Food Magazine Mercoledì 13 giugno 2001

L'intervista di Fabrizio Casalino e Laura Guglielmi a Gino Paoli

Gino Paoli e la sua gatta
© mentelocale.it

Magazine - La casa incredibile me la aspettavo.
Gino Paoli ci riceve nello studio, vasto e pieno di luce. Sessantasette anni portati con la calma del grande maestro, lo sguardo saggio e vivace. Ci mostra i suoi ulivi, i bonsai, la terrazza sul mare. Parla con piacere, anche dopo l'intervista, degli anni d'oro di Genova, delle mille storie di quei quattro ragazzi che, quasi per scherzo, sono diventati famosi in tutto il mondo partendo da qui. Alla fine, quando guarda l'orologio, sono passate tre ore senza che ce ne accorgessimo.

Cosa ne pensa del G8 e delle migliorie apportate alla città?
«Lo dico subito: sto dalla parte del popolo di Seattle. Sono contrario alla globalizzazione, che in fondo è un fatto economico e favorisce chi i soldi li ha già. Inizialmente credevo il G8 avesse una impostazione diversa, mi avevano detto che anche gli antiG8 sarebbero stati ascoltati, e mi sembrava un atto civile. Avrei dovuto fare uno spettacolo al Carlo Felice, la presentazione di un progetto destinato a girare il mondo fino al 2004, facendo conoscere Genova. Il progetto è ancora in piedi, la presentazione al Carlo Felice non si farà.
Avevo dei dubbi se esibirmi o meno per il vertice, ma sono convinto che un cantante non deve guardare in faccia a nessuno, ha una posizione sua, e la manifesta con la propria opera, con quello che scrive. Lo spettacolo lo avrei fatto perché era un ottimo progetto per Genova, e spero si farà in futuro. Sul G8 sono contro.
Per quanto riguarda i lavori, sì, indubbiamente ci sono dei miglioramenti, ma non è che si può esser buoni solo a Natale, se capisci cosa intendo».

Nei giorni del vertice cosa farà?
«Vivo con mia moglie e con due dei miei figli: me ne andrò da qualche parte: già adesso ci sono enormi disagi, la città è già mezza blindata.
Le premesse perché scoppi qualche guaio mi sembrano ideali: l'occasione è ghiotta per chiunque voglia compiere gesti folli. Inoltre accentuare la repressione è il modo migliore per eccitare il desiderio di trasgredire».

E degli antiG8 che idea si è fatto?
«Mi sembrano civili, pacifici. Poi come tutti i movimenti hanno il problema degli infiltrati, quelli che sono magari solo tre o quattro ma vanno in giro a spaccare le vetrine. E i pacifisti, gli altri, prendono le botte.
Sono dalla loro parte, ma non manifesterò: quando danno le bastonate non stanno a guardare chi è, chi non è...
Gli antiG8 non sono stupidi e useranno il vertice come palcoscenico per far sentire le proprie ragioni, e spero servirà, spero che qualcuno le ascolti, ma sono scettico.
Sarò impopolare ma mi viene in mente una canzone di De Gregori La storia siamo noi. Da un po' di tempo mi verrebbe da scriverne una io, intitolata La storia non siamo noi. La storia sono Loro. Con la elle maiuscola.
Al di là del G8, in generale, stiamo vivendo una crisi, causata dal profitto. Tutto ha finito per soccombere alla logica del guadagno, la gente non conta molto, o si disinteressa, preferisce guadagnare.
Una volta ho conosciuto un contadino che ha venduto la terra su cui stavano costruendo la centrale nucleare di Montalto di Castro. Gli ho chiesto ma come mai lo hai fatto? e lui mi hanno pagato. Sì ma ai tuoi figli, ai tuoi nipoti, non ci pensi? Come vedi, ha vinto il profitto. Ed è terribile.
Sono d'accordo con Benigni, quando ha detto ricordatevi che questo pianeta non lo abbiamo ricevuto in eredità dai nostri padri, ma in prestito dai nostri figli. È una grande verità. Io sono meno lirico: per me basterebbe seguire le indicazioni nelle toilette degli autogrill: lasciate questo posto come vorreste trovarlo».

Lei crede ad un rilancio turistico della città?
«Sì, in effetti a Genova soffia un'aria nuova. Ci sono iniziative, e la gente comincia ad assecondarle, soprattutto i giovani».

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