Magazine Mercoledì 22 giugno 2011

Stria: intervista a Gigi Simeoni

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L'adolescenza la ricordiamo come meravigliosa solo perché tendiamo a rimuovere il peggio.
[Tenente Luciano Spadaro, voce narrante di Stria]

«Avevo voglia di raccontare ancora qualcosa sui risvolti della mente umana, ma non volevo rischiare di sovrappormi a Gli occhi e il buio, quindi ho scelto un ambito e personaggi diversi: tre adolescenti in epoca contemporanea» Racconta il cartoonist Gigi Simeoni.
«Avevo presentato altri soggetti alla Bonelli, tutti di stampo storico-avventuroso, ma alla fine in redazione hanno intravisto nel soggetto di Stria –il nuovo Romanzo a Fumetti di Bonelli- un potenziale emotivo tutto particolare; non avevano mai pubblicato qualcosa di simile, ambientato in Italia. Non nascondo che sono molto contento della scelta, anche se scrivere un racconto così mi è costato molta sofferenza».

Ancora una volta lo scenario in cui il suo romanzo fatto di parole e immagini prende forma è un angolo d'Italia, quello della campagna Bresciana di Marmentino, un borgo ricco di leggende e mistero, l'ideale per ospitare trama e personaggi tanto complessi eppure tanto vicini al lettore.

«Amo l'Italia più di qualsiasi altra cosa –confessa- è la mia terra, uno scenario mai uguale, mai stanco, ricco di suggestioni delle quali spesso ci si dimentica. Se uno scrittore italiano deve riuscire a toccare certe corde nell'animo di altri lettori italiani, perchè mai deve andare a parlare del Wyoming, o dello Utah?».

Gigi Simeoni racconta con queste parole come Stria (la Strega in dialetto Bresciano), sia nata. L'autore degli Occhi e il buio –il secondo numero dei Romanzi a Fumetti editi da Bonelli– torna a vestire i panni dello sceneggiatore e illustratore di una lunga storia a fumetti – in edicola dallo scorso 9 giugno - confermando tutte le qualità messe in mostra già nella sua prima fatica.

Stria è un romanzo in cui parole e immagini scorrono come acqua: fresca, desiderata eppure brutale come quella di un temporale estivo. È un giallo, un thriller oppure un horror, ma non solo. Catalogarlo può indurre in errore perché ogni etichetta, veritiera, è incompleta. È un viaggio ai confini dell'adolescenza, fino al momento –che alcuni chiamano la fine dell'innocenza- in cui si smette di essere i bimbi che eravamo e si inizia ad essere gli uomini che saremo. A. Qualunque. Costo.

«Le tre età, adolescenza, maturità e vecchiaia, impersonata dalla voce narrante sono nate contemporaneamente. Per me, il numero tre è fondamentale nella ripartizione di una buona lettura. Gli occhi e il buio –ricorda- era suddiviso in tre parti, tre i protagonisti, e anche Stria poggia sullo stesso principio di ripartizione, anche se stavolta, essendo una storia sospesa tra quello che si era e quello che si diventa, è una suddivisione per stagioni della vita».

Il risultato è un romanzo intenso, capace di colpire come un horror, incollare alla lettura come un thriller e indurre nel lettore la malinconia per un momento, intenso e spesso sofferto, comunque irripetibile. «Ho la sensazione –dice con orgoglio– di aver messo insieme una bella bombetta. Non nel senso del cappello».

L'Italia e l'adolescenza immaginate da Simeoni assomigliano all'affresco realizzato da Ammanniti con Io non ho paura; un mondo in cui incanto e paure condividono lo stesso spazio, bello e terribile, rivestito di una romantica malinconia.
«Mi sono molto divertito –ricorda- da ragazzino. Anche se avevo una tendenza all'introspezione. Non ero timido, intendiamoci, ma mi ponevo molte domande.
A me piaceva molto passare i pomeriggi a pancia all'aria su un prato o su un'amaca, con i miei amici di allora. Di quel periodo ricordo le corse in bicicletta, una Graziella. Uno pedalava e uno stava in piedi, di dietro, con il ghiacciolo in mano; eravamo sempre in giro, dalla mattina alla sera. Oggi –confessa parlando come il genitore che è prima che come l'adolescente che era, ma non senza un tono divertito- non lo lascerei di certo fare ai miei figli».

Il futuro di Sime –questo lo pseudonimo con cui firma le sue bellissime tavole– è sospeso gli incubi, del Color Fest di Dylan Dog di Agosto, passato e futuro.

«Sto disegnando le tavole per un albo di Nathan Never che uscirà dopo la saga della Guerra dei Mondi (la maxi saga curata da Stefano Vietti).
Una storia che ruota intorno a un ospedale psichiatrico, che parla dei suoi occupanti, della loro vita. È ispirata a un'esperienza autobiografica, risalente al periodo pre-naja, quando, per guadagnare due lire, sono andato a lavorare come inserviente nel reparto di un ospizio dove convogliavano gli ex degenti di un manicomio. Un'esperienza che ancora adesso non riesco a credere sia stata reale.

Ho anche sceneggiato una storia di centodieci pagine per la collana Le Storie –edita Bonelli e di prossima uscita- nuova di zecca, e che riprende il commissario De Vitalis e la Milano del 1910, protagonisti degli Occhi e il Buio. È una storia che tratta dei salotti borghesi in cui si sperimentavano le prime sedute medianiche, una trama che coinvolgerà drammaticamente il commissario e sua moglie Ada».
di Francesco Cascione

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