Magazine Venerdì 15 giugno 2001

Dopo il romanzo la biblioteca

Magazine - Sabato 16 giugno, presso il Centro Culturale Polivalente “Chiesa Anglicana” di Bordighera (IM), alle ore 17.30, Francesco Biamonti e Franco Improta presentano il libro Le dame di cuori trafitti, di Ivan Arnaldi (vedi la nostra recensione: Leggi l'articolo ). Coordinerà il dibattito Giovanni Choukhadarian. Qui di seguito pubblichiamo l’intervista che l’autore ha rilasciato allo stesso Choukhadarian.


Dopo un silenzio di oltre dieci anni, interrotto soltanto da qualche notevole uscita in campo saggistico, Ivan Arnaldi torna al romanzo con il sapiente pastiche delle Dame di cuori trafitti. Dietro una fabula tutta in costume, ambientata tra la Francia e la Spagna del XVII secolo, Arnaldi dissimula una riflessione divertita e, a tratti, autenticamente burlesca sui modi e i generi del racconto, a mezza via tra Rabelais e Gerard Génette, ma senza mai perdere di vista Huizinga e Caillois.

Per il suo rientro nel mondo delle lettere, lo scrittore del Bisonte bianco e di Nostra Signora di Lampedusa sceglie la provincia, e proprio la sua: quella di Imperia. A pubblicare l’opera è infatti la neonata casa editrice Philobiblon, di Ventimiglia:
“Il libro era stato valutato molto positivamente da alcuni grandi editori. Ha poi incontrato alcune vicissitudini e non è uscito. Saputo della nascita di Philobiblon, ho pensato che il testo poteva uscire per loro”.

Uno scrittore ligure che pubblica da un editore ligure:
“Sono ligure di nascita, ma dai 18 anni ho vissuto lontano di qua. La gran parte della mia carriera di giornalista l’ho vissuta a Parigi. Ho poi abitato qualche tempo a Montecarlo e adesso, dopo un breve ritorno a Castellaro, abito a Mentone”.

Vuol dire che non c’è Liguria nei suoi libri?
“In questo libro, è proprio dalla Liguria che si parte: nella biblioteca del cardinale Arnaldi, che è esistito veramente, si trova il testo libertino delle ‘Dame’. D’altro canto, se siamo obiettivi, quanta Liguria c’è, per esempio, nei libri di Italo Calvino? Escludendo le prove narrative giovanili e La speculazione edilizia, non molta. Da un certo momento in avanti, Calvino ha coltivato interessi differenti, così come lo sono i miei”.

Vuol dire che non condivide, per esempio, la denuncia degli scempi ambientali?
“Certo che la condivido, ma con alcuni distinguo. Non è che in Costa Azzurra non siano stati colati volumi immensi di cemento. Ma, dove lo si è fatto, il risultato è diverso da quello italiano. Basta confrontare certe passeggiate a mare italiane con altre francesi”.

Per questo si è trasferito a Mentone?
“Naturalmente no. Ma, avendo vissuto tanto a lungo a Parigi, e avendo apprezzato da vicino la cultura e la civiltà francesi, oggi mi sento più a mio agio qui che in Italia”

Nostalgia della professione?
“Non in particolare. Si capisce che sono stati anni molto intensi, ricchi di contatti e di gratificazioni professionali [Arnaldi è stato corrispondente da Parigi per il ‘Sole 24 ore’, n.d.r.]”.

Che contatti ha mantenuto con il mondo delle lettere?
“Avevo amici soprattutto fra gli scrittori francesi. Qui da noi, posso dire di apprezzare molto Francesco Biamonti”

Però continua a scrivere
“Sì, certo. Ora vediamo come andranno queste ‘Dame’, poi deciderò come muovermi. Ho parecchi altri progetti, ma ora è prematuro parlarne”

Quali sono le sue letture di questi giorni?
“Marcel Detienne, L’écriture d’Orphée e Jean-Pierre Vernant. Ho iniziato i Racconti del caos di Antonio Moresco, che non mi pare gran cosa. Un amico m’ha prestato Les particules elementaires, di Michel Houellebecq, che ha buone idee, mal risolte però in chiave narrativa”.

Un’ultima curiosità: abbandonando la casa avìta di Castellaro, ha deciso di donare la sua grande biblioteca al Comune, che partirà da quella per aprire una sua biblioteca civica. Come mai questa scelta?
“Diciamo che, arrivato a 68 anni, mi interessava di lasciare qualche segno”.

Ma ci sono già i suoi libri
“Sì, alcuni buoni libri. Ma io volevo che il mio nome restasse legato a qualcosa di più concreto”.

Giovanni Choukhadarian

di Donald Datti

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