Pino Petruzzelli al Festival di Poesia - Magazine

Teatro Magazine Mercoledì 13 giugno 2001

Pino Petruzzelli al Festival di Poesia

Piccolo Viaggio lungo il Mediterraneo
liberamente tratto da Fellag, Viktor Ivancic, Mohammed Jamil Khader, Dured Laham
al basso elettrico Luca La Porta
ricerca, interpretazione e regia Pino Petruzzelli


Andiamo a trovarlo nella sua casa genovese. Sede della sua associazione Centro Teatro Ipotesi che dirige insieme a Paola Piacentini. Ci accoglie in una stanza stracolma di libri e una scrivania degna di uno scrittore professionista ingombra di appunti a matita, libri in corso di lettura e altre svariate carte. Cordiale e affabile, parla diffusamente dei suoi viaggi, delle sue ricerche, della sua collaborazione recente, ma già destinata a ripetersi, con il giornalista Massimo Calandri.

Quando è nato il progetto di questo spettacolo?
È nato circa due anni fa in seguito ad un giro di un anno nel bacino del mediterraneo alla scoperta dei vari modi di fare teatro. In particolare raccogliendo forme di racconto popolare tra cui le barzellette, con le quali -nel mondo arabo- si possono dire cose che altrimenti non si potrebbero nemmeno pensare.

In funzione di quale necessità è stata condotta la ricerca?
Mi sono sempre occupato di temi che si riferiscono al razzismo. Un percorso iniziato circa 8 anni fa con l’iniziativa “Uno spazio per il rispetto” condotta a Genova con il supporto del Comune e ad Ancona con il supporto della Provincia. Si trattava di incontri con immigrati e invitati stranieri in cui si parlava di quotidianità, il che permetteva di entrare subito in contatto e confrontarsi. Successivamente ho proseguito su questa linea mettendo in scena spettacoli sulla questione dei Diritti Umani, come per esempio “Il bicchiere della Staffa” di Harold Pinter.

Come’è costruito lo spettacolo?
Recito da solo. Siamo io e il bassista in scena. Però in occasione del Festival Internazionale di Poesia, presentiamo solo un estratto dallo spettacolo. La musica viene usata un po’ come la chitarra quando si raccontano le storie. Vengono fuori delle melodie, che non evocano necessariamente la nazione da cui proviene il racconto ma piuttosto creano una situazione.

Chi sono gli autori dei pezzi recitati?
Per lo più sono artisti scomodi in patria. Che attraverso la satira e un tono ironico tentano di dire la loro e di sollevare questioni urgenti. Viktor Ivancic, per esempio, è un croato direttore di un giornale di satira politica, l’”Heral Tribune” -una parodia di quello americano- che tratta la politica in modo estremamente irriverente.
Mohammed Jamil Khader è uno scrittore giordano di cui ho selezionato un breve testo senza titolo che fa parte di una raccolta di novelle. Si tratta in tutti i casi di autori viventi. Fa eccezione l’inserimento della maschera di Giokà (nella tradizione giubileo-andalusa), o Djoha (in arabo) o ancora Giufà (in siciliano). Si tratta di una maschera mediterranea molto diffusa, che emerge ogni volta che viene abolita la libertà di espressione. A volte è un personaggio sciocco, altre è intelligente.

Quale lezione hai imparato?
Prima di tutto che il modo di recitare è molto diverso. C’è un uso grottesco e molto marcato della recitazione che si diffonde anche nella scelta delle luci e dei colori dei costumi sempre molto sfavillanti. È un teatro in cui si lavora molto per addizione e poco per sottrazione.

Hai parlato di mondo arabo, turco, dell’Algeria ma mi pare che manchi il Marocco, è possibile?
Infatti. Ma stiamo provando proprio in questi giorni una nuova messa in scena, dal titolo “Portraits: Marocco”. Debutterà quest’estate, ed è la prima felice collaborazione con Massimo Calandri. Abbiamo cominciato facendo una serie di interviste con persone incontrate per la strada ma anche con autori e artisti. L’idea è quella di un collage tra diversi personaggi che si incontrano grazie alla penna dell'autore.
“Portraits: Marocco” è il primo di una serie di lavori monografici su alcuni stati africani, il prossimo sarà il Sudan. A novembre andremo lì e l’idea è quella di raccontare della guerra che dura da trent’anni.

Com’è scrivere a quattro mani?
Partiamo da una scrittura giornalistica da articolo per quotidiano e poi lo trasformiamo in copione in seguito a lunghe e appassionanti discussioni. Per Massimo Calandri è un esordio. Io, uomo di teatro, scrivo ancora a matita! Un incontro perfetto

"Viaggio intorno al Mediterraneo" sarà a Palazzo Ducale, nell'ambito del Festival Internazionale della Poesia, giovedì 14 in chiusura di serata.

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