Concerti Magazine Martedì 14 giugno 2011

Ben Harper: il nuovo disco 'Give till it's gone'

Magazine - L'uscita di un disco di Ben Harper è sempre un evento da riportare, nonostante il sacro fuoco dell'artista californiano sembri essersi un po' assopito da un po' di tempo: dopo aver messo da parte l'impegno politico e le urla per un mondo migliore, si è orientato verso una dimensione più intimista, in cui pare non rivolgersi più alle platee con messaggi di abbattimento delle barriere più diverse per unire le genti.

Il nuovo Ben Harper sembra, nei suoi testi, rivolgersi confidenzialmente ad un amico, dando consigli da uomo saggio, aprendo un ventaglio di emozioni molto ampio.
Le melodie di questo disco sono sempre molto accattivanti e molto diverse tra loro, ogni canzone è un capitolo a sé; pezzi molto ben suonati e arrangiati, lontani dalla pura black music degli album precedenti e con una forte influenza rock, vicina al precedente White lies del 2009.

Alle prime due canzoni, di pura harperiana atmosfera malinconica, segue un terzo brano, Rock N'Roll is free, movimentato e positivo in cui le chitarre elettriche sono in primo piano.
Tra i brani veloci e le più tenere ballate di stampo romantico si annoverano delle novità, come nel brano Clearly Severely in cui, su di un ritmo molto aggressivo, si snoda un'armonia quasi psichedelica. Immaginiamo uno spiegamento di voci che ricordano le atmosfere viaggianti dei Flaming Lips oppure nelle canzoni Spilling faith e Get there from here che vedono la collaborazione di Ringo Starr e assumono tratti fortemente beatlesiani.

Il brano Pray that our love sees the dawn, bellissimo nella melodia e nei cori (la seconda voce è di Jackson Browne), è una sorta di preghiera romantica che sembra scritta su di una spiaggia guardando il cielo stellato mentre di tutt'altra atmosfera la hit Dirty little lover, in cui Harper sfodera chitarra e voce graffianti e distorte per questa piccola amante piccante. Il groove funky-soul lo si ritrova verso la fine in Waiting for a sign e, nel finale mischiato alla chitarra distorta, in Do it for you, do it for us.

Give till it's gone è senz'altro un bel disco anche se non il migliore. Si sente la mancanza del folk-rock che ha reso celebre Harper per la sua originalità mentre la svolta rock di White lies for dark times resta ancora troppo presente. Al di là dei brani in cui sono presenti collaborazioni, l'impressione è quella di un disco che, per chi ascolta Ben Harper dagli anni '90, non dice granché o lo dice poco, nonostante gli ottimi arrangiamenti.

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