Concerti Magazine Martedì 12 giugno 2001

Iperbole: il nuovo disco di Raf

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-Nooo! Di nuovo Raf!!!-E’ il commento di Daniela, la mia collega, quando metto su il disco. Lei è solo per l’alternativo, il pop onesto di Raf le mette i brividi. Altri restano coinvolti, si alza una discussione sulla musica commerciale come genere. – Ma perché dobbiamo sentire sempre ‘sta musica da vent’anni? BAAASTAAA. Amore, sole, e io ti amo e tu mi ami… Basta.- Rispondo che Raf è un mito, che non devono provarci. Raf ha scritto “battito animale”. E poi “cosa resterà degli anni ottanta”, rarissimo esempio di pop perfetto: melodia giusta e testo meraviglioso (infatti era di Bigazzi). Perché “la più bella del mondo”? Gran pezzo, per non parlare di “due”, Raf è un maestro.
Dopo “La prova”, disco quasi rock che aveva segnato una svolta nello stile del Raffaele deludendo i più, “Iperbole” sembra fare un passo indietro, di nuovo sul terreno consueto, con atmosfere meno graffianti, più calme. Così “infinito”, il singolo nelle radio, vi dà un assaggio dell’insieme e subito vi lascia intuire la verità: questo non è un disco brillante. C’è ancora rock in “R4”, la seconda canzone, rock melodico con ritornello possente, voglia di evadere in “via” una bella ballata ariosa. Riflessioni invernali sull’amore e sulla distanza riempiono “nei silenzi”, altro lento acustico con sezione d’archi meravigliosa, registrata all’ Angel Studio di Londra. “Assolti” è un similrap che impallidisce al confronto con qualsiasi rapper diciottenne.
Costituisce un caso a sé “allegro tormentone” l’ottava traccia, un vero e proprio hit per l’estate scritto da uno che non ha voglia di scriverlo, ma gli tocca e quindi lo fa parlando male del tormentone. Su di una melodia centratissima il testo dice:

va un’altra estate va, non trattengo l’emozione
E’ dissenteria da tormentone,
non facciamoci illusione alcuna
niente ci salverà da una stupida canzone

Raf, da qualche tempo, ha preso a scrivere i testi e si sente la mancanza di autori più capaci come Cheope, il figlio di Mogol, che aveva scritto tutto “cannibali”, e dello stesso Bigazzi. Il pezzo più significativo è forse “troppo sensibile”, unica collaborazione del cd, scritto con Max Gazzè, che ricorda l’ultimo Battisti.
Diamo a Raf quel che è di Raf: il titolo di “maestro del pop” o ventitré coltellate, a seconda del vostro amore o odio per la musica commerciale. Lui ci ha dato un disco in bilico fra il pop e qualcosa di meno paraculo, ma senza rischiare troppo.

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