Le Geografie di Laura Curino - Magazine

Teatro Magazine Giovedì 14 giugno 2001

Le Geografie di Laura Curino

Geografie
di e con Laura Curino
selezione musicale Roberto Tarasco
produzione Laboratorio Teatro Settimo
venerdì 15 giugno, h. 21.00 - Sala Maestrale - GEOGRAFIE di e con Laura Curino



A Genova, Laura Curino - una delle fondatrici del Teatro Settimo di Torino - è tra i protagonisti di Tuttaunaltracosa, 7° Fiera Nazionale del commercio equo e solidale, ai Magazzini del Cotone, (Area Porto Antico) dal 15 al 17 giugno (manifestazione a ingresso libero).

Con voce chiara e sicura ripercorre per noi le tappe del nuovo spettacolo, e sottolinea l’esigenza di ricollegare il corpo alla mente, per ritrovarsi insieme anche quando profonde differenze culturali ci allontanano dagli altri.

Da cosa nasce Geografie?
Da un pretesto. Tre anni fa, feci un lavoro in cinque puntate per Rai Radio 2. Erano delle piccole cose da 10 minuti l’una, all’interno di un programma dal titolo "Centolire". Alla base di queste trasmissioni, l’idea di parlare di alcuni luoghi partendo da una parola. Questa per altro è una pratica che corrisponde a molti dei miei lavori (Olivetti, Passione). Sono sempre partita da un preciso legame con una terra per raccontarla.

Come sceglie luoghi e terre?
Spesso tratto di luoghi desueti, o delle periferie. Mi piace cantare dei “purgatori d’Italia”.

Quale evoluzione dai pezzi radiofonici a Geografie?
Dopo qualche tempo ripresi quegli scritti. In tutto, erano circa 50 minuti. Non erano una cosa unitaria, che nasceva da un progetto. Però, in tutti, c’era un filo conduttore: l’esperienza dei luoghi attraverso i sensi, esclusa la vista.

Geografie della mente, del corpo o del mondo?
Viaggio nella geografia della memoria.
Incrocio la mia esperienza infantile a quella tramandata da testi tradizionali della letteratura, in cui i luoghi vengono conosciuti attraverso sapori, profumi – per l’olfatto mi appoggio per esempio a Suskind e al suo “Profumo”, oppure a Tommaso di Lampedusa e al suo “Gattopardo” - esperienze tattili e, per ultimo, anche colori.
In Geografie, racconto una biografia plausibile, non necessariamente sincera. I testi letterari, mi servono come inclusioni, per creare con il pubblico un legame sulla memoria personale e culturale.

Che tipo di spettacolo è?
Si tratta di un recital. Utilizzo una tecnica di conversazione leggera con il pubblico, intercalata da momenti musicali, trovati per me da Roberto Tarasco (altro esponente del Teatro Settimo), che permettono di entrare o uscire dai vari racconti.
Si va dai personaggi ai racconti e le storie passano tutte per lo stesso corpo, che dunque cambia e si modifica, creando anche movimento.

Se è un dialogo, in che modo il pubblico partecipa?
Ci tengo molto a questo giocattolo.
Mentre ascolta, il pubblico è portato a ricostruire la sua storia. Nella sua testa, ogni spettatore, si ricrea il suo film sensoriale, fatto di luoghi, di pregiudizi e di scoperte.
Nelle storie che racconto, si parte da episodi piccolissimi come, ad esempio, partire per andare in colonia o andare con papà al mercato dei libri usati. Perché per me da bambina, lo scambio culturale arrivava dal mercato della frutta. Lì tra i banchetti e i corpi degli immigrati venuti a lavorare per la FIAT, osservavo le verdure più strane. E mi ricordo del pregiudizio di fronte alla farina bianca per fare la polenta. “La polenta è gialla, e la farina è gialla non bianca”. Imparai allora che per i veneti la polenta è bianca.
L’approccio è verso le cose infinitamente piccole (un abito, un fiore, un profumo, etc.), che racchiudono in se’ la differenza e dunque l’esigenza di difenderla.
Non pronuncio teorie, non voglio fare della didattica, per questo ho adottato gli occhi di bambina. Per me è una specie di cintura di sicurezza, un salvagente o un armatura che mi impedisce di alzare il dito e mettermi a insegnare.


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E infine ecco il sito ufficiale della manifestazione www.tuttaunaltracosa.it .
Più di così...

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