Magazine Fnac Sabato 9 giugno 2001

Più di un orgasmo: Paco Ignacio Taibo II

Magazine - Non chiamatelo ciccio. Non gli piace.

D’accordo, non è alto neppure un metro e settanta e propende serenamente alla pinguedine (pesa sugli 80 chili). L’ovale del viso tende a un affabile tondo, dietro gli occhiali e i baffi folti e malcurati. Ma non chiamatelo ciccio (e magari leggete Qualche nuvola, dove c’è un gustoso autoritratto).

Semmai chiamatelo Paco. Paco Ignacio Taibo II fa lo scrittore e vive a Città del Messico. È un messicano pauroso (fuor di metafora: in Qualche nuvola afferma di “sciogliersi in merda” di fronte alla violenza), quindi è improbabile possa nuocervi fisicamente se doveste offenderlo. Ma poiché scrive romanzi gialli potrebbe trasformarvi nella vittima (o, peggio, nel protagonista) del suo prossimo libro. Non ve lo consiglio, perché Paco Ignacio non è tenero con gli amici (in Ma tu lo sai che è impossibile omaggia Pino Cacucci, suo traduttore italiano, “coglionazzo”, dice, con “una faccia simpatica, una barba rudimentale”), figuriamoci con i nemici.

Se volete risultargli simpatici potreste sempre offrirgli una sigaretta. Ma per entrargli nel cuore, offritegli una coca cola (possibilmente due, meglio tre e poi ancora: è goloso di bollicine).

Uno che sicuramente gli sta simpatico è Ernesto Guevara. Taibo non lo ha mai conosciuto di persona: al momento della morte del Che, lo scrittore aveva 18 anni e si apprestava a vivere il ’68 messicano e l’eccidio di Piazza delle tre Culture (quando l’esercito sparò su una manifestazione pacifica provocando una strage e diede il via alla repressione del movimento studentesco). Eppure è sua una delle più belle biografie del rivoluzionario più riprodotto sulle magliette e sui poster di mezzo mondo, Senza perdere la tenerezza. Ma non è tenero neppure con lui, Paco Ignacio Taibo II: parla di un uomo con un concetto personalissimo e opinabile di igiene personale, con un humor aspro. Insomma, va al di là del mito, scava in profondità sotto l’icona da orologio swatch.

È sicuramente uno dei suoi libri più belli, e chiarisce, se ce ne fosse bisogno, come la pensi questo figlio di esuli spagnoli in fuga dal franchismo. Magari potreste chiedergli cosa ne pensi di globalizzazione e del G8 genovese. Tenendo presente che Paco Ignacio Taibo II è un sovversivo. Infatti afferma che “un romanzo è forse l'atto culturale più sovversivo che oggi esista. In società così autocompiacenti come la nostra, è forse l'unico spazio che sta ancora producendo pensiero utopico”. Ma non temete, non si prende troppo sul serio: un buon romanzo, tutto sommato, è solo una cosa bella che “dura più di un orgasmo e abbastanza più di un lungo film”.

di Donald Datti

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