cabaret nel fondo del mar anni Trenta per Nettuno, attorniate da narvali e foche barbute (si annoverano le sorelle Marinetti ai cori).

La navigazione continua col tango del Polpo d'amor in cui canta «mando messaggi d'inchiostro nero… otto braccia per abbracciarti» e con la ballata per xilofono e contrabbasso del Lord Jim di Conrad.

Altro momento alto e drammatico La bianchezza della balena, nuova citazione da Melville e Moby Dick sul terribile mostro dei mari: la canzone diventa recitazione e teatro.
Sulla stessa falsariga I fuochi fatui in cui il capitano porta i marinai alla caccia del mostro in un crescendo di drammaticità del coro che descrive i marosi in tempesta e che confluisce nella chiusa dell'unico marinaio sopravvissuto all'impresa (si riconosce nella voce narrante Tonino Carotone).
Con la ballata sul marinaio mellvilliano Billy Budd si chiude il primo disco ispirato alla letteratura e comincia il secondo, con echi mitologici e mediterranei.

Con La lancia del pelide, Vinocolo, Aedo (suonata con la lira dal greco Psarantonis), Calipso, Dimmi Tiresia il mare è quello degli antichi greci, dei viaggi di Ulisse e della caduta di Troia; queste composizioni rappresentano una perfetta colonna sonora di una ideale trasposizione teatrale.
Momenti più piccoli li ritroviamo nelle Pleiadi e nel delicatissimo carillon della Madonna delle conchiglie che descrive il rito di ringraziamento dei marinai alla Madre protettrice delle acque.

Con Nostos, per i greci il viaggio di ritorno in patria, Capossela dà voce al lamento di Ulisse disperso nel viaggio di ritorno verso Itaca. Con Le sirene si chiude il disco con un ritorno alla ballata che ricorderà agli ascoltatori il vecchio Capossela.

Marinai, profeti e balene è un'opera dalle profondità marine, dettata da echi nascosti del proprio essere come in una ricerca continua di verità. L'ascolto proietta in una dimensione altra e al suo termine sembrerà che si sia finalmente approdati nel ventre sicuro di un immaginario porto di partenza.

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