Magazine Sabato 16 giugno 2001

La figlia di Nelson Meledandri

Magazine - Fuori le voci delle altre in attesa. Roba da niente, meno di venti minuti e poi il sangue, un assorbente e un'infermiera dai modi spicci. Retina nei capelli e un disprezzo nascosto male, un certo fastidio per le peccatrici in fila che aspettano il suo rasoio sulla vagina, non potevano pensarci prima? Io ho fatto quattro figli e li ho tirati su con tanti sacrifici, questa è una generazione che sacrifici non ne vuole.
Fine, the end.
La collera scivolata via con il bambino.
Togliere la retina verde. Bocca impastata a causa del valium non completamente smaltito.
Tutto è trascorso, il tempo ha ripreso le consuete cadenze pigre e sudate, a parte qualcosa in una bacinella che hanno portato subito via. Il riposo nel letto lindo è stato carico di sogni e scandito da orari precisi e rassicuranti. Il ventre le pareva gia più rilassato, più libero e morbido, una soddisfazione. L'effetto di una dieta dimagrante, niente di più.
Da bambina, verso i dieci anni, era improvvisamente ingrassata e la madre le diceva, fai schifo, lo sai, ma guardati. Anche le compagne di scuola glielo facevano notare:
Lacasaèneraegrigialefogliesonoverdiegialle
EancherossemaFrancescaègrassagrassaobesacome
ladroghieraOrtensia-ladroghieraOrtensia.
Glielo ripetevano ogni giorno, all'uscita dalla scuola elementare, prima, seconda, terza, quarta e quinta, la droghiera Ortensia era sempre lì.
Di fronte alla scuola, con le mani incredibilmente grandi e callose che riempiva di caramelle a forma di fragola, di lecca lecca o delle liquirizie a rametto che le compagne comperavano prima di rientrare. Lei le accompagnava ma restava sulla porta, guardava la donna che si asciugava il sudore col dorso della mano, guardava le sue gambe gonfie. Era lì a ricordarle che era come lei, una diversa. Che essere grassi vuol dire essere emarginati e schifosi.

Nelson non la faceva sentire in colpa. Bastava il suo sguardo. Ne avevano parlato anni dopo.
Aveva sorriso prendendola sulle ginocchia, mi piacevi comunque, eri tonda e buffa, very nice, per me grasso o magro sono stronzate, uno è come è, ma per tua madre… dio mio! Cominciò il pellegrinaggio fra dottori di grido, medici condotti, professori e se ne innamorava sempre, diceva che erano anziani e autorevoli, si faceva influenzare.
Tornava e diceva per la bambina non ha risolto niente ma è così bello, guarda che calligrafia elegante, nobile, mica come la tua. La tua è una calligrafia da americano, e anche in quelle parole c'era un po' di disprezzo.
Non che voglio parlarti male di tua madre, non pensarci neanche, lei ha un po' l'anima di una adolescente ed è anche capace di grandi slanci; a Mentone andavamo a prendere il gelato dopo cena e me la invidiavano tutti, con quei tacchi altissimi e quegli abiti che le altre se li sognavano.
Un giorno venne tutta strizzata di verde bottiglia e io provai un'emozione, una cosa che non ti so neanche ripetere. Qualcosa qui, che saliva dal ventre. Lei è così, inferno e paradiso, non so se mi spiego, ma tu sei la mia piccolina e ti vorrò bene per sempre.

Hai ammazzato il bambino bambina? Non hai più il babbo e hai ammazzato il bambino?

Dopo Pavullo è stata per un po' a casa di sua madre.
Giornate lunghissime, immobile, sul letto. Paralizzata dalla mancanza di desideri e dalle fitte. Dolorante e inutile.
Poi a casa sua, senza voglia, una domenica pomeriggio, fra gli uomini di passaggio, le nuvole di fumo, le macchie di caffè sul copriletto e la finestra socchiusa con la luce rigata.
La vicina che fischietta arie d'opera e il maestro in pensione che la vorrebbe sposare. È tornata nell'appartamento 4 scala A, che sarebbe quella più signorile. Gli appartamenti veramente brutti che paiono un alveare di cemento e plastica sono quelli della scala C, e la gente che ci abita va evitata, se si può. Meglio abbassare lo sguardo se li si incontra. Meglio mantenere le distanze e sedersi nel lato nobile del cortile sotto gli alberi intrecciati con le foglie lucide e brillanti a prendere il fresco della sera.
Pensare alla natura attorno, ai fremiti del vento.


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di Francesca Mazzucato

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