Attualità Magazine Venerdì 10 giugno 2011

La doppia vita di una stilista di strada

Magazine - Se mentre ti aggiri nel vorticoso intrico dei caruggi, improvvisamente t�imbatti in un mucchio di colore fatto di stoffa e idee mooooooooooooooolto originali, stai per conoscere ROXI, al secolo Rosanna D�Andrea.
Capelli lunghi, ricci e biondi e parlantina a mitraglietta, fa la stilista di strada ma è anche attrice in teatro e al cinema. Sono andata a fare una chiacchierata con lei per scoprire quali sono le tendenze modaiole dell�estate, e per sapere a che punto sono le riprese di Sguardo da uomo, il film del regista milanese Federico Rizzo di cui Roxy è protagonista nella parte di Marta, insieme a Karina Arutyunyan che è Piera, e Elisa Lepore che interpreta il ruolo di Giovanna.

Com'è nata la tua partecipazione a questo film?
Ho fatto un provino. Cercavano attori con un�età compresa tra i venti e i sessant�anni, senza caratteristiche fisiche particolari e questo mi ha fatto pensare che non si trattava del solito pacco, in cui si cercano fighe per farne poi chissà cosa. E così mi sono presentata, mi hanno preso, e ho scoperto di essere entrata a far parte di una produzione povera ma seria, come pensavo.
Di cosa parla Sguardo da uomo?
E� la storia di tre donne amiche per la pelle fino all�adolescenza, ma che si riducono per anni a tenere in formalina la cara estinta amicizia, fino al giorno in cui tutte e tre scopano con uno sconosciuto. La cosa le sconvolge, e ormai raggiunti i trent�anni, decidono di ritornare a vivere insieme. Alla fine ognuna si riprende la propria vita, fidanzati inclusi, tranne Marta che non tornerà indietro.
E� un film intimista che racconta un�amicizia tra donne, ma che nulla a che vedere con un certo cinema minimalista italiano. Le riprese sono ampie, l�andamento registico e il montaggio sono molto vivaci. È un film un po� alla Loach, un modo di fare cinema occupandosi del sociale senza piangersi addosso o cose del genere.
Ma parliamo della tua attività di stilista di strada.
Quando ho realizzato che stavo guadagnando soldi vendendo abiti mi è venuto il rigurgito. Ho trentasette anni e ai miei tempi, per chi militava a sinistra interessarsi al look era considerata una schifezza. Il modello era l�intellettuale triste, quello che mette i libri nei sacchetti della spesa. Poi sono arrivati i punk che passavano le ore a vestirsi, a tingere i loro ratti e l�abbigliamento ha smesso di essere un tabù.
Comunque vedere le ragazzine che magari non hanno una lira, sbavare davanti al mio banchetto, mi fa star male e così ho attuato la politica dei prezzi bassi.
Quali sono le tue creazioni, a cosa ti ispiri?
Non mi ispiro a niente e a nessuno, mi vengono delle idee e le realizzo. Quest�anno va fortissimo il top con mutandine coordinate, ma tirano anche i vestiti e gli anelli fatti con i tasti del computer o le budge shirt, magliette con portaoggetti trasparente incorporato. Per quanto riguarda le tecniche il mio forte è la tintura tie and dye e me la cavo anche con l�uncinetto con cui lavoro materiali alternativi come il rame, la lenza da pesca e il nastro delle cassette audio.
Inoltre, sempre più spesso, collaboro con compagnie teatrali, sia per la creazione di accessori che per gli abiti. Ultimamente ho realizzato i cappelli per l�Amleto di Antonio Latella.
Dove possiamo trovare le tue creazioni?
Alla sera sono in Piazza del Ferretto, mentre al pomeriggio di solito sono in Via degli Orefici. Alla fine di giugno però mi potete trovare al Boa Goa, sarò lì come tutti gli anni.

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